Dopo esser risalita dal tunnel della sciatteria (più che altro, non mi ero accorta che stavo sparendo dietro a una folta schiera di pelazzi delle sopracciglia, olè!), fresca di una bellissima doccia purificatrice, che ha finalmente lavato via tutti i rigurgiti di Pagnottella di questi giorni, posso dedicarmi un po' al sano relax. Sì, ma meglio non dirlo troppo forte, visto che Pagnottella è di là che pensa bene di sorprendere la mamma con mille e più acrobazie (nella fattispecie: singulti, apnee, colpi di tosse con risucchio, pianti disperati ecc.).
Ieri è stata una giornata particolarmente storta, sarà stato il vento? Fatto sta che Pagnottella non ha voluto dormire quasi per nulla e si tranquillizzava solo in braccio a me, non permettendomi neanche di andare in bagno (cosa piuttosto fastidiosa, se si considera che mi sono pure beccata un'infezione alle vie urinarie. Venghino siori e siore, non ci facciamo mancare niente!).
Al momento passo giorni in cui mi sento bella carica, pronta ad affrontare un nuovo giorno del terribile reflusso di mio figlio, e altri in cui faccio fatica persino a mettere un piede dietro l'altro e mi chiedo come sia possibile che nel 2010 non esistano ancora cure efficaci per un fastidio del genere! Sono come uno yo-yo, un po' su e un po' giù. Ma va bene così.
Essere mamma di Pagnottella mi sta permettendo di crescere, di cercare di superare tutti quei miei limiti che ho sempre considerato invalicabili. E i suoi sorrisi sono una conquista per me e Papozzo, perché arrivano sempre sporadici e quando meno uno se li aspetta. Non sono più solo nel sonno, ma arrivano anche nei momenti del cambio pannolino (vattelapesca perché! Forse è il momento in cui si rilassa di più??). Sono sorrisi che riempiono il cuore, che cerco di custodire e che rimando più e più volte nella memoria per attingervi la forza che mi serve per dare poi forza a lui!
Perché è inevitabile che la mia ansia in qualche modo gli arrivi e quindi devo impegnarmi per bene!
Come ho detto all'inizio, mi sono beccata questa fantastica infezione o cistite o quel che è. Diciamo che me la sono vista "brutta", anche perché, onestamente, non è tanto bello cominciare a sentire che là sotto qualcosa non funziona. Dopo aver scandagliato le possibilità che c'erano delle mie perdite, e essermi più volte ripetuta che non poteva essere l'utero, visto che avevo fatto la visita dei 40 giorni dal parto soltanto due settimane prima, alla fine, vinta dall'angoscia, mi sono decisa a tornare al Pronto Soccorso e il verdetto è stato di..incontinenza dovuta appunto a questa infezione.
Come dicevo, non ci facciamo mancare niente. Questa poi mi è nuova..In passato avevo avuto la cistite, ma onestamente così non mi era mai capitata!! Direi che è stato piuttosto imbarazzante, ma dopo due giorni di antibiotico, la situazione si è risolta, per fortuna. Insomma, a quanto pare non sto ancora invecchiando né ho distrutto il mio pavimento pelvico (credo).
Tornare nei corridoi dell'ospedale dove sono stata 4 giorni, mi ha riportato subito una valanga di sensazioni e sentimenti tra loro contrastanti. Da una parte c'era il rifiuto per quel luogo e tutta la rabbia per come sono stata trattata (tra l'altro, ho potuto notare che non è stata una cosa rivolta esclusivamente verso di me, dato che, quello stesso giorno, ho visto le carinerie delle infermiere nei confronti delle puerpere), dall'altro un incredibile sentimento di gioia. Gioia per quei primi contatti con il mio pulcino, anche se purtroppo non sono stati di gioia pura come avrei voluto. E mi pento per come ho preso l'intera faccenda, ma credo che fossi davvero stanca dal travaglio prolungato e in qualche modo scioccata per l'intera faccenda, così che non ho potuto reagire in altra maniera.
Non riesco ancora a capire esattamente cosa ho patito di più. Mi sono sentita estremamente sola, alla mercè di persone che non avevano il minimo tatto, sballottata e violata nel mio corpo (una fra le tante scene che non scorderò, è quella in cui, mentre venivo lavata da due infermiere idiote - lavata perché avevo su il catetere e non potevo ancora muovermi -, chiedendo di essere ripulita perché mi stava uscendo sangue, senza la minima gentilezza mi è stata pigiata senza pietà la pancia, là dove avevo la ferita fresca fresca del cesareo. Ora, io posso capire che forse era importante per far uscire il sangue - a parte che col cesareo comunque tutto il materiale del parto viene rimosso immediatamente! - ma c'era bisogno di essere così duri? Specialmente in un momento per me intimo. Ricordo di aver pensato agli anziani nelle case di cura o negli ospedali...dio santo, è così che vengono trattati??? E' così che viene manipolato il loro corpo? Come non avessero minimamente un'identità? Perché è così che mi sono sentita io. Una cosa nelle loro mani).
Senza contare il minimo sostegno psicologico. Ok, non è che volessi attenzioni particolari, semplicemente mi sarebbe bastato che non mi facessero sentire un'idiota perché il giorno dopo all'intervento non riuscivo a camminare bene. Avrei voluto non vedere gli sguardi di derisione e di impazienza, quando, scesa da un letto vecchio e alto (mentre la mia compagna di stanza, che aveva tra l'altro partorito in sole 4 ore ed era fresca come una rosa, aveva un bel letto super tecnologico), mi ero fermata un attimo per riprendere fiato.
E ancora, avrei voluto avere più forza per mandarle a quel paese quando, chiamandole la notte per avere l'antidolorifico, me le vedevo arrivare, sentirmi rispondere male e poi..se ne andavano senza portarmi niente, lasciandomi nell'incertezza se richiamarle o meno (e facendomi anche mille paranoie pensando di disturbarle. Che cretina!). Purtroppo la forza e la rabbia per quella situazione, mi sono arrivate ormai troppo tardi, al penultimo giorno e non ho trovato tutta quella gran soddisfazione quando mi sono rivoltata contro due infermiere che pensavano ancora di poter fare il bello e il brutto della situazione, soltanto per lo stato in cui mi trovavo (sporca, stanca, stravolta).
Perché il parto è un po' come una rinascita per la donna.
E nella mia rinascita, ho capito ancora di più quanto può essere cattiva la gente.