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lunedì 10 gennaio 2011

Il mio parto

(Se capiti qui e non hai partorito, non leggere. O se leggi, ricordati che ogni parto è a sé e non sarà mai uguale all'altro).

Era il 14 Ottobre. Avevo delle leggere contrazioni ormai da giorni, ero sfinita, ogni notte pensavo che fosse quella giusta, ma Pagnottella non si decideva a uscire. Il 14 le simpatiche contrazioni erano ancora lì. Mi ero rimessa a misurarle giusto per passare il tempo e far finta che quel fastidio non fosse nulla.
Alle 2 ero sveglia. Avevo dolori più forti. Sono andata in bagno e il mio cane mi ha seguita. Dal nervosismo l'ho persino sgridata, chiedendomi che diavolo avesse da seguirmi in bagno! Povera..e dire che probabilmente aveva già capito tutto. Il mio cane non accennava ad andarsene, così, rassegnata, ho fatto pipì con lei che mi fissava con due occhi stranissimi.
Sono tornata a letto, ma i dolori erano fastidiosi, non riuscivo a dormire, così mi sono messa a leggere. Con la coda dell'occhio, ho visto qualcosa staccarsi dal muro e cadere. Non so perché, ma ho pensato subito: "E' un millepiedi!" e ho svegliato mio marito impanicata. Lui si è tirato su di scatto, mi ha chiesto: "Hai le contrazioni?" e io: "Sì, ma ho anche visto qualcosa cadere dal muro, vicino al lettino di Pagnottella. Per me è un millepiedi".
Ed è cominciata la caccia al millepiedi, subito trovato e..pace all'anima sua..accoppato.
A quel punto i dolori erano forti, ho guardato mio marito e gli ho detto: "Mi sa che ci siamo, stavolta".
Ho iniziato a camminare per il corridoio e abbiamo tenuto il conto delle contrazioni, ma erano completamente sballate, a volte ogni 5 minuti, altre ogni 3 minuti. Assurdo. Intanto cercavo di respirare.
Mi sono fatta accompagnare al piano di sopra, per provare a farmi la doccia. Il dolore non cessava. Sono rimasta sotto il getto dell'acqua pensando: "Ecco, ci siamo".
E non avevo paura. Era come se stessi per andare in vacanza, non so, c'era un misto di eccitazione e anche quella forza che ti viene quando stai per andare a dare un esame.
Mi sono asciugata, poi vestita. Ho chiamato mia mamma, erano quasi le 5. Ovviamente ha capito subito (e in un lampo ha preso il treno per venire qui).
Verso le 6 siamo usciti finalmente di casa. Ricordo che mi aggrappavo al muro del pianerottolo e fuori, nel cortile, camminavo piano, a volte piegandomi per il dolore. Faceva terribilmente freddo, il primo vero freddo.
Nel reparto di maternità dell'ospedale, le luci principali erano spente. La dottoressa di turno mi ha visitata, ma la dilatazione ancora non c'era. "Vedrai che torni a casa" mi ha detto.
Ma intanto mi ha fatto fare il tracciato. A ogni contrazione cercavo di respirare, ma non ce la facevo.
Se passava qualche infermiera, sentivo che diceva: "Quella è in pieno travaglio".
"Perché allora non sono dilatata?" mi chiedevo.
Quando mi hanno staccato dal tracciato, il verdetto è stato uno solo: "Ti ricoveriamo e si va in sala travaglio".
Ero ancora su di giri, non mi sembrava vero. Ero ancora nella sensazione: "Sembra di andare in vacanza".
Ho firmato i documenti per il ricovero e poi via al piano delle sale travaglio e parto. Erano le 8.
Il tutto è iniziato in modo soft, mi hanno fatto fare un bel bagno caldo e quello è stato sicuramente il momento più rilassante e intimo. Chiacchieravo con l'ostetrica, con mio marito. Lo ascoltavo parlare con amici e parenti che chiedevano di me.
Alle 9, dopo un'ulteriore visita, però, la dilatazione non era progredita per niente e così l'ostetrica ha deciso di rompermi le acque. Lì ho cominciato un po' ad avere paura, forse per quell'aggeggio che ricorda vagamente una specie di lunghissimo uncinetto. La sensazione poi delle acque, calde e vischiose, che mi colavano tra le gambe era stranissima.
Secondo l'ostetrica, con la rottura delle acque le doglie sarebbero aumentate e la dilatazione sarebbe progredita.
Alle 13 ero ancora di 4 cm.
Al cambio delle ostetriche, tutto ha cominciato a precipitare. Una delle due aveva una faccia particolarmente antipatica, non ho avvertito nessuna empatia, nessun sostegno da parte sua, e quando mi ha detto che mi avrebbero fatto l'ossitocina probabilmente sono anche scoppiata a piangere (non lo ricordo. Ricordo solo di aver detto qualcosa come: "No, vi prego..no"). I dolori, che già erano insopportabili, sono diventati disumani. A dir la verità, non riesco a ricordarli. E' vero che si dimenticano. Ricordo soltanto che sono stata malissimo, che avevo paura, che volevo che mi riportassero indietro e più volte l'ho anche detto: "D. portami via". E le ostetriche ridevano, mi dicevano: "Certo, dove vuoi andare?" e poi, quella per me più stronza: "Vai, allora, sei libera".
La ginecologa veniva ogni 2 ore e ogni 2 ore il verdetto era sempre lo stesso: dilatazione che non progrediva.
Alle 15 ero di 5 cm. E la dose di ossitocina era stata aumentata. Avevo già avuto due belle punture di spasmex per ammorbidire l'utero, ma non erano servite a niente.
Verso quell'ora cado anche in uno stato catatonico. Mio marito dice che mi sono addormentata, io invece ricordo ogni attimo di quei minuti. Mi ero prefissa proprio di estraniarmi da tutto e tutti, perché il dolore era incessante, non mi dava tregua e avevo bisogno di racchiudermi in me stessa, farmelo passare addosso e poi cercare di non sentirmi dilaniare.
Alle 16 ero convinta che ormai la dilatazione fosse a buon punto. Doveva esserlo per forza, mi sentivo morire, avevo già l'esigenza di spingere e non ce la facevo più.
Quando è tornata la ginecologa e ho visto gli sguardi che si lanciavano tra lei e le ostetriche mi sono sentita morire. E ho ricominciato a urlare. Ero ancora di 5 cm.
Da quel momento le hanno provate tutte, ancora punture, aumento di ossitocina, hanno persino provato manualmente.
Alle 17:30 ero di 8 cm, ma di lì non si andava oltre. E io continuavo a urlare come non ho mai urlato in vita mia. La ginecologa mi diceva che non aveva mai sentito urlare così tanto in vita sua e che dovevo restare calma, ma a quel punto, con il nervosismo che trapelava da ogni loro volto, come pretendevano che io restassi calma?? E con quel dolore sopratutto???
Negli attimi seguenti hanno tentato di mettermi di fianco per vedere se riuscivano a girare la testa di Pagnottella (che non ho capito, ma forse non era neanche messo tanto bene). Ed è stato probabilmente quando ho morso il braccio del lettino. Successivamente ho rischiato di spezzare il pollice della ginecologa e di lanciare dall'altro lato della stanza le due ostetriche (che ho persino sentito dire: "Ma che forza c'ha questa ancora?!).
Alle 17:45 la ginecologa mi ha detto: "Senta, che cosa facciamo..andiamo avanti così o le facciamo il cesareo".
A me è crollato il mondo. Stavo male, mi sembrava di morire, volevo solo che tutto finisse il prima possibile, ma non riuscivo ancora a concepire l'idea che dovevo per forza fare il cesareo, mi sembrava assurdo sopratutto il fatto che quella dottoressa me lo chiedesse in quel momento. Sono rimasta zitta e lei ha detto: "Ok, allora decido io. Facciamo il cesareo".
Quando ormai tutto era passato, mio marito mi ha detto che la ginecologa aveva detto a lui e ai miei parenti, fuori dalla sala, che ci sarebbero volute altre 8 ore perché la dilatazione arrivasse ai 10 cm. Praticamente potevo pure collassare...forse...
Non ho sentito neanche il catetere che mi mettevano, non ho capito più nulla, ho visto solo che le persone intorno a me erano raddoppiate, se non triplicate.
Il dolore ormai era così forte e sconvolgente che non riuscivo neanche a stare ferma per la spinale, ho dovuto supplicarli di aspettare a farmela, aspettare almeno che fosse passata l'ondata forte.
E poi finalmente il sollievo, il dolore che cessa. Il silenzio. Solo il mio sangue che mi pulsa forte nelle orecchie.
Sembravano tutti così distanti da me, estraniati, allora ho afferrato una mano. La mano dell'unico dottore che mi parlava con dolcezza e mi diceva di stare tranquilla. Quel dottore (che poi era l'anestesista), è rimasto mano nella mano accanto a me per tutto l'intervento (che comunque non è durato più di 15 minuti credo). Mi ha accarezzato la fronte come a una bambina e quando Pagnottella è stato tirato fuori mi ha detto che era bellissimo e sanissimo.
Quando l'ho sentito piangere (erano le 18:11), l'adrenalina è calata di colpo, ho cominciato a piangere anch'io e non mi pareva vero. Continuavo a dirmi: "E' nato..è nato...è davvero nato?". Forse mi avevano dato anche qualche calmante, dato il mio stato.
Ho sentito qualcuno dire: "Ma come pensavo di farlo da sola, guarda com'è grosso!" e poi "E senti come strilla..ha preso da te eh?" e anche: "La prossima volta ti devi scegliere un marito piccolo come te se non vuoi sentire così male" (questa me la devono ancora spiegare..).
Ma in quel momento non mi importava più di nulla. Quando mi hanno portato il mio bambino, ho sentito il suo calore accanto al mio viso, ho appoggiato le labbra alla sua guancia, non capivo ancora che era il mio bambino. Era calda e morbida. E quel calore si è irraggiato tutto dentro di me. Ormai non mi importava più nulla. Del dolore passato, di quello che sarebbe venuto. C'era solo quell'esserino che era stato nella mia pancia e ancora non mi capacitavo.
Sono mamma?, mi dicevo. E' così essere mamma? E' questo allora che si fa? Ci sono passata proprio io? Davvero?
Le ore che ho passato poi con lui e mio marito mi sono volate. Non so se per effetto di qualche calmante, dell'anestesia o dello stato in cui mi trovavo.

E poi c'è stata la prima lunga notte senza mio figlio.
Perennemente sveglia, un po' per il dolore e un po' a chiedermi cosa stesse facendo e perché non me lo portassero. Volevo soltanto vederlo.

Il resto...il resto è solo da dimenticare.
E più i mesi passano e più sento che è davvero mio, con tutte le sue espressioni, con quel suo corpicino caldo, con quel sorriso solare che mi dedica, con i suoi gorgheggi, con le sue lacrime, con i suoi strilli, con i suoi giochi, con il suo stupore.
E' il mio Pagnottella.

venerdì 10 dicembre 2010

Ricordi

Dopo esser risalita dal tunnel della sciatteria (più che altro, non mi ero accorta che stavo sparendo dietro a una folta schiera di pelazzi delle sopracciglia, olè!), fresca di una bellissima doccia purificatrice, che ha finalmente lavato via tutti i rigurgiti di Pagnottella di questi giorni, posso dedicarmi un po' al sano relax. Sì, ma meglio non dirlo troppo forte, visto che Pagnottella è di là che pensa bene di sorprendere la mamma con mille e più acrobazie (nella fattispecie: singulti, apnee, colpi di tosse con risucchio, pianti disperati ecc.).
Ieri è stata una giornata particolarmente storta, sarà stato il vento? Fatto sta che Pagnottella non ha voluto dormire quasi per nulla e si tranquillizzava solo in braccio a me, non permettendomi neanche di andare in bagno (cosa piuttosto fastidiosa, se si considera che mi sono pure beccata un'infezione alle vie urinarie. Venghino siori e siore, non ci facciamo mancare niente!).
Al momento passo giorni in cui mi sento bella carica, pronta ad affrontare un nuovo giorno del terribile reflusso di mio figlio, e altri in cui faccio fatica persino a mettere un piede dietro l'altro e mi chiedo come sia possibile che nel 2010 non esistano ancora cure efficaci per un fastidio del genere! Sono come uno yo-yo, un po' su e un po' giù. Ma va bene così.
Essere mamma di Pagnottella mi sta permettendo di crescere, di cercare di superare tutti quei miei limiti che ho sempre considerato invalicabili. E i suoi sorrisi sono una conquista per me e Papozzo, perché  arrivano sempre sporadici e quando meno uno se li aspetta. Non sono più solo nel sonno, ma arrivano anche nei momenti del cambio pannolino (vattelapesca perché! Forse è il momento in cui si rilassa di più??). Sono sorrisi che riempiono il cuore, che cerco di custodire e che rimando più e più volte nella memoria per attingervi la forza che mi serve per dare poi forza a lui!
Perché è inevitabile che la mia ansia in qualche modo gli arrivi e quindi devo impegnarmi per bene!

Come ho detto all'inizio, mi sono beccata questa fantastica infezione o cistite o quel che è. Diciamo che me la sono vista "brutta", anche perché, onestamente, non è tanto bello cominciare a sentire che là sotto qualcosa non funziona. Dopo aver scandagliato le possibilità che c'erano delle mie perdite, e essermi più volte ripetuta che non poteva essere l'utero, visto che avevo fatto la visita dei 40 giorni dal parto soltanto due settimane prima, alla fine, vinta dall'angoscia, mi sono decisa a tornare al Pronto Soccorso e il verdetto è stato di..incontinenza dovuta appunto a questa infezione.
Come dicevo, non ci facciamo mancare niente. Questa poi mi è nuova..In passato avevo avuto la cistite, ma onestamente così non mi era mai capitata!! Direi che è stato piuttosto imbarazzante, ma dopo due giorni di antibiotico, la situazione si è risolta, per fortuna. Insomma, a quanto pare non sto ancora invecchiando né ho distrutto il mio pavimento pelvico (credo).

Tornare nei corridoi dell'ospedale dove sono stata 4 giorni, mi ha riportato subito una valanga di sensazioni e sentimenti tra loro contrastanti. Da una parte c'era il rifiuto per quel luogo e tutta la rabbia per come sono stata trattata (tra l'altro, ho potuto notare che non è stata una cosa rivolta esclusivamente verso di me, dato che, quello stesso giorno, ho visto le carinerie delle infermiere nei confronti delle puerpere), dall'altro un incredibile sentimento di gioia. Gioia per quei primi contatti con il mio pulcino, anche se purtroppo non sono stati di gioia pura come avrei voluto. E mi pento per come ho preso l'intera faccenda, ma credo che fossi davvero stanca dal travaglio prolungato e in qualche modo scioccata per l'intera faccenda, così che non ho potuto reagire in altra maniera.
Non riesco ancora a capire esattamente cosa ho patito di più. Mi sono sentita estremamente sola, alla mercè di persone che non avevano il minimo tatto, sballottata e violata nel mio corpo (una fra le tante scene che non scorderò, è quella in cui, mentre venivo lavata da due infermiere idiote - lavata perché avevo su il catetere e non potevo ancora muovermi -, chiedendo di essere ripulita perché mi stava uscendo sangue, senza la minima gentilezza mi è stata pigiata senza pietà la pancia, là dove avevo la ferita fresca fresca del cesareo. Ora, io posso capire che forse era importante per far uscire il sangue - a parte che col cesareo comunque tutto il materiale del parto viene rimosso immediatamente! - ma c'era bisogno di essere così duri? Specialmente in un momento per me intimo. Ricordo di aver pensato agli anziani nelle case di cura o negli ospedali...dio santo, è così che vengono trattati??? E' così che viene manipolato il loro corpo? Come non avessero minimamente un'identità? Perché è così che mi sono sentita io. Una cosa nelle loro mani).
Senza contare il minimo sostegno psicologico. Ok, non è che volessi attenzioni particolari, semplicemente mi sarebbe bastato che non mi facessero sentire un'idiota perché il giorno dopo all'intervento non riuscivo a camminare bene. Avrei voluto non vedere gli sguardi di derisione e di impazienza, quando, scesa da un letto vecchio e alto (mentre la mia compagna di stanza, che aveva tra l'altro partorito in sole 4 ore ed era fresca come una rosa, aveva un bel letto super tecnologico), mi ero fermata un attimo per riprendere fiato.
E ancora, avrei voluto avere più forza per mandarle a quel paese quando, chiamandole la notte per avere l'antidolorifico, me le vedevo arrivare, sentirmi rispondere male e poi..se ne andavano senza portarmi niente, lasciandomi nell'incertezza se richiamarle o meno (e facendomi anche mille paranoie pensando di disturbarle. Che cretina!). Purtroppo la forza e la rabbia per quella situazione, mi sono arrivate ormai troppo tardi, al penultimo giorno e non ho trovato tutta quella gran soddisfazione quando mi sono rivoltata contro due infermiere che pensavano ancora di poter fare il bello e il brutto della situazione, soltanto per lo stato in cui mi trovavo (sporca, stanca, stravolta).
Perché il parto è un po' come una rinascita per la donna.
E nella mia rinascita, ho capito ancora di più quanto può essere cattiva la gente.

lunedì 22 novembre 2010

Ricordi di docce

Fare la doccia la prima volta senza la pancia (o meglio, senza il bimbo dentro la pancia, perché intendiamoci, la pancia resta), mi ha lasciato un po' di malinconia. Non pensavo che mi sarebbe successo (ed ecco, non si sfatano miti, semmai si confermano leggende). Forse era uno dei momenti che prediligevo durante la gravidanza. Quell'attimo in cui l'acqua accarezzava il pancione e Pagnottella scalciava. Allora io cominciavo a cantare.
Volevo cantare anche stavolta ma..la verità è che non mi è uscita la voce. E ora mi sovvengono in mente tutti i momenti miei e di Pagnottella, quelli nostri, unici, irripetibili. Quando era ancora tutto mio, quando era ancora facile riuscire a calmarlo. Quando, nonostante tutto, era sereno.
Rimettere piede nella doccia, ha anche significato tornare con la mente a quel giorno. Quando alle 4 del mattino sono entrata per calmare i dolori delle contrazioni, appoggiandomi alle piastrelle, mentre l'acqua scorreva ancora sulla pancia, ma anche Pagnottella era in attesa, stavolta.
Ho sentito come una mancanza.
La mancanza forse di quello che io immaginavo potesse essere il parto e ciò che ne conseguiva dopo. Perché quando ero entrata in quella doccia, c'era sì la paura, ma anche l'attesa, il sapere che ormai era finita e che quando sarei tornata ci sarebbe stato lui. Ed ero pronta, anche a un dolore più forte, ma anche a tutto ciò che ne conseguiva.
Poi, la verità è che un cesareo, fatto d'urgenza, lascia sempre un po' d'amaro in bocca.

Ma per fortuna Pagnottella è qui con noi.
(E per la verità continua a scalciarmi sulla pancia ora che devo fargli fare il ruttino e lui non vuole perché sente male e fastidio!).

mercoledì 8 settembre 2010

Parto naturale o TC?

E ci risiamo...
Oggi visita dalla ginecologa. Là sotto è tutto fermo, come dovrebbe essere ma..anche lei è apparsa preoccupata per le dimensioni della testa del bimbo, ma più in relazione a me e al parto che per altro, ovviamente. Mi ha detto che le probabilità che io mi faccia tutte le ore di travaglio e poi si passi al cesareo sono molto alte (considerato anche il mio bacino). Per questo, mi ha consigliato di effettuare un'ulteriore visita e controllo, stavolta però in ostetricia, nell'ospedale in cui partorirò, proprio per controllare se non ci sia bisogno già in partenza di un TC!
Io a questo punto non so più cosa pensare, né cosa sperare. Se non che il tutto, o TC o parto naturale, fili liscio e non più doloroso del dovuto, ma sopratutto che pagnottella stia bene e non subisca sofferenze in questo trambusto.
Povero piccolino mio..purtroppo la nostra genetica è quella..Peccato che la natura non mi abbia dotata di un bacino tale da poter sfornare anche due teste insieme!!!