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mercoledì 18 agosto 2010

Cècile Il futuro è per tutti

Letto in due giorni (ma si legge tranquillamente anche in una giornata, avendola completamente a disposizione), ecco un altro romanzo della bravissima Marie-Aude Murail (già conosciuta per i bellissimi Oh, boy! e Mio fratello Simple) che mi ha letteralmente conquistato il cuore grazie alla carrellata di suoi personaggi assolutamente meravigliosi, veri e vivi!
Non si può infatti non rimaner conquistati dalle caratteristiche di tutti i bambini della classe della signorina Cécile, nonché dai tanti Baoulè (ben 12!), la cui presenza porterà scompiglio nella scuola, essendo ivoriani, senza permesso di soggiorno, nonché rifugiati politici.
Quello che mi è maggiormente piaciuto, non è tanto il tema politico o dell'accettazione dell'altro inteso come diverso, di un altro Paese, quanto il fatto che ciascuno deve essere accettato per ciò che è e che ognuno ha gli stessi diritti degli altri.
Ma a parlarne così mi rendo conto che riduco molto il senso di questo romanzo e il piacere che se ne ricava dalla lettura. Non mi resta perciò che consigliarlo caldamente!

Cécile annuì. Un'ultima cosa la tormentava.
"Si addormenta sempre prima che finisca le storie".
La terapeuta fece un sorriso meravigliato.
"Lei gli fa un regalo eccezionale. Gli permette di addormentarsi al suono di una voce che racconta. La sua mamma non glielo ha mai fatto". (pag. 143).

lunedì 14 giugno 2010

Di libri

Oggi parlo un po' di due libri, finiti entrambi di recente e che mi hanno colpito, seppure in maniera diversa, ovviamente.
Sono sempre molto scettica riguardo alle nuove storie di vampiri & co., ma devo ammettere che questo romanzo di Beth Fantaskey mi ha decisamente conquistata favorevolmente. Certo, ci sono ancora alcuni elementi che solitamente mi fanno scuotere il capo e rivolgere gli occhi al cielo (ad esempio il fatto che il vampiro in questione ha sempre pantaloni neri e stivali. Tuttavia, qui siamo fortunati in quanto il nostro Lucius, ben presto, sentirà l’esigenza di integrarsi con i comuni teenagers americani preferendo jeans e t-shirt, ode a Beth Fantaskey!), stavolta però la trama ha saputo ben coinvolgermi e quello che mi ha definitivamente conquistata è stata anche l’ironia trovata tra queste pagine, in particolare nelle lettere che Lucius scrive allo zio Vasile per raccontargli la vita di questi americani, tra cui si ritrova a dover vivere per onorare il Patto.

Ma andiamo con ordine. Jessica Packwood è una normalissima adolescente alle prese coi chili di troppo e una cascata di capelli ricci indomabili; finalmente un personaggio un po’ in carne e con capelli ricciuti, visto che ormai siamo totalmente circondati dalle donne grissino e dai capelli liscissimi.

Jessica non ama l’impossibile, ma la realtà e tutto ciò che può essere spiegato in maniera razionale e matematica. Ecco perché le sembrerà di essere finita in un incubo quando, a casa sua (e nella sua scuola), si presenta questo ragazzo altissimo, lunghi capelli neri (e ovviamente non sto a dirvelo: vestito di nero!!!) sostenendo di essere il suo promesso sposo vampiro e che anche lei lo è!

A questo punto la storia si dipana in una maniera forse prevedibile, ma tuttavia godibile: Lucius non è come gli altri ragazzi, è cresciuto in un castello, ha avuto una buona educazione e non assomiglia ai ragazzotti un po’ campagnoli, scurrili, volgarotti e rozzi che si vedono a scuola.

Tuttavia non sarà facile per Lucius conquistare il suo cuore e quando alla fine ci riuscirà…ecco che la storia prende una strana piega. E si arriva a domandarsi se davvero Lucius sia innamorato di lei e se questo patto antico, stipulato dagli Anziani vampiri affinché le casate di Lucius e Jessica (il cui vero nome è Antanasia), da sempre in lotta, possano continuare a vivere in pace, non sia un mezzo o una trappola per ottenere l’esclusivo Potere.

Un romanzo davvero molto godibile e simpatico, capace anche di coinvolgere a livello emotivo, basta pensare ad alcuni passaggi (quelli che hanno colpito me mentre leggevo) come “Lucius era ormai a pochi centimetri da me. Si chinò per guardarmi dritto negli occhi. Poi mi mostrò i denti. Ma quelli che vidi non erano più denti normali. Erano zanne lunghe e appuntite, due canini scintillanti, seducenti, affilati. Erano quanto di più spaventoso, perfetto e incredibile avessi mai visto in vita mia” e “Ma Lucius non avvicinò le sue labbra alle mie…le fece invece scivolare lungo la mia guancia, poi la mandibola…sempre più giù, fino alla gola. Socchiuse leggermente le labbra e percepii il tocco leggero dei suoi denti sulla mia pelle, appena sopra il punto dove il sangue pulsava forte nelle vene. Quei denti…irreali, impossibili…non m’importava più. Tutto ciò che volevo era sentirli su di me. Ne avevo bisogno, come mai avevo avuto bisogno di niente in vita mia. Fu allora che nella mia bocca si insinuò un dolore, simile alla deliziosa, delirante agonia che accompagna la lotta per venire alla luce”.

Jessica/Antanasia, durante le pagine del romanzo, comincerà a cambiare, ma il suo cambiamento va al di là del divenire un vampiro lei stessa, che non è poi questo l’elemento che caratterizza alla fine il suo processo, quanto piuttosto l’acquisizione di una consapevolezza maggiore di se stessa, di quello che può valere e della sua forza al di là di tutto. E nel suo cambiamento, aiuterà lo stesso Lucius a prendere coscienza di ciò che è e forse a distaccarsi da quella figura di forte guerriero, avvezzo al dolore ma non all’amore e ai gesti compassionevoli se non per ottenere scopi, al punto da scardinare uno dei pilastri del libro Guida per giovani vampiri (che Lucius regala a Jessica durante i primi giorni dal loro incontro, affinché cominci ad abituarsi al suo nuovo Essere).

Una parte che ho trovato leggermente meno interessante e troppo veloce è stata quella relativa al finale, dove ormai tutto avviene in maniera troppo repentina e dove forse ci si sarebbe attesi una qualche lotta infernale, mentre invece si lascia il passo all’amore e a ciò che può ottenere.

In ogni caso è uno di quei libri che potrei anche rileggere, quindi passa sicuramente il vaglio del mio “cuore di roccia".
 
Questo invece è uno di quei romanzi che ti aspetti da sempre, perché sei cresciuto con una nonna che ti raccontava storie simili. Perché in fondo al cuore, hai sempre sognato di essere un po’ in un altro mondo, in altri tempi, in mezzo a re, principi, vassalli, popoli particolari e magari possedere anche un dono particolare, l’Arte, anche se non tutti possono utilizzarla.


Robin Hobb, con questo suo primo romanzo (che però io ho letto come un suo secondo), mi ha definitivamente conquistata.

E’ uno di quei libri che sai che potrai leggere anche a tuo figlio, quando sarà abbastanza grande da sognare e capire e immaginare e immedesimarsi.

L’apprendista assassino, primo di una trilogia, è la storia di Fitz, bastardo di uno dei principi del re regnante a Borgo Castelcervo. Il suo arrivo al castello, a soli sei anni, porta subito notevoli cambiamenti, rancori e invidie.

Fitz, che per molto tempo non avrà un nome, sarà allevato dallo stalliere di suo padre, cominciando ben presto a capire di avere uno strano potere, quello che la gente chiama Spirito, che teme e non vede di buon occhio: può infatti comunicare e avere un legame particolare con gli animali che lo circondano. Ma questo potere non è apprezzato, proprio perché si teme che, chi ne faccia uso, possa diventare una bestia come gli animali con cui può entrare in connessione. Per questo, lo stalliere Burrich cercherà per molti anni di dissuaderlo (anche con le dure minacce) dall’utilizzarlo, rendendo Fitz al contempo più solo e sconsolato.

Ma un’altra persona si prenderà cura di lui, sotto le direttive dello stesso Re Sagace in persona: Umbra, figura celata al resto della Corte, nonché Assassino per conto del suo Re.

Umbra introdurrà Fitz alle arti dell’assassinio, per legarlo indissolubilmente alla fedeltà verso il proprio Re.

Questa è a grandi linee la storia che la nostra Hobb ha architettato e immaginato, ma è molto di più. Bellissime sono le descrizioni relative ai legami che Fitz instaurerà con due cani, Nasuto e Ferrigno, molto più nobili di animo di tanti umani.

Altrettanto belle e avvincenti, quelle relative ai Pirati delle Navi Rosse che imperversano le coste e minacciano le corti limitrofe e anche quella di Castelcervo e il cui potere è ancora un mistero: dopo aver infatti catturato alcuni degli uomini dei villaggi che depredano, sono capaci di privarli di tutti i sentimenti umani e le relazioni fino ad allora da questi instaurate, per poi farli tornare indietro, ormai resi brutali e svuotati di qualsiasi umanità, predoni essi stessi fino a che non saranno fermati.

Insomma, un altro libro assolutamente da leggere e rileggere.