L'altra sera, mentre mio marito teneva Pagnottella, io mi distraevo sul social network più conosciuto, facebook. E guardando qua e là tra amici delle superiori e conoscenti, mi sono resa conto che molti di loro sono già madri e padri da diversi anni! Non so perché questa cosa mi ha lasciata stupita..Molti di loro, "incredibilmente" si sono sposati col compagno di classe o col ragazzo che frequentavano allora (o ragazza, è uguale) e..mi sono sentita un po' fuori dal giro, perché in fondo, abitando in cittadine vicine, inevitabilmente c'era sempre chi conosceva questo e quello e sapeva darti news. Fino a pochi anni fa, quando sentivo un'amica della mia cittadina, dopo esserci raccontate di noi passavamo ai pettegolezzi su amici e conoscenti.
E così, ecco, fa davvero strano vedere gente che hai sempre incrociato nei corridoi, con lo scazzo o l'allegria di quegli anni, che adesso aggiornano il loro profilo con le foto dei figli e della loro vita di adulti.
Oddio..a ben pensarci mi fa anche pensare che gli anni sono inevitabilmente passati! E che anche il ragazzo più insospettabilmente pronto a maturare e sposarsi, ora è un padre. Fa sorridere e pensare.
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giovedì 13 gennaio 2011
lunedì 22 novembre 2010
Ricordi di docce
Fare la doccia la prima volta senza la pancia (o meglio, senza il bimbo dentro la pancia, perché intendiamoci, la pancia resta), mi ha lasciato un po' di malinconia. Non pensavo che mi sarebbe successo (ed ecco, non si sfatano miti, semmai si confermano leggende). Forse era uno dei momenti che prediligevo durante la gravidanza. Quell'attimo in cui l'acqua accarezzava il pancione e Pagnottella scalciava. Allora io cominciavo a cantare.
Volevo cantare anche stavolta ma..la verità è che non mi è uscita la voce. E ora mi sovvengono in mente tutti i momenti miei e di Pagnottella, quelli nostri, unici, irripetibili. Quando era ancora tutto mio, quando era ancora facile riuscire a calmarlo. Quando, nonostante tutto, era sereno.
Rimettere piede nella doccia, ha anche significato tornare con la mente a quel giorno. Quando alle 4 del mattino sono entrata per calmare i dolori delle contrazioni, appoggiandomi alle piastrelle, mentre l'acqua scorreva ancora sulla pancia, ma anche Pagnottella era in attesa, stavolta.
Ho sentito come una mancanza.
La mancanza forse di quello che io immaginavo potesse essere il parto e ciò che ne conseguiva dopo. Perché quando ero entrata in quella doccia, c'era sì la paura, ma anche l'attesa, il sapere che ormai era finita e che quando sarei tornata ci sarebbe stato lui. Ed ero pronta, anche a un dolore più forte, ma anche a tutto ciò che ne conseguiva.
Poi, la verità è che un cesareo, fatto d'urgenza, lascia sempre un po' d'amaro in bocca.
Ma per fortuna Pagnottella è qui con noi.
(E per la verità continua a scalciarmi sulla pancia ora che devo fargli fare il ruttino e lui non vuole perché sente male e fastidio!).
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venerdì 24 settembre 2010
Di famiglie
E' incredibile quanto sia facile in questo periodo passare dalla serenità a momenti di incredibile tristezza. E cercare così di ricordare momenti passati in cui sembrava che tutto fosse possibile e fattibile. Non che ora non lo sia, per la verità. Erano solo quei momenti in cui ancora il futuro si doveva completamente aprire, ci si circondava degli amici più cari, e si credeva visceralmente che tutto sarebbe sempre andato liscio.
Sto riascoltando una vecchia canzone e forse è quella che suscita in me certi ricordi. Amici che ora ho un po' perso di vista, ma coi quali pensavo sarei cresciuta e invecchiata. Alcuni li ho ritrovati, altri sono dispersi nelle loro vite, eppure sento che per me sono ancora una parte importante della mia vita.
Ci rivedo sorridere, nel festeggiare la fine del 2000, cantando e ballando, improvvisando gag demenziali. Posso quasi fermare attimo per attimo e affiancare il nostro futuro a ciò che eravamo allora. Rivedo i nostri visi ancora adolescenziali, quasi. I nostri sorrisi, ma anche le prime lacrime di quella sera, che non erano altro che un'avvisaglia di ciò che sarebbe stato. Eppure, ascoltando la canzone, mi piacerebbe soltanto ricordare quell'attimo di felicità pazzesca e lasciare che tutto restasse congelato lì.
E non dover pensare alle lotte continue a cui ci siamo susseguiti invece in seguito.
Non pensare a mio padre che se n'è andato, alla depressione di mia madre, al mio essere totalmente inerme di fronte a tutto questo, al punto da volermi strappare i capelli pur di trovare una soluzione, piangendo disperata in bagno e chiedendo che tutto sparisse.
La vita poi, di solito, è più forte di tutto e va avanti. Si lotta, si fanno scelte, ci si allontana anche da quelli che sono i propri dolori, ma in fondo restano.
Ed è sempre nei momenti in cui dovresti avere un'estrema felicità che si riacutizzano. Ritornano.
Per farti capire che sì, puoi lottare e andare avanti, ma certe situazioni le devi accettare così come sono e non puoi farci niente.
Hai un padre così.
Hai una madre cosà.
E questa è la tua famiglia.
Anche se ne stai costruendo un'altra.
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stati d'animo,
tristezza
lunedì 30 agosto 2010
Senti chi parla!
Dovevo avere circa 12-13 anni quando mia mamma portò me e i miei fratelli al cinema a vedere Senti chi parla. Nonostante l'età e ciò che si sa oggi, io allora non sapevo quasi niente..(anzi, so che potrò apparire ingenua ma ho scoperto esattamente come avveniva l'atto sessuale qualche anno dopo grazie a un libro di Wilbur Smith. E ho detto tutto!!); non so come mai mia madre scelse esattamente quel film per quella domenica pomeriggio (mi pare fosse domenica. Tutt'al più poteva essere un sabato), se eravamo stati noi ragazzi a chiederglielo o se fu un'idea sua (il che però mi pare strano, perché non è mai stata un'amante dei film, men che meno del cinema!). Mio fratello più piccolo doveva avere 9-10 anni e chissà, magari ne sapeva più di me. Fatto sta che, una volta usciti dal cinema, sulla strada del ritorno verso la macchina, mia mamma ci chiese, non senza imbarazzo (io per lo meno ero imbarazzatissima!), se sapevamo quello che avevamo visto, ovvero che cos'erano quell'uovo iniziale e quegli specie di girini! Credo che tutti noi dicemmo qualcosa tipo: "E certo che lo sappiamo!", ma mi sembra di ricordare che fu lei a spiegarci la cosa, senza però entrare nel dettaglio su come gli spermatozoi fossero entrati a contatto con l'ovulo della donna! Tra l'altro non mi pare che fossi già sviluppata, quindi sapevo ben poco anche di ovuli e cicli mestruali!
Questo per dire a che livelli ero a quell'età (sorvoliamo su come cambiano i tempi!).
Tuttavia, per me, Senti chi parla resta tuttoggi uno dei miei film preferiti. L'ho sempre riguardato con affetto, sia per il ricordo di quel pomeriggio particolare (al cinema con mamma!!), sia perché mi piaceva pensare a un bambino che là dentro già pensava, parlava ed era in grado di interagire con la mamma.
Fin da quando sono rimasta incinta ho desiderato rivederlo e l'ho fatto oggi, commuovendomi come una scema, non so se per tutta una serie di fattori ormonali, per i ricordi o cosa.
Non so perché ma so che..quando il mio bimbo nascerà e ci guarderemo, ecco, penso che entrambi avremo lo sguardo del bimbo del film, un po' stranito (per lo meno io di sicuro, non so se i bimbi appena nati aprano gli occhi o meno!). E che ci vorrà del tempo per imparare a conoscerci "dal fuori" e che non sarà facile. Eppure adesso che manca un mese e mezzo, vorrei che il tempo volasse.
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