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mercoledì 16 febbraio 2011

L'altra faccia della medaglia

Le delusioni mi bloccano, e invece dovrei imparare a reagire. Creano in me un vortice di pensieri che dopo sono inarrestabili. Cerco il più possibile di separare la mia vita privata dal lavoro, ma certe volte, come in questo caso, è impossibile. E una notizia del genere può stancarmi più di quanto non abbia fatto Pagnottella svegliandosi notte dopo notte. Perché se il mio cervello rimugina, è la fine.
Una delle mie due colleghe mi ha chiamata per informarmi che a lei e all'altra è stato dato lo scatto di livello, a me no.
Ora, se fosse stato un bonus per il lavoro fatto, avrei pure potuto capirlo. Ma lo scatto di livello no. Perché che io sappia per legge spetta a tutti, dopo tot anni di dipendenza lavorativa.
Siccome la mia collega ha subito in passato situazioni poco chiare (in cui, tra l'altro, l'altra collega ha avuto anche del suo nel meccanismo), si è voluta informare per me e per tutta risposta le hanno detto che quest'anno avrebbero potuto far passare di livello solo due persone e avevano scelto loro due.
A me onestamente pare strano che lo scatto di livello possa esser dato solo ad alcune persone e poi, guarda caso, solo a due.
Quello che mi delude profondamente, è che alla fine è sempre la solita vecchia storia trita e ritrita. Vai in maternità e in qualche maniera te la devono far scontare. Che sia che tu perdi il tuo vecchio ruolo o torni declassata o scopri che le tue colleghe sono state premiate e tu no, beh, la solfa è comunque sempre quella.
Puoi esserti fatta un mazzo tanto negli anni precedenti, aver dimostrato di essere in gamba, di poter gestire onorevolmente il tuo ruolo anche in assenza di colleghe e ricoprire anche i posti vacanti, ma di fatto..quando arrivi a quel momento, la maternità, si azzera tutto.
Benvenuta nel mondo reale Moona, tu che ti sentivi tanto al sicuro da simili affronti.
E comunque andrò al fondo della faccenda, almeno che mi spieghino il perché.

lunedì 7 febbraio 2011

Dopo tanto tempo

Sole. Un caldo che sembra già Primavera. Tempo che adoro. Guardo fuori dalla finestra, penso alla nottata pessima che abbiamo passato, alle sue urla, strilli, al viso rosso e accaldato. All'impotenza e al nervosismo che mi sentivo addosso. Sono stanca, ma penso che uscire farà bene a entrambi. E in un attimo mi viene anche in mente che potrei andare a trovare loro.
Appena si sveglia, lo porto al fasciatoio, qualche faccia buffa per farlo ridere, poi lo cambio e lo vesto con quella salopette marrone che adoro, che lo fa già sembrare bimbo grande. Scarpine, cappello a forma di rana, giaccone pesante e..via, a parte qualche strillo della serie "Mamma sbrigati perché io così insalamato senza far niente non ci sto!!!", siamo pronti a uscire.
Il caldo ci investe appena usciti fuori dal portone del palazzo. Non mi aspettavo tanto caldo.
Con i suoi occhietti scruta tutto quello che lo circonda, ormai neanche a pensarci di dormire appena fuori casa, preferisce osservare dove sta andando.
Dopo un primo ripensamento, decido di tagliare per il parco. Pensavo che non ci sarebbe stata gente ed ero un po' restia, invece scopro con piacere che molti hanno approfittato di questa giornata che sa di Primavera e sono chi a spasso col cane, chi a fare footing, chi una semplice passeggiata e chi a chiacchierare sulle panchine. Non mi sembra vero. Siamo passati da un nebbione apocalittico e gelato, a un mondo colorato di verde e giallo.
Pagnottella continua a guardarsi intorno, anche se il sonno comincia a prendere il sopravvento, ma restiste. Questo bimbo ha decisamente preso da me. Lo volevo girellone e non poltrone come suo papà. Indubbiamente preferisce osservare che dormire.
Ed ecco la strada che per anni ho sempre fatto a piedi, a passo veloce. Ecco l'ultima salita, un po' difficoltosa con il passeggino. Toh, ci sei anche tu caro vecchio cane? Già all'epoca ormai mi sembravi anziano, mi fa piacere ritrovarti ancora qui.
E poi ecco, passo la prima villetta e l'altro cane mi abbaia. Come mi volto però smette. Mi hai riconosciuta?
Ed eccoci infine al cancello. Osservo le imposte chiuse, tranne che nella camera di C. Mi chiedo se sia lì a studiare. Se quando suonerò scosterà la tenda come l'ho visto fare per anni e anni.
Suono ed è un'attesa col cuore che batte. Perché sono emozionata. Perché anche se sono persone che dovrei considerare utenti, il rapporto che ho instaurato in questi anni con loro ha superato tutto.
Come esce la signora, ad aprirmi, è un battito di ciglia e siamo indietro nel tempo, come se questo anno non fosse passato senza vederci.
Mi invita col calore di sempre a entrare e mi sento fiera di poter portare il mio bambino in questa casa dove sono entrata per lavoro e in cui ho scoperto persone semplici e di buon cuore, trascinate nel mondo dei Servizi Sociali per una serie di eventi che non sono riusciti a impedire.
C. non c'era e mi è spiaciuto. Soltanto a sentir parlare di lui, di come è  cresciuto (1,84!! Dovrò prendere la scala per salutarlo se mi ricapiterà di vederlo!), di come si gestisce ora la propria vita nell'autonomia di un adolescente, di come è bravo a scuola ecc., mi sono riempita d'orgoglio. E in realtà è un orgoglio immeritato, perché so che se C. è un ragazzo così bravo, è merito di questi nonni che fin dalla nascita hanno avuto il suo affido.
Abbiamo chiacchierato a lungo, anche se non tanto quanto avremmo voluto, ma ci siamo ripromessi di risentirci e rivederci.

Quando sono uscita per tornare indietro ho pensato che è vero che il mio lavoro è faticoso, a volte pericoloso (anche se evito di pensarci) e spesso frustrante. Ma regala anche tante emozioni che non passeranno mai. E ricordi preziosi.

martedì 18 gennaio 2011

Rinascita

Alla fine qualcosa è scattato. Il senso di tristezza è scivolato via, lentamente, ma alla fine quella coperta pesante che mi avvolgeva è scivolata dalle mia spalle, per cadere finalmente a terra. Ed è come se fossi tornata a essere me, con la consapevolezza che ora c'è altro. Anche quel senso di solitudine che mi attanagliava alla gola, sembra essersi assopito. Certo, mi manca ancora la mia famiglia, gli amici ecc. però nella giusta maniera, ecco. Che poi non so se ci sia una giusta maniera, una giusta quantità di solitudine (più che giusta, corretta, ecco), però va bene così, finalmente mi sento tranquilla.
Pagnottella in questo mi ha aiutata tanto, con i suoi gongolii, i suoi "Eo" quasi a volermi dire, a ogni bacio, carezza, gioco: "Ancora". E a me fa morire vederlo interagire con me. Ci sono dei momenti che il mio amore per lui è così forte che devo fermarmi un attimo, perché potrei urlare dalla gioia.
Poi oggi ho concretizzato finalmente la richiesta di aspettativa e ferie.
Alla fine, dopo mille rimuginarci, sensi di colpa nei confronti delle mie colleghe e quant'altro, ho deciso che avevo bisogno di pensare a me e al mio bambino e basta. Così ho chiesto tutta l'aspettativa, buona parte delle ferie dell'anno scorso e le ore straordinarie che dovevo ancora recuperare. Se tutto va bene e mi daranno l'ok, rientrerò a lavoro a Ottobre.
E devo ammettere che tutto questo mi rassicura, in parte perché ho voglia di stare con mio figlio e prenderci il nostro tempo e poi perché..beh, ho ancora un po' di tempo per pensare a come fare con mia suocera!! Ebbene sì. Dopo sarà lei a occuparsi di mio figlio e..onestamente voglio pensarci bene. Già ora, per una sola mattinata in cui ha potuto scarrozzare Pagnottella in centro, lo ha portato a far vedere a mezza città.
Quando ci siamo rivisti mi ha detto: "Mi mancava solo il sindaco e poi l'avrei fatto conoscere a tutti". Le ho risposto che non stentavo a crederci!
Era così galvanizzata che spingeva la carrozzina stile razzo, infatti io ero a circa 1 km dietro a lei e Pagnottella.
Rendiamoci conto...