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domenica 20 febbraio 2011

"Era" mio nonno

Domenica uggiosa. Chiusi in casa. Dopo una notte quasi insonne. Urla isteriche di Pagnottella a cui non sai dare una spiegazione e non sai come alleviare. Preoccupata perché non mangia e il suo peso non aumenta come ti aspetteresti. Sempre con l'incubo in testa del reflusso.
Senza contare gli altri pensieri.
Oggi è giornata no.
A conclusione di questa serata catastrofica, anche la notizia da parte di mio padre: suo padre sta morendo. Lentamente, agonizzando. Attaccato a una macchina che lo tiene appeso a quel che resta della sua vita.
Suo padre, sì. Non mio nonno. In teoria lo sarebbe, in pratica no.
Io non ho mai conosciuto mio nonno e non è neanche sposato a mia nonna, se è per questo. Non mi tocca il fatto che stia morendo, se non a livello umano ecco. Ma sentimentalmente non credo.
C'è soltanto il rimpianto di non averlo conosciuto. Di averlo soltanto immaginato, cercato di rendere vivo dai racconti degli altri. A volte sereni, a volte raccontati con sprezzo. Delle sue mille donne in giro per il mondo. Degli altri figli (miei ipotetici zii e zie?).
Forse quello che ora mi fa più male, pensando alla sua dipartita, è che non ha capito che donna di valore aveva accanto. O forse sì, ed è per questo che ha preferito andare altrove: mia nonna era troppo per lui.
Perché mia nonna si sarebbe fatta in quattro, non avrebbe permesso morisse lentamente. Lei gli avrebbe concesso una morte degna.

sabato 12 febbraio 2011

I percorsi della vita

Stasera, grazie a mia mamma che mi ha tenuto Pagnottella (anche se dopo pure lei aveva i capelli ritti), sono riuscita a fare una telefonata alla mia amica G., come ai vecchi tempi. Suo marito era a lavoro, per il turno serale, così eravamo "libere" tutt'e due per spettegolare e raccontarci un po' della nostra vita.
Se non fosse che ad un certo punto ho sentito le urla isteriche di Pagnottella, potevo persino pensare di essere tornata un'adolescente. E se non fosse che ormai i nostri discorsi si incentrano molto sui nostri nuovi ruoli di moglie e, per me, madre.
Ad un certo punto abbiamo anche parlato di E. e così le ho finalmente confessato di come mi sia trovata non propriamente bene al suo matrimonio, al tavolo con lei e altre persone, con le quali pensavo almeno di poter parlare in maniera tranquilla e da cui invece ho ricevuto solo pochi sguardi e sorrisi, mentre altezzosa indifferenza da E.
G. mi ha tratteggiato un quadro di E. che onestamente non sospettavo, anche se in fondo di tutte le mie amiche di ragazzina delle medie, lei era quella con cui mi trovavo più a disagio. E il disagio, negli anni, è sempre rimasto. Come se lei stessa volesse mettere una distanza tra me e lei. Ho sempre pensato che si fosse in un certo senso "intromessa" nell'amicizia che avevo allora con la mia migliore amica, facendo anche con me l'amicona. Ma di fatto, io col tempo mi sono sempre più trovata estromessa e loro..loro sono tuttora molto legate.
Eppure, subito dopo il matrimonio della mia amica G., feci un sogno in cui eravamo di nuovo ragazzine e E. scoppiava a piangere dicendomi qualcosa come "Io non ce la faccio..non ce la posso fare" e dentro di me pensavo: "Ma come?? Se sembri così splendida, realizzata.." e poi l'abbracciavo e le sussurravo: "Certo che ce la puoi fare..".
Chissà, può darsi che nel mio subconscio avessi già intuito. Che in fondo è soltanto una persona molto più fragile di noi, più bisognosa di attenzioni e che quel suo modo altezzoso di fare, in realtà è soltanto apparenza.
A volte mi chiedo..se non mi fossi allontanata da tutti loro, adesso...sarei nel loro giro? Sarei l'eterna adolescente che loro continuano a impersonificare?? Lei e la mia ex migliore amica. Chi lo sa.
So soltanto che se fin da allora io ho cominciato a cercare altre strade, altre amicizie, forse un motivo c'era. Il disagio era troppo forte, mi sentivo intimidita. Allora lo attribuivo alla mia timidezza in generale. Oggi invece mi rendo conto che forse era lei che in qualche modo acuiva in me quel senso di inferiorità e mi ha permesso di evadere.
Dopo tutto..è stato meglio così.