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sabato 10 settembre 2011

La prima grande tappa per noi...

Siamo appena tornati dopo una giornata che ha previsto la presa-visione del nido, ma sopratutto della sua direttrice-educatrice. Sì, perché per me, oltre al posto, era fondamentale osservare anche lei, sentire dalla sua bocca quali sono i suoi principi educativi (e quindi anche del nido) e poi osservarla anche alle prese con Pagnottella. Lui si è subito ambientato come fa in ogni posto nuovo, dove possa trovare giochi e strutture adeguate al suo livello. Ne sono rimasta compiaciuta e devo dire che ci ha fatto un bell'effetto e siamo piuttosto ben predisposti.
Certo, poi lasciarcelo, con altri bambini e da solo-soletto sarà un altro paio di maniche.
E' andata a finire che io ho fatto la dura e la pratica come al solito, mentre Papozzo si è consolato che l'educatrice non si sia rivolta a lui altrimenti sarebbe scoppiato a piangere. Sorvoliamo. ...
E' pur vero che dover lasciare il proprio bambino non è così semplice. Sopratutto in mani di persone di cui non puoi far altro che fidarti a naso, ecco.
E stamattina pensavo, appena sveglia: ma perché io devo lasciare il mio pupo quando ancora è piccolo e non in grado di badare a se stesso, se in natura le mamme non li abbandonano fino a che non sono in grado di cacciare???
Oh, vabbè, lo so che purtroppo è un'esigenza.
Mi metterò il cuore in pace.
Forse....
Spero solo di poterlo vedere sereno così da esserlo io stessa.

martedì 30 agosto 2011

Obiettivo: socializzare.

Una mamma conosciuta di recente, ci ha fatto sapere che in un paesino qui vicino c'era una fiera con tanto di giostre. Avendo lei anche un bimbo di 4 anni, oltre a una della stessa età di Pagnottella (sono nati a due giorni di distanza), andava apposta per far divertire il maggiore, ma mi ha detto che poteva essere un'occasione per far conoscere le giostrine ai due più piccoli. Io, che a queste cose neanche ci pensavo (mi sembrava ancora troppo piccolino), ho deciso di provarci e..si è spalancato un nuovo mondo. Pagnottella si è divertito come un matto sui trattorini o sul trenino o la macchina da corsa. Insomma, l'ho visto ridere, girare il volante come se fosse un pilota già provetto, guardare la bimba di questa mamma e imitarla.
Purtroppo dove sto io, non ci sono grandi parchi attrezzati per i più piccolini, se ti va bene e il bimbo già cammina, allora sei fortunata, può avere qualche occasione di socializzazione, altrimenti le altre mamme ti snobbano bellamente e tu te ne resti lì, con tuo figlio appollaiato in braccio o tutt'al più sulle gambe o seduto su un muretto, che osserva gli altri bimbi, li indica oppure..si fa bellamente fregare una macchina da bimbo unenne che poi gliela risbatte in faccia.
Insomma, questo è quanto.
Così mi rendo conto che Pagnottella ha proprio bisogno di frequentare di più i bimbi, sia della sua età che più grandi, perché quando l'ha fatto ha imparato nel giro di poco tantissime cose: a gattonare, a giocare con le macchine, a tirarsi su in piedi, a fare qualche verso ecc.
Tra l'altro, è un bambino molto sensibile, si spaventa facilmente delle cose nuove e osserva tanto noi adulti per capire come comportarsi. Io ho sempre cercato di essere calma e tranquilla con lui e di fronte alle novità, per questo ancora oggi odio fortemente quando i parenti arrivano in massa a casa nostra, lui cade e...c'è un coro di OOOOH spaventati subito seguiti da urla da cretini per tirare su lui che piange. Hai voglia a spiegare che non devono farlo perché quando è con me o suo papà, lui casca, noi osserviamo il giusto che non si sia fatto niente e riparte come nuovo senza neanche un AH.
Santa pazienza.

A volte le persone si rincretiniscono. Posso capire chi non ha mai avuto figli o esperienza di bambini, ma..vogliamo parlare dei nonni e di tutti gli altri?????

martedì 23 agosto 2011

Ritorno

Riprendere a scrivere il mio blog dopo tanto tempo e sotto l'influsso di quest'afa torrenziale, sembra quasi un'eresia.  Anche perché il cervello non risponde adeguatamente agli stimoli e persino quando Pagnottella gioca, il massimo che riesco a fare è stare distesa sul pavimento accanto a lui, cercando di inventarmi qualcosa e riuscendo solo a stirare le labbra in un sorriso.
Però da qualche parte si deve pur riprendere.
Tra un mese e mezzo (neanche) ricomincerò a lavorare e già mi chiedo come tornerà la mia vita dopo che per un anno e mezzo è stata incapsulata in un'altra dimensione. E chissà come sarà tornare a occuparsi di loro adesso che c'è lui. Istintivamente avrei voglia soltanto di rimanere con mio figlio. Una parte di me invece ha voglia di rimettersi in gioco. Un'altra sa che alla fine i soliti problemi del solito lavoro torneranno a galla e saranno ancora di più e forse non riuscirò a gestirli come una volta. Chissà. C'è ancora tempo.
E dopo un periodo in cui la mia famiglia stava colando a picco, ora cerchiamo a piccoli passi di costruirci intorno quel recenti necessario alla nostra privacy e che so che verrà smantellato a più riprese piano piano e in maniera del tutto inevitabile. Ma come Penelope, ogni notte, tornerò a porre paletti su paletti affinché sia chiaro che questa è la mia famiglia.
Intanto Pagnottella cresce e ha già fatto tanti di quei viaggi che penso che ormai si sia abituato ad essere messo nel suo seggiolino in macchina. Sta un po' lì a guardarsi intorno, poi si assopisce, per risvegliarsi stupito di trovarsi in un altrove.
Un giorno sarà lui a prendere la macchina e ad andare.

venerdì 6 maggio 2011

Il buongiorno

Una cosa che non è cambiata da quando ero incinta, è per me il mattino. Quando aspettavo Pagnottella, ormai agli ultimi mesi, mi svegliavo prima di lui, lo salutavo e dopo poco eccolo tirarmi un calcetto, quasi a volermi salutare. Erano i momenti che preferivo, ancora nel letto, io e lui soltanto, ad ascoltare i rumori del mattino fuori dalla finestra.
Incredibilmente queste cose non sono cambiate. In realtà Pagnottella si sveglia più o meno allo stesso orario di Papozzo, che deve andare a lavoro, ma quest'ultimo lo prende e lo mette nel nostro lettone, accanto a me. In genere me ne accorgo, altre volte invece sono così distrutta dal sonno che non sento nulla. E così, succede che quando mi sveglio, mi giro e mi trovo questo fagotto accanto a me, che se la dorme beato su un fianco, una manina piegata vicino alla testa e l'altra appoggiata davanti alla pancia (sembra assurdo, ma è la posizione stessa in cui dormo io!!), con la testa tutta riversa all'indietro. Allora mi piace osservarlo, ascoltare il suo respiro, cercare di ricoprirlo un po' più decentemente. Passo minuti interi a osservare il suo viso, fino a che si sveglia e ci diamo il buongiorno.
E quel suo sorriso mattutino è come era il suo calcetto nella pancia. Unico e indescrivibile.

mercoledì 20 aprile 2011

Il mio bambino

In questo periodo mi è capitato di confrontarmi con varie mamme. E mi stupisce sempre vedere come siamo diverse noi donne. C'è chi si inventa di tutto per stimolare il proprio figlio e chi invece l'amore lo dimostra con gesti d'affetto o semplicemente cucinando una buona pappa. Chi quel giorno è così stanca che la tv è l'unico aiuto per distrarre un po' il proprio figlio e chi invece "no, la tv assolutamente no". C'è a chi qualche volta scappa la pazienza e lo dice e chi invece sostiene che non le è mai capitato (magari è vero, buon per lei...). C'è quella che ha avuto il parto più meraviglioso del mondo e il bimbo più docile del mondo che di più non si potrebbe volere. E quella che va in giro per casa (ma anche fuori) coi capelli sparati, con un po' di rigurgito sulla maglietta e non si è accorta che un po' di crema mais e tapioca le si è spatasciata sul pantalone. C'è chi il pianto del proprio bimbo lo interpreta meglio di un dizionario bimbo-italiano e chi invece sta ancora a scervellarsi per capire che diavolo gli è preso in questo momento.
A me questa fauna di mamme incuriosisce sempre, come sempre mi hanno incuriosito i rapporti interpersonali e le persone in generale. Potrei restare ore a osservarle o leggerne i propri pensieri. Ovviamente c'è anche la voglia di ricercare una propria sensazione anche nelle parole delle altre, o un proprio comportamento in quello delle altre, quasi come a volersi in qualche modo standardizzare. E poi noto, tacito non detto ma presente, la voglia che il proprio bimbo raggiunga i livelli degli altri, anche se poi "..ma sì, quando arriverà il momento lo farà", ma intato "perché non lo fa??? Che ha in meno il mio bambino??". E quel dentino che non arriva...
E mi viene da sorridere perché le mamme alla fine sono tutte uguali, con le proprie insicurezze dette e non dette.

Pagnottella ormai ha 6 mesi e a volte mentre stiamo giocando insieme, oppure è sul divano che guarda e chiama il nostro cane (ebbene sì, chiama solo lei. Penso che la prima parola che dirà sarà il suo nome e non certo mamma e papà, già ora i suoi versi per chiamarla sono abbastanza simili alle vocali del suo nome), mi sorprendo a dirmi "Caspita, è mio figlio", o ancora: "Ho un figlio". E mi fa così strano ancora vedermi in veste di mamma. Qualche tempo fa ho rincontrato un'amica che conosco da più di 20 anni! E guardando me e mio figlio mi ha detto: "Io non riesco ancora a vederti come mamma, mi sembri la solita pazza casinista di sempre". E' difficile da realizzare, credo. Mi prendo cura di lui, gioco con lui, esco con lui, parlo con lui, invento canzoncine e balletti per lui. E da 6 mesi è diventato la persona più importante della mia vita. E sono una mamma...incredibile!

Poi comunque c'è sempre la commessa del negozio dove sei andata a comprare una magliettina per una tua amica, taglia S, e decidi di prenderla anche te e lei, immancabilmente ti dice: "Per te taglia M no?". E allora capisci che sì, sei una mamma e quei cazzo di kg in più non li hai ancora smaltiti per niente e ti sei gonfiata come una mongolfiera. Così passi le tue serate a riguardare le foto di quando eri giovane, snella e carina. Ti stringi nelle spalle e pensi che "ma vabbè, un figlio mica ce l'avevo allora".

mercoledì 23 marzo 2011

Magica tazza..ci aiuterai?

Allora caro figlio mio, qui siamo alle solite. Il tuo peso è diminuito (ma forse sono io madre incapace che ti ho pesato male, chissà, in ogni caso sicuramente non è aumentato!) e tu, razza di capoccione, anche se il mio latte ormai sta finendo, ti ostini a non volerlo prendere dal biberon. Col cucchiaino onestamente mi sono stancata (è più quello che beve il tuo pigiama, che tu stesso!), addensartelo sempre a quanto pare non si può, allora che vogliamo fare?? Sto aspettando che ti svegli per andare alla Prenatal a comprarti la tazza magica dell'Avent. Ora, non facciamo come tempo fa quando tutta galvanizzata ho pensato che il nuovo biberon della Chicco sarebbe stata la nostra svolta! Ho ancora il morale sotto i piedi per il modo in cui l'hai completamente sdegnato e snobbato.
Che ne dici, diventiamo grandi e passiamo a questa magica tazza?? Dai che anche il nome ci piace, vero??
Ps: tenete le dita incrociate per noi, qui non si sa più a quali santi votarci.

venerdì 11 marzo 2011

Che senso ha??

Forse il senso ce l'ha se uno pensa al futuro..Non sia mai che a 30 anni mi ritrovo ancora Pagnottella in braccio per farlo addormentare! Ma a parte gli scherzi, pare che un fondo di verità ci sia: se addormento mio figlio cullandolo, me lo ritroverò a 4 anni ancora in braccio. La cosa mi spaventa non poco, onestamente, però questo continua a essere l'unico sistema con cui mio figlio si addormenta e riposa.
Se faccio come tante mamme mi hanno suggerito, ovvero di metterlo nel lettino e aspettare che prenda sonno, possiamo pure aspettare il giorno dopo e quello dopo ancora, perché non accade assolutamente niente. Se non che Pagnottella diventa ancora più agitato, ancora più nervoso, gli occhi gli si sbarrano come  se avesse le palpebre incollate, gli diventano rossi, da matto direi, si agita in maniera disarticolata e..il sonno sparisce! Se anche ne aveva un pochino, possiamo dirgli addio per chissà quante ore.
Eppure sembra che vada fatto così, appunto per non ritrovarsi un Pagnottella quattrenne attaccato al collo e alla mia povera schiena.
Ci sto provando, davvero, ma al di là della pazienza che se ne va, delle ore che passano senza che io riesca neanche a mangiare e arrivando persino al suo successivo pasto (col rischio di averlo snervato anche per mangiare), mi rimane questo tarlo in testa: ma a che pro?? E' giusto quello che sto facendo? Davvero lo sto aiutando a trovare il sonno? Non è che in realtà sto peggiorando le cose???

Perché se adesso che sono le 22:33 non dorme ancora, mentre ieri a quest'ora dormiva già da più di quaranta minuti, a me qualche dubbio mi viene....

Si accettano suggerimenti.

sabato 5 marzo 2011

Pensieri piacevoli.

Che sensazione appagante. Questo sabato è stato in qualche modo speciale, particolare, pur non avendo fatto niente di sensazionale.
Ma per la prima volta, Pagnottella è stato un bimbo tranquillo, senza lagnarsi più di tanto (come invece in genere fa, per qualsiasi minima cosa) e godendo allegro dei sollazzi delle persone intorno a lui, della nonna e del nonno, della bisnonna e degli zii di mio marito. A me non sembrava vero! E me ne stavo tranquilla e beata sul divano, senza più dover pensare di dover intervenire per qualcosa che potesse infastidirlo!
E anche mentre eravamo a fare shopping per lui, pur non dormendo, se n'è stato tranquillo a guardarsi intorno, incuriosito.
Probabilmente sarà una data da segnare sul calendario, perché non ricapiterà più ma..alla faccia del nuovo pediatra (già cestinato) che ci ha detto che abbiamo un bambino rompibalotas!
Tiè tiè, caro pupazzone! Sì, forse Pagnottella sarà pure un bambino agitato e rompibalotas, ma quando vuole sa anche essere bravo bravo!!

E così, arrivata a sera, sono serena, soddisfatta e tranquilla come non mi capitava da davvero tanto tempo. Ho risistemato casa senza farmi prendere dal nervoso, senza correre, con un piacere che non provavo più. Poi mi sono seduta sul divano con Pagnottella sulle gambe, abbiamo guardato la nostra cagnola giocare col suo giochino e ho realizzato che la mia è proprio una bella famiglia.
Poi Pagnottella è andato con papozzo per dormire e..Vabbè, ma questa è un'altra storia, ogni tanto è giusto che i bambini rompano le balotas, no?!

Io mi gusto ancora un po' del relax prodotto da questa giornata. Guardo le foto su facebook della mia cuginetta, che ormai ha quindici anni. La ricordo com'era, a un mese, sei mesi, due anni, sei anni, dieci anni...Osservo la splendida adolescente che è diventata, con tutte le sue contraddizioni tipiche di quella età. Con i suoi scatti di rabbia, di tristezze incomprensibili eppure vere, con le sue passioni che erano e sono ancora adesso.
La vedo per la prima volta abbracciata al suo primo ragazzo e mi intenerisco di fronte a questo amore appena sbocciato, che si vive come fuoco dentro le vene.
Penso a com'è bella la vita.
Le brutture, per oggi, le lascio alle spalle.

mercoledì 23 febbraio 2011

Reflusso..ti ho già detto che TI ODIO?

Quando alcune mamme (le poche amiche che si erano azzardate a mettere al mondo dei figli prima dei 30 anni) mi parlavano della stanchezza che provavano, io onestamente non capivo. O meglio, capivo fino a una certo punto, ma più di tanto non sapevo spiegarmi.
Direi che adesso Pagnottella è arrivato proprio per farmi la ramanzina. Cara mia, ma che ti pensavi?!
Eppure tuttora quello che mi pesa di più è quando so che mio figlio non sta bene o ha qualcosa che lo disturba. E' vero che è faticoso svegliarsi la notte, che è faticoso tenerlo sempre dritto in spalla per almeno 30 minuti per farlo digerire ecc. ecc., ma è più faticoso il senso di preoccupazione che mi rimane appiccicato addosso quando non so cosa ha.
Adesso siamo arrivati a lottare per farlo mangiare. E insistere non aiuta, ovviamente. Cerco di rispettare i suoi tempi, la sua voglia. Ma scoprire poi che è cresciuto pochissimo di peso in questo mese, non mi ha aiutata.
I miei crolli sono tempestosi, sembro una pazza.
Per fortuna che so anche rialzarmi e andare avanti, anche se talvolta mi piacerebbe davvero avere un bel manuale in cui trovare scritto: "..vostro figlio non prende più il biberon perché...".
I rigurgiti di Pagnottella (ma forse ora dovrei chiamarlo lo Smilzo) sono riaumentati e vederlo agitarsi, inarcarsi, piagnucolare e rigurgitare, senza poter fare granché, mi corrode le poche energie mentali che mi rimangono. Ma si va avanti. Sempre e comunque per lui.
Mi aiuta tanto il conforto e la vicinanza di tante altre mamme, conosciute durante il percorso della gravidanza, che in questo periodo mi stanno dando molto e ancora una volta mi trovo a riflettere su come le persone entrino nella vita di un'altra e le portino quella ventata di aria fresca di cui ha bisogno.
(Così, cerco di scansare la piccola delusione che mi permane derivante invece da amici da cui presumibimente si dovrebbe avere quel conforto e invece non lo si ha, fino a che non è palese che si sta davvero male).

venerdì 21 gennaio 2011

E il sole mi è caro

Oggi è una giornata splendida. L'impermeabile lo metto solo per i rigurgiti a getto di Pagnottella. Ho fatto colazione con calma, osservando il mio bambino che, nella carrozzina, parlava alle sue manine. Se le studiava e borbottava qualcosa. Secondo me una frase del tipo: "Ehi salve, non so voi, ma io avrei proprio bisogno di essere preso in braccio e cullato un pochino per addormentarmi, che dite, mi chiamate la mia mamma?". E se per caso vedeva che lo stavo guardando, mi faceva uno di quei lamentini-lagnosini che mi fanno troppo ridere.
Poi, quando l'ho addormentato, cullandolo e rimirandolo, sono uscita in terrazza, a rimirare le montagne, verso il lago. Era così chiaro in quella parte del cielo, che ho immaginato il riverbero del sole sul lago, una tavola di tranquillità e splendore.
Saranno questi attimi fugaci di sole, ma in questi giorni penso sempre più spesso alla bella stagione, al tepore dei raggi sulla pelle, la brezza che rinfresca.
In realtà, sempre più spesso mi tornano in mente le estati della mia infanzia. Non erano così calde, o probabilmente non le sentivo tali, da bambina. Ero sempre fuori a giocare, ai giardinetti con papà, o in terrazza mentre mamma cucinava e cantava. Come mi piaceva.
Sembra un tempo tanto lontano.
Mi piacerebbe che un domani Pagnottella potesse assaporare momenti di serenità di tal genere, che gli rimangano impressi nella memoria come un dolce ricordo.
Ps: Nell'attimo in cui scrivevo, il sole ha incominciato a impallidire..Che ci si deve fare? Godiamoci quei pochi attimi che per ora ci concede!

martedì 18 gennaio 2011

Rinascita

Alla fine qualcosa è scattato. Il senso di tristezza è scivolato via, lentamente, ma alla fine quella coperta pesante che mi avvolgeva è scivolata dalle mia spalle, per cadere finalmente a terra. Ed è come se fossi tornata a essere me, con la consapevolezza che ora c'è altro. Anche quel senso di solitudine che mi attanagliava alla gola, sembra essersi assopito. Certo, mi manca ancora la mia famiglia, gli amici ecc. però nella giusta maniera, ecco. Che poi non so se ci sia una giusta maniera, una giusta quantità di solitudine (più che giusta, corretta, ecco), però va bene così, finalmente mi sento tranquilla.
Pagnottella in questo mi ha aiutata tanto, con i suoi gongolii, i suoi "Eo" quasi a volermi dire, a ogni bacio, carezza, gioco: "Ancora". E a me fa morire vederlo interagire con me. Ci sono dei momenti che il mio amore per lui è così forte che devo fermarmi un attimo, perché potrei urlare dalla gioia.
Poi oggi ho concretizzato finalmente la richiesta di aspettativa e ferie.
Alla fine, dopo mille rimuginarci, sensi di colpa nei confronti delle mie colleghe e quant'altro, ho deciso che avevo bisogno di pensare a me e al mio bambino e basta. Così ho chiesto tutta l'aspettativa, buona parte delle ferie dell'anno scorso e le ore straordinarie che dovevo ancora recuperare. Se tutto va bene e mi daranno l'ok, rientrerò a lavoro a Ottobre.
E devo ammettere che tutto questo mi rassicura, in parte perché ho voglia di stare con mio figlio e prenderci il nostro tempo e poi perché..beh, ho ancora un po' di tempo per pensare a come fare con mia suocera!! Ebbene sì. Dopo sarà lei a occuparsi di mio figlio e..onestamente voglio pensarci bene. Già ora, per una sola mattinata in cui ha potuto scarrozzare Pagnottella in centro, lo ha portato a far vedere a mezza città.
Quando ci siamo rivisti mi ha detto: "Mi mancava solo il sindaco e poi l'avrei fatto conoscere a tutti". Le ho risposto che non stentavo a crederci!
Era così galvanizzata che spingeva la carrozzina stile razzo, infatti io ero a circa 1 km dietro a lei e Pagnottella.
Rendiamoci conto...

lunedì 10 gennaio 2011

Il mio parto

(Se capiti qui e non hai partorito, non leggere. O se leggi, ricordati che ogni parto è a sé e non sarà mai uguale all'altro).

Era il 14 Ottobre. Avevo delle leggere contrazioni ormai da giorni, ero sfinita, ogni notte pensavo che fosse quella giusta, ma Pagnottella non si decideva a uscire. Il 14 le simpatiche contrazioni erano ancora lì. Mi ero rimessa a misurarle giusto per passare il tempo e far finta che quel fastidio non fosse nulla.
Alle 2 ero sveglia. Avevo dolori più forti. Sono andata in bagno e il mio cane mi ha seguita. Dal nervosismo l'ho persino sgridata, chiedendomi che diavolo avesse da seguirmi in bagno! Povera..e dire che probabilmente aveva già capito tutto. Il mio cane non accennava ad andarsene, così, rassegnata, ho fatto pipì con lei che mi fissava con due occhi stranissimi.
Sono tornata a letto, ma i dolori erano fastidiosi, non riuscivo a dormire, così mi sono messa a leggere. Con la coda dell'occhio, ho visto qualcosa staccarsi dal muro e cadere. Non so perché, ma ho pensato subito: "E' un millepiedi!" e ho svegliato mio marito impanicata. Lui si è tirato su di scatto, mi ha chiesto: "Hai le contrazioni?" e io: "Sì, ma ho anche visto qualcosa cadere dal muro, vicino al lettino di Pagnottella. Per me è un millepiedi".
Ed è cominciata la caccia al millepiedi, subito trovato e..pace all'anima sua..accoppato.
A quel punto i dolori erano forti, ho guardato mio marito e gli ho detto: "Mi sa che ci siamo, stavolta".
Ho iniziato a camminare per il corridoio e abbiamo tenuto il conto delle contrazioni, ma erano completamente sballate, a volte ogni 5 minuti, altre ogni 3 minuti. Assurdo. Intanto cercavo di respirare.
Mi sono fatta accompagnare al piano di sopra, per provare a farmi la doccia. Il dolore non cessava. Sono rimasta sotto il getto dell'acqua pensando: "Ecco, ci siamo".
E non avevo paura. Era come se stessi per andare in vacanza, non so, c'era un misto di eccitazione e anche quella forza che ti viene quando stai per andare a dare un esame.
Mi sono asciugata, poi vestita. Ho chiamato mia mamma, erano quasi le 5. Ovviamente ha capito subito (e in un lampo ha preso il treno per venire qui).
Verso le 6 siamo usciti finalmente di casa. Ricordo che mi aggrappavo al muro del pianerottolo e fuori, nel cortile, camminavo piano, a volte piegandomi per il dolore. Faceva terribilmente freddo, il primo vero freddo.
Nel reparto di maternità dell'ospedale, le luci principali erano spente. La dottoressa di turno mi ha visitata, ma la dilatazione ancora non c'era. "Vedrai che torni a casa" mi ha detto.
Ma intanto mi ha fatto fare il tracciato. A ogni contrazione cercavo di respirare, ma non ce la facevo.
Se passava qualche infermiera, sentivo che diceva: "Quella è in pieno travaglio".
"Perché allora non sono dilatata?" mi chiedevo.
Quando mi hanno staccato dal tracciato, il verdetto è stato uno solo: "Ti ricoveriamo e si va in sala travaglio".
Ero ancora su di giri, non mi sembrava vero. Ero ancora nella sensazione: "Sembra di andare in vacanza".
Ho firmato i documenti per il ricovero e poi via al piano delle sale travaglio e parto. Erano le 8.
Il tutto è iniziato in modo soft, mi hanno fatto fare un bel bagno caldo e quello è stato sicuramente il momento più rilassante e intimo. Chiacchieravo con l'ostetrica, con mio marito. Lo ascoltavo parlare con amici e parenti che chiedevano di me.
Alle 9, dopo un'ulteriore visita, però, la dilatazione non era progredita per niente e così l'ostetrica ha deciso di rompermi le acque. Lì ho cominciato un po' ad avere paura, forse per quell'aggeggio che ricorda vagamente una specie di lunghissimo uncinetto. La sensazione poi delle acque, calde e vischiose, che mi colavano tra le gambe era stranissima.
Secondo l'ostetrica, con la rottura delle acque le doglie sarebbero aumentate e la dilatazione sarebbe progredita.
Alle 13 ero ancora di 4 cm.
Al cambio delle ostetriche, tutto ha cominciato a precipitare. Una delle due aveva una faccia particolarmente antipatica, non ho avvertito nessuna empatia, nessun sostegno da parte sua, e quando mi ha detto che mi avrebbero fatto l'ossitocina probabilmente sono anche scoppiata a piangere (non lo ricordo. Ricordo solo di aver detto qualcosa come: "No, vi prego..no"). I dolori, che già erano insopportabili, sono diventati disumani. A dir la verità, non riesco a ricordarli. E' vero che si dimenticano. Ricordo soltanto che sono stata malissimo, che avevo paura, che volevo che mi riportassero indietro e più volte l'ho anche detto: "D. portami via". E le ostetriche ridevano, mi dicevano: "Certo, dove vuoi andare?" e poi, quella per me più stronza: "Vai, allora, sei libera".
La ginecologa veniva ogni 2 ore e ogni 2 ore il verdetto era sempre lo stesso: dilatazione che non progrediva.
Alle 15 ero di 5 cm. E la dose di ossitocina era stata aumentata. Avevo già avuto due belle punture di spasmex per ammorbidire l'utero, ma non erano servite a niente.
Verso quell'ora cado anche in uno stato catatonico. Mio marito dice che mi sono addormentata, io invece ricordo ogni attimo di quei minuti. Mi ero prefissa proprio di estraniarmi da tutto e tutti, perché il dolore era incessante, non mi dava tregua e avevo bisogno di racchiudermi in me stessa, farmelo passare addosso e poi cercare di non sentirmi dilaniare.
Alle 16 ero convinta che ormai la dilatazione fosse a buon punto. Doveva esserlo per forza, mi sentivo morire, avevo già l'esigenza di spingere e non ce la facevo più.
Quando è tornata la ginecologa e ho visto gli sguardi che si lanciavano tra lei e le ostetriche mi sono sentita morire. E ho ricominciato a urlare. Ero ancora di 5 cm.
Da quel momento le hanno provate tutte, ancora punture, aumento di ossitocina, hanno persino provato manualmente.
Alle 17:30 ero di 8 cm, ma di lì non si andava oltre. E io continuavo a urlare come non ho mai urlato in vita mia. La ginecologa mi diceva che non aveva mai sentito urlare così tanto in vita sua e che dovevo restare calma, ma a quel punto, con il nervosismo che trapelava da ogni loro volto, come pretendevano che io restassi calma?? E con quel dolore sopratutto???
Negli attimi seguenti hanno tentato di mettermi di fianco per vedere se riuscivano a girare la testa di Pagnottella (che non ho capito, ma forse non era neanche messo tanto bene). Ed è stato probabilmente quando ho morso il braccio del lettino. Successivamente ho rischiato di spezzare il pollice della ginecologa e di lanciare dall'altro lato della stanza le due ostetriche (che ho persino sentito dire: "Ma che forza c'ha questa ancora?!).
Alle 17:45 la ginecologa mi ha detto: "Senta, che cosa facciamo..andiamo avanti così o le facciamo il cesareo".
A me è crollato il mondo. Stavo male, mi sembrava di morire, volevo solo che tutto finisse il prima possibile, ma non riuscivo ancora a concepire l'idea che dovevo per forza fare il cesareo, mi sembrava assurdo sopratutto il fatto che quella dottoressa me lo chiedesse in quel momento. Sono rimasta zitta e lei ha detto: "Ok, allora decido io. Facciamo il cesareo".
Quando ormai tutto era passato, mio marito mi ha detto che la ginecologa aveva detto a lui e ai miei parenti, fuori dalla sala, che ci sarebbero volute altre 8 ore perché la dilatazione arrivasse ai 10 cm. Praticamente potevo pure collassare...forse...
Non ho sentito neanche il catetere che mi mettevano, non ho capito più nulla, ho visto solo che le persone intorno a me erano raddoppiate, se non triplicate.
Il dolore ormai era così forte e sconvolgente che non riuscivo neanche a stare ferma per la spinale, ho dovuto supplicarli di aspettare a farmela, aspettare almeno che fosse passata l'ondata forte.
E poi finalmente il sollievo, il dolore che cessa. Il silenzio. Solo il mio sangue che mi pulsa forte nelle orecchie.
Sembravano tutti così distanti da me, estraniati, allora ho afferrato una mano. La mano dell'unico dottore che mi parlava con dolcezza e mi diceva di stare tranquilla. Quel dottore (che poi era l'anestesista), è rimasto mano nella mano accanto a me per tutto l'intervento (che comunque non è durato più di 15 minuti credo). Mi ha accarezzato la fronte come a una bambina e quando Pagnottella è stato tirato fuori mi ha detto che era bellissimo e sanissimo.
Quando l'ho sentito piangere (erano le 18:11), l'adrenalina è calata di colpo, ho cominciato a piangere anch'io e non mi pareva vero. Continuavo a dirmi: "E' nato..è nato...è davvero nato?". Forse mi avevano dato anche qualche calmante, dato il mio stato.
Ho sentito qualcuno dire: "Ma come pensavo di farlo da sola, guarda com'è grosso!" e poi "E senti come strilla..ha preso da te eh?" e anche: "La prossima volta ti devi scegliere un marito piccolo come te se non vuoi sentire così male" (questa me la devono ancora spiegare..).
Ma in quel momento non mi importava più di nulla. Quando mi hanno portato il mio bambino, ho sentito il suo calore accanto al mio viso, ho appoggiato le labbra alla sua guancia, non capivo ancora che era il mio bambino. Era calda e morbida. E quel calore si è irraggiato tutto dentro di me. Ormai non mi importava più nulla. Del dolore passato, di quello che sarebbe venuto. C'era solo quell'esserino che era stato nella mia pancia e ancora non mi capacitavo.
Sono mamma?, mi dicevo. E' così essere mamma? E' questo allora che si fa? Ci sono passata proprio io? Davvero?
Le ore che ho passato poi con lui e mio marito mi sono volate. Non so se per effetto di qualche calmante, dell'anestesia o dello stato in cui mi trovavo.

E poi c'è stata la prima lunga notte senza mio figlio.
Perennemente sveglia, un po' per il dolore e un po' a chiedermi cosa stesse facendo e perché non me lo portassero. Volevo soltanto vederlo.

Il resto...il resto è solo da dimenticare.
E più i mesi passano e più sento che è davvero mio, con tutte le sue espressioni, con quel suo corpicino caldo, con quel sorriso solare che mi dedica, con i suoi gorgheggi, con le sue lacrime, con i suoi strilli, con i suoi giochi, con il suo stupore.
E' il mio Pagnottella.

martedì 14 dicembre 2010

Ormai due...

Caro Pagnottella mio,
domani fai due mesi e già hai fatto così tanti progressi che, in un lampo di pazzia, ho detto a tuo papà: "Ommioddio, il tempo vola, tra poco ce lo ritroveremo diciottenne e con i pantaloni sbragati".
La verità è che in questi giorni hai fatto così tanti cambiamenti che quasi non mi sembra vero. Sei sempre un lagnosino numero uno (ma d'altronde sei nato nel mese di tuo zio, mio fratello più piccolo, che in fatto di lagne era il re; ma lui aveva una sorella maggiore che, al momento del bisogno, era lì a tenergli la mano e a rassicurarlo sul fatto che i nostri genitori sarebbero presto arrivati - specie se era all'asilo -, mentre tu una sorella maggiore non ce l'hai e anzi, dovrai, forse, diventare un fratello maggiore, ma chissà, questa è un'altra storia..), però hai imparato anche a sorridere e lo fai sempre più spesso e io con quel sorriso mi sciolgo. Anzi, ti dirò di più, per quel sorriso farei di tutto! E credimi, neanche per un innamorato sarei mai stata disposta a dire una cosa del genere!
Ora osservi anche gli oggetti che ti circondano, sei affascinato finalmente dalla giostrina con gli orsetti travestiti da farfalle, ma anche dalla tv (di già?? Andiamo bene...!); e quando mi guardi col tuo sguardo profondo e corrughi la fronte per poi spalancare le labbra in un bellissimo sorriso, mi chiedo se sia tutto intenzionale o meno. Mi stupisci davvero sempre e se mi sento un po' giù sembra quasi che sia tu a volermi tirare su (non va bene! Quel ruolo lascialo a me!).
E stasera..mi hai lasciata a bocca aperta una volta di più. Mentre ti parlavo e tu mi osservavi sorridendo a tratti..mi sono accorta che ti tenevi le manine!! Ma quando hai imparato a farlo?! Dillo che ti alleni mentre sei da solo nella carrozzina e fai i tuoi gorgheggi!

Piccolino mio, non pensavo si potesse volere così bene a un'altra persona.

venerdì 10 dicembre 2010

Ricordi

Dopo esser risalita dal tunnel della sciatteria (più che altro, non mi ero accorta che stavo sparendo dietro a una folta schiera di pelazzi delle sopracciglia, olè!), fresca di una bellissima doccia purificatrice, che ha finalmente lavato via tutti i rigurgiti di Pagnottella di questi giorni, posso dedicarmi un po' al sano relax. Sì, ma meglio non dirlo troppo forte, visto che Pagnottella è di là che pensa bene di sorprendere la mamma con mille e più acrobazie (nella fattispecie: singulti, apnee, colpi di tosse con risucchio, pianti disperati ecc.).
Ieri è stata una giornata particolarmente storta, sarà stato il vento? Fatto sta che Pagnottella non ha voluto dormire quasi per nulla e si tranquillizzava solo in braccio a me, non permettendomi neanche di andare in bagno (cosa piuttosto fastidiosa, se si considera che mi sono pure beccata un'infezione alle vie urinarie. Venghino siori e siore, non ci facciamo mancare niente!).
Al momento passo giorni in cui mi sento bella carica, pronta ad affrontare un nuovo giorno del terribile reflusso di mio figlio, e altri in cui faccio fatica persino a mettere un piede dietro l'altro e mi chiedo come sia possibile che nel 2010 non esistano ancora cure efficaci per un fastidio del genere! Sono come uno yo-yo, un po' su e un po' giù. Ma va bene così.
Essere mamma di Pagnottella mi sta permettendo di crescere, di cercare di superare tutti quei miei limiti che ho sempre considerato invalicabili. E i suoi sorrisi sono una conquista per me e Papozzo, perché  arrivano sempre sporadici e quando meno uno se li aspetta. Non sono più solo nel sonno, ma arrivano anche nei momenti del cambio pannolino (vattelapesca perché! Forse è il momento in cui si rilassa di più??). Sono sorrisi che riempiono il cuore, che cerco di custodire e che rimando più e più volte nella memoria per attingervi la forza che mi serve per dare poi forza a lui!
Perché è inevitabile che la mia ansia in qualche modo gli arrivi e quindi devo impegnarmi per bene!

Come ho detto all'inizio, mi sono beccata questa fantastica infezione o cistite o quel che è. Diciamo che me la sono vista "brutta", anche perché, onestamente, non è tanto bello cominciare a sentire che là sotto qualcosa non funziona. Dopo aver scandagliato le possibilità che c'erano delle mie perdite, e essermi più volte ripetuta che non poteva essere l'utero, visto che avevo fatto la visita dei 40 giorni dal parto soltanto due settimane prima, alla fine, vinta dall'angoscia, mi sono decisa a tornare al Pronto Soccorso e il verdetto è stato di..incontinenza dovuta appunto a questa infezione.
Come dicevo, non ci facciamo mancare niente. Questa poi mi è nuova..In passato avevo avuto la cistite, ma onestamente così non mi era mai capitata!! Direi che è stato piuttosto imbarazzante, ma dopo due giorni di antibiotico, la situazione si è risolta, per fortuna. Insomma, a quanto pare non sto ancora invecchiando né ho distrutto il mio pavimento pelvico (credo).

Tornare nei corridoi dell'ospedale dove sono stata 4 giorni, mi ha riportato subito una valanga di sensazioni e sentimenti tra loro contrastanti. Da una parte c'era il rifiuto per quel luogo e tutta la rabbia per come sono stata trattata (tra l'altro, ho potuto notare che non è stata una cosa rivolta esclusivamente verso di me, dato che, quello stesso giorno, ho visto le carinerie delle infermiere nei confronti delle puerpere), dall'altro un incredibile sentimento di gioia. Gioia per quei primi contatti con il mio pulcino, anche se purtroppo non sono stati di gioia pura come avrei voluto. E mi pento per come ho preso l'intera faccenda, ma credo che fossi davvero stanca dal travaglio prolungato e in qualche modo scioccata per l'intera faccenda, così che non ho potuto reagire in altra maniera.
Non riesco ancora a capire esattamente cosa ho patito di più. Mi sono sentita estremamente sola, alla mercè di persone che non avevano il minimo tatto, sballottata e violata nel mio corpo (una fra le tante scene che non scorderò, è quella in cui, mentre venivo lavata da due infermiere idiote - lavata perché avevo su il catetere e non potevo ancora muovermi -, chiedendo di essere ripulita perché mi stava uscendo sangue, senza la minima gentilezza mi è stata pigiata senza pietà la pancia, là dove avevo la ferita fresca fresca del cesareo. Ora, io posso capire che forse era importante per far uscire il sangue - a parte che col cesareo comunque tutto il materiale del parto viene rimosso immediatamente! - ma c'era bisogno di essere così duri? Specialmente in un momento per me intimo. Ricordo di aver pensato agli anziani nelle case di cura o negli ospedali...dio santo, è così che vengono trattati??? E' così che viene manipolato il loro corpo? Come non avessero minimamente un'identità? Perché è così che mi sono sentita io. Una cosa nelle loro mani).
Senza contare il minimo sostegno psicologico. Ok, non è che volessi attenzioni particolari, semplicemente mi sarebbe bastato che non mi facessero sentire un'idiota perché il giorno dopo all'intervento non riuscivo a camminare bene. Avrei voluto non vedere gli sguardi di derisione e di impazienza, quando, scesa da un letto vecchio e alto (mentre la mia compagna di stanza, che aveva tra l'altro partorito in sole 4 ore ed era fresca come una rosa, aveva un bel letto super tecnologico), mi ero fermata un attimo per riprendere fiato.
E ancora, avrei voluto avere più forza per mandarle a quel paese quando, chiamandole la notte per avere l'antidolorifico, me le vedevo arrivare, sentirmi rispondere male e poi..se ne andavano senza portarmi niente, lasciandomi nell'incertezza se richiamarle o meno (e facendomi anche mille paranoie pensando di disturbarle. Che cretina!). Purtroppo la forza e la rabbia per quella situazione, mi sono arrivate ormai troppo tardi, al penultimo giorno e non ho trovato tutta quella gran soddisfazione quando mi sono rivoltata contro due infermiere che pensavano ancora di poter fare il bello e il brutto della situazione, soltanto per lo stato in cui mi trovavo (sporca, stanca, stravolta).
Perché il parto è un po' come una rinascita per la donna.
E nella mia rinascita, ho capito ancora di più quanto può essere cattiva la gente.

giovedì 2 dicembre 2010

Pianti e strepiti...

E' in momenti come questi che mi rendo conto di non avere forza d'animo, neanche per il mio bambino. Anzi, la sofferenza di chi mi è caro è per me qualcosa di troppo forte, che non riesco a gestire. Vedere poi mio figlio piangere disperato, senza però poter alleviargli in qualche modo quella sofferenza, è per me qualcosa di deleterio, che mi sta sfiancando fisicamente e psicologicamente.
Mio marito e le persone che mi stanno accanto mi esortano a non mollare, a non farmi vedere così abbattuta, a cercare di essere positiva (perché alla fine non è che Pagnottella abbia chissà che cosa!), ma in questo momento mi sento così stanca che non posso fare a meno di piangere e appoggiare la testa a un cuscino, nella speranza di svegliarmi e scoprire, come per magia, che tutto è passato e Pagnottella è sorridente e felice come tutti gli altri bambini.
Oggi abbiamo contattato una gastroenterologa che è stata gentilissima: ci ha dato indicazioni posturali per Pagnottella (fargli fare il ruttino diritto a metà pasto e poi tenerlo ancora diritto a fine pasto per almeno mezzora; farlo dormire in un piano inclinato, mai metterlo nella sdraietta dove si affossa e schiaccia lo stomaco - perfetto..ciao ciao sdraietta! Meno male che ne avevamo comprato una normale, non di quelle con luci e suoni..vabbè), ci ha cambiato latte in polvere (dicendoci che è probabile che abbia anche un'intolleranza al lattosio, dato che i bambini con reflusso ce l'hanno), ci ha dato nuove indicazioni per lo sciroppo (va dato 15 minuti prima della poppata e non dopo! Grazie pediatra della mutua che ci hai fatto svegliare ogni volta il nostro povero Pagnottella per somministrarglielo a un'ora dalla poppata!!!) e mi ha detto di ricontattarla tra una settimana per farle sapere come va.
Vorrei tanto sperare in un miracolo, ma forse, anche per aver letto di tante altre mamme e bambini nella nostra stessa situazione, e che sono andati avanti mesi e addirittura anni, mi sento proprio a terra.

venerdì 26 novembre 2010

Letterina a Babbo Natale da Pagnottella

Ieri, in un altro momento di sconforto, mio marito ha elaborato questa letterina di Babbo Natale... Troppo tenera!

Novembre, 25, 2010

Babbo Natale,
Polo Nord

Caro Babbo Natale!
Tanti auguri!
Tu e i tuoi aiutanti elfi avete già iniziato a prepararvi alle feste? Noi penso inizieremo a farli durante le ferie dell'Immacolata e Sant'Ambrogio.
Come ben saprai, io sono nato quest'anno, esattamente il 15 Ottobre, e di sicuro sono già iscritto nella tua famosa lista degli indagati.
Penso che tu non possa dire nulla sul mio comportamento, sono stato sicuramente bravissimo, e anche se fossi stato un cattivo neonato, mi devi mettere nella lista dei buoni solo per la gioia che ho regalato  ai miei Mammola e Papozzo.
Visto che i suddetti genitori insieme ai parenti e a tutti gli amici che mi sono fatto mi viziano come non mai, per questo (e sottolineo SOLO  questo) Natale , sono io che voglio fare dei regali agli altri.
Ma prima di elencare i regali che voglio fare, ecco una lista delle cose che ti do per la lista dei cattivi:
  • Prendi pure il mio reflusso gastro-esofageo, scegli tu a chi darlo ma mi raccomando, deve essere stato davvero tanto cattivo per meritarselo.
  • Le mie coliche gassose , mettine un po' ai politici, che tanto quando aprono bocca è un po' come se scoreggiassero.
Bene, ora passiamo ai regali che voglio fare:
  • A Mammola voglio regalare un'infinità di sorrisi e versetti belli, mischiati a momenti di gioia irrefrenabile
  • A Papozzo un po' di sorrisi e dormite di almeno 6 ore per notte
  • Ai nonni una mia foto sorridente
  • Agli zii una mia foto autografata
  • Alle bisnonne un bacio
Diciamo che non ho niente da aggiungere, speriamo che questa lettera ti arrivi in tempo, perché con le Poste Italiane non si sa mai.

Con affetto e speranza,
Pagnottella.

Quando l'ho letta mi sono sciolta.
A proposito, cosa regalerete ai vostri pargoli e mariti/compagni? Ci avete già pensato? Sono curiosa!!

mercoledì 24 novembre 2010

Maschile/Femminile

Caro bimbo mio, chissà se un domani leggendo sul tuo diario che oggi ti ho comprato (anzi, per la precisione è stata la nonna, che ha voluto pagare a tutti i costi, ma l'ho scelto io) una giacchettina a vento femminile, scuoterai il capo storcendo la bocca e mi guarderai malissimo!
Ma che devo farci? La roba da bambine è sempre la migliore, quella da maschietto, te ne accorgerai se avrai un figlio maschio, insomma! Lo so che la commessa mi ha guardata come fossi ammattita, ma io quell'altra giacchettina smencia, non la volevo!
Volevo quella da bambine, col pile dentro per tenerti più caldo! Eccheccavolo, ma scusa, forse che i maschi non soffrono il freddo come le femmine?? Ma dove sta scritto??
E poi da quando le taschine rettangolari sul davani sono prerogativa dei vestitini femminili? Eh?! Ma insomma, riprendiamoci queste pari opportunità no?! Chissenefrega, in fondo hai solo 39 giorni..ma secondo te la gente andrà a vedere come sono le tasche della tua giacchettina?!
Non ho parole...
Comunque dai, prometto che sarà solo finché sarai neonato, poi non prenderò più nulla dalla zona femminucce!

lunedì 22 novembre 2010

Ricordi di docce

Fare la doccia la prima volta senza la pancia (o meglio, senza il bimbo dentro la pancia, perché intendiamoci, la pancia resta), mi ha lasciato un po' di malinconia. Non pensavo che mi sarebbe successo (ed ecco, non si sfatano miti, semmai si confermano leggende). Forse era uno dei momenti che prediligevo durante la gravidanza. Quell'attimo in cui l'acqua accarezzava il pancione e Pagnottella scalciava. Allora io cominciavo a cantare.
Volevo cantare anche stavolta ma..la verità è che non mi è uscita la voce. E ora mi sovvengono in mente tutti i momenti miei e di Pagnottella, quelli nostri, unici, irripetibili. Quando era ancora tutto mio, quando era ancora facile riuscire a calmarlo. Quando, nonostante tutto, era sereno.
Rimettere piede nella doccia, ha anche significato tornare con la mente a quel giorno. Quando alle 4 del mattino sono entrata per calmare i dolori delle contrazioni, appoggiandomi alle piastrelle, mentre l'acqua scorreva ancora sulla pancia, ma anche Pagnottella era in attesa, stavolta.
Ho sentito come una mancanza.
La mancanza forse di quello che io immaginavo potesse essere il parto e ciò che ne conseguiva dopo. Perché quando ero entrata in quella doccia, c'era sì la paura, ma anche l'attesa, il sapere che ormai era finita e che quando sarei tornata ci sarebbe stato lui. Ed ero pronta, anche a un dolore più forte, ma anche a tutto ciò che ne conseguiva.
Poi, la verità è che un cesareo, fatto d'urgenza, lascia sempre un po' d'amaro in bocca.

Ma per fortuna Pagnottella è qui con noi.
(E per la verità continua a scalciarmi sulla pancia ora che devo fargli fare il ruttino e lui non vuole perché sente male e fastidio!).

giovedì 18 novembre 2010

Ancora in down..

Sembra appurato. Pagnottella soffre di reflusso gastroesofageo. Ed ecco spiegato il perché dei suoi pianti senza motivo, anche dopo poppata e latte artificiale, pianti che vanno avanti ore e ore, sonnellini a sprazzi, gorgoglio in gola che pare stia soffocando, rigurgiti continui ecc. ecc.
Ieri il pediatra ci ha dato il responso, che tuttavia già sospettavo, e ci ha consigliato lo sciroppo Rinadil, da dare due volte al giorno.
Abbiamo cominciato ieri sera..e, non so, sono esagerata come al solito, mi aspettavo già una cura miracolosa, quando so benissimo che il reflusso è un vero bastardo! Così oggi a vederlo ancora piangere disperato, sono crollata anch'io nuovamente.
Non sopporto di vederlo stare così male. Non riuscire a calmarlo è straziante.
Penso spesso che i bambini della sua età cominciano a essere curiosi verso il mondo circostante, a fare i primi piccoli sorrisi..e invece lui combatte continuamente con questo dolore.
Ora. Lo so benissimo che è una piccola cosa rispetto a tante altre che ci sono nel mondo e che tanti altri bambini devono patire. Ma in questo momento sono solo capace di vedere il mio Pagnottella con questo maledetto disturbo!
Il tempo orribile poi non ci aiuta, non posso neanche portarlo fuori in carrozzina a fare un giretto che permetterebbe a entrambi di prendere un po' di aria e respirare qualcosa di nuovo.
E la ferita del taglio cesareo oggi mi fa malissimo....

martedì 2 novembre 2010

Le prime difficoltà

Non pensavo che sarebbe stato così difficile. Non parlo soltanto della vita a tre, incentrata ora unicamente sui ritmi di Pagnottella, ma mi riferisco anche all'allattamento e al dormire.
I ritmi di Pagnottella infatti sono assolutamente fuori da qualsiasi schema. E' capace di poppare per un'ora e mezza, alternando pisolini a ciucciate (ecco perché non finiamo mai!), per poi restare sveglio, arrabbiandosi di tanto in tanto, mentre è nel suo lettino, anche per intere ore! Col pensiero, per noi neo-genitori, che il fatto che non riesca a dormire possa essere il sintomo di qualcosa che non va. Anche perché poppando per un'ora e mezza (comprensiva di vari ruttini e posizione verticale anti-reflusso, che funziona-e-non-funziona), gli restano solo massimo 30-40 min di sonno (ai quali vanno tolti altri minuti se poi fa la cacca e va cambiato) prima che abbia di nuovo fame!
La notte sono completamente esaurita. Il giorno va meglio perché trovo qualcosa con cui distrarmi oppure, nei pochi minuti in cui lui dorme, dormo anch'io.
L'allattamento poi mi dà continui pensieri. Innanzitutto per il tempo di poppata che a detta del pediatra dovrebbe essere di 20 massimo 30 minuti. Cosa??? Pagnottella in quel tempo si inumidisce appena le labbra!!
Poi perché so che dovrebbe prendere sui 90 gr a poppata e non so però mai se il mio latte basta o meno (avendo cominciato anche con la giunta, è un eterno dilemma. Io ora gliel'ho tolta del tutto, avendo deciso di proseguire solo con l'allattamento al seno e avendo constatato anche che con quella era aumentato troppo di peso! Segno, a detta del pediatra, che il latte preso da me c'era.
Ok..ma quanto ce n'è??).
Dovrei farmi meno domande, seguire di più l'istinto..ma a volte è così difficile e quando si passano notti quasi completamente insonni, si perde un po' il punto centrale di tutto.
Ma in fondo siamo ad appena 18 giorni del nostro piccolino..abbiamo ancora tanto da imparare. E dobbiamo ancora conoscerci a fondo.