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giovedì 13 gennaio 2011

Il tempo passa

L'altra sera, mentre mio marito teneva Pagnottella, io mi distraevo sul social network più conosciuto, facebook. E guardando qua e là tra amici delle superiori e conoscenti, mi sono resa conto che molti di loro sono già madri e padri da diversi anni! Non so perché questa cosa mi ha lasciata stupita..Molti di loro, "incredibilmente" si sono sposati col compagno di classe o col ragazzo che frequentavano allora (o ragazza, è uguale) e..mi sono sentita un po' fuori dal giro, perché in fondo, abitando in cittadine vicine, inevitabilmente c'era sempre chi conosceva questo e quello e sapeva darti news. Fino a pochi anni fa, quando sentivo un'amica della mia cittadina, dopo esserci raccontate di noi passavamo ai pettegolezzi su amici e conoscenti.
E così, ecco, fa davvero strano vedere gente che hai sempre incrociato nei corridoi, con lo scazzo o l'allegria di quegli anni, che adesso aggiornano il loro profilo con le foto dei figli e della loro vita di adulti.
Oddio..a ben pensarci mi fa anche pensare che gli anni sono inevitabilmente passati! E che anche il ragazzo più insospettabilmente pronto a maturare e sposarsi, ora è un padre. Fa sorridere e pensare.

venerdì 24 dicembre 2010

C'è che a Natale poi mi sento cattiva...

Forse sarà stata la telefonata con mia mamma, che un po' mi ha dato da pensare e riflettere. Non credo sia propriamente l'aria di Natale, quella in cui si dovrebbe essere tutti più buoni. Anche perché fondamentalmente credo che si dovrebbe essere così tutto l'anno. Che poi è anche vero che sotto le feste ci si sente più sereni, di solito, e quindi ecco il fatto dell'essere più buoni. Tranne ovviamente nel mio lavoro..o meglio, per le famiglie con cui lavoro, specie quando dovevo fare incontri protetti. Ecco. Sotto le feste lì era un degenero continuo. E capisco.
Ma non era questo ciò di cui volevo parlare.
E' che a volte penso che forse sono esagerata nel voler a tutti i costi mantenere certe distanze, con lei in primis. Però sono fatta così. Io amo la mia privacy e lei, fondamentalmente, è una persona che vorrebbe vivere in super stretto contatto, cosa che io invece non amo. O meglio, voglio la mia famiglia, che non significa che ogni tanto sia bella allargata grazie a nonni, zii, cugini, fratelli e quant'altro. Ma significa anche che voglio godermi anche la mia famiglia a tre, ora più che mai.
Poi però mi sento cattiva. Perché ultimamente sto diventando anche molto più indisponente che mai, pronta a proteggere ogni cm del mio spazio vitale e di quello di mio figlio.
E mi sento dire: "Pensa a quello che vorresti te se fossi nei suoi panni".
Beh, io so che non vorrei mai essere così onnipresente. Ecco.
Che è legittimo voler stare col proprio nipote, ma diventa qualcosa di ossessivo e non sano quando è l'unica cosa che si ha in testa, a mio parere.
Poi ecco, forse sono esagerata e cattiva.

Mi devo riguardare Christmas Carol, va'.

Auguri per un sereno Natale a tutti coloro che passeranno di qui. Buon natale!!

venerdì 24 settembre 2010

Di famiglie

E' incredibile quanto sia facile in questo periodo passare dalla serenità a momenti di incredibile tristezza. E cercare così di ricordare momenti passati in cui sembrava che tutto fosse possibile e fattibile. Non che ora non lo sia, per la verità. Erano solo quei momenti in cui ancora il futuro si doveva completamente aprire, ci si circondava degli amici più cari, e si credeva visceralmente che tutto sarebbe sempre andato liscio.
Sto riascoltando una vecchia canzone e forse è quella che suscita in me certi ricordi. Amici che ora ho un po' perso di vista, ma coi quali pensavo sarei cresciuta e invecchiata. Alcuni li ho ritrovati, altri sono dispersi nelle loro vite, eppure sento che per me sono ancora una parte importante della mia vita.
Ci rivedo sorridere, nel festeggiare la fine del 2000, cantando e ballando, improvvisando gag demenziali. Posso quasi fermare attimo per attimo e affiancare il nostro futuro a ciò che eravamo allora. Rivedo i nostri visi ancora adolescenziali, quasi. I nostri sorrisi, ma anche le prime lacrime di quella sera, che non erano altro che un'avvisaglia di ciò che sarebbe stato. Eppure, ascoltando la canzone, mi piacerebbe soltanto ricordare quell'attimo di felicità pazzesca e lasciare che tutto restasse congelato lì.
E non dover pensare alle lotte continue a cui ci siamo susseguiti invece in seguito.
Non pensare a mio padre che se n'è andato, alla depressione di mia madre, al mio essere totalmente inerme di fronte a tutto questo, al punto da volermi strappare i capelli pur di trovare una soluzione, piangendo disperata in bagno e chiedendo che tutto sparisse.
La vita poi, di solito, è più forte di tutto e va avanti. Si lotta, si fanno scelte, ci si allontana anche da quelli che sono i propri dolori, ma in fondo restano.
Ed è sempre nei momenti in cui dovresti avere un'estrema felicità che si riacutizzano. Ritornano.
Per farti capire che sì, puoi lottare e andare avanti, ma certe situazioni le devi accettare così come sono e non puoi farci niente.
Hai un padre così.
Hai una madre cosà.
E questa è la tua famiglia.
Anche se ne stai costruendo un'altra.

mercoledì 22 settembre 2010

Metti un giorno intenso...

Ieri al corso pre-parto hanno partecipato anche i papà. E' stato bello sentire anche il loro punto di vista, vedere come in fondo sono tutti un po' simili, emozionati e in attesa ognuno del proprio frugoletto che cambierà, inevitabilmente, le loro vite.
Tra l'altro, mentre li osservavo (e spero di non essere stata eccessiva, perché mi rendo conto che io scruto troppo le persone), mi sono accorta di come, in un modo o nell'altro, assomigliassero moltissimo alla loro compagna/moglie. Non so se sono io che ogni volta mi faccio castelli per la testa, ma a me è sembrato di vedere nei mariti qualcosa delle loro mogli! Dei modi di fare, dei modi di scherzare, magari anche nell'aspetto fisico! E ad un certo punto mi sono ritrovata a chiedermi se fosse così anche per me e mio marito e se non è una condizione della vita, cioè, se, proprio per questa vicinanza che ci fa famiglia, non tendiamo poi a uniformarci (pur restando col nostro cervello, ovviamente) alle persone che ci sono care. Oppure se per caso, tendiamo a decidere di passare la nostra vita con una persona che ci è abbastanza simile.
Non lo so, perché obiettivamente non è una cosa che riscontro spesso nelle coppie, anzi! Eppure ieri è stato così, o magari ero io portata a farmi certi voli pindarici (il che, in questo periodo, non lo escludo affatto!).
La visita alla sala parto, poi, non è stata traumatica come credevo. Poco prima di entrare, quando stavamo rivestendo le nostre scarpe di quei sacchettini di plastica verde, in attesa che le porte enormi e scorrevoli fossero aperte, con quella dicitura un po' terrificante "Sale Parto - Sale Operatorie", mi sentivo tremare dentro, sarei proprio voluta scappare e mi chiedevo: ma io che ci faccio qui? Fermate il mondo!!!
Ma una volta dentro, osservata bene la stanza, ho notato che non era quella cosa da tortura che nei miei pensieri arruffati si stava già formando! Anzi, in un certo senso, il fatto che la partoriente possa trascorrere il travaglio da sola (ovviamente col marito o una persona familiare e l'ostetrica) e non con altre donne doloranti, mi è stato di conforto.
Una volta tornata a casa mi sentivo davvero strana. Ero tranquilla, eppure col misto di emozioni che si agitavano in me, mi veniva quasi da piangere, ma non riuscivo a capire se di paura, se per un senso di felicità...Non lo so. Mi sono sentita come una di quelle bambine il cui impatto col mondo è eccessivo e che ha bisogno delle sue cose, della sua routine per calmarsi.
Ho pensato a tutto il percorso che noi tre abbiamo fatto finora, a quanto è stato angosciante all'inizio, a come lo è stato dopo, per certi versi; ma anche ai piccoli attimi di immensa felicità nel sentire i primi colpetti di Pagnottella, nel sentire e vedere poi quelli più vigorosi e veloci. Perché nei momenti in cui la paura mi assale, c'è sempre lui che con la sua vivacità, nella mia pancia, mi aiuta a focalizzare l'essenziale, ovvero noi tre. E lui per primo, ora.
E ho tanta, tantissima voglia di conoscerlo.



venerdì 17 settembre 2010

Pensieri confusi

Giorni fa io e mio marito siamo stati a cena a casa di una collega; c'erano ovviamente anche le altre coi rispettivi mariti/compagni. E' stato bello rivederle, sentire ancora news dal lavoro (sempre peggio, ma va bene anche così, in fondo è quello che ho sempre sperimentato. Quando stai ballando dentro di te piangi e ti snervi, poi con le altre si trova sempre il modo di riderne, per sopravvivere), chiacchierare allegramente con loro e senza la testa al pensiero della gravidanza ecc. Poi però, in un attimo, il mio pagnottella mi ha scalciottato, forse infastidito da quanto mi piegavo dal ridere (in effetti a un certo punto ho sentito il suo sedere piantato nello sterno e non respiravo più!) e di colpo mi sono ritrovata a pensare che tra poco avrò il mio bambino. Ecco, in quel momento mi sono sentita come estraniata e non è stato bello. Non so perché. Ho avuto, per un attimo, la sensazione di essere lontana mille miglia dalle mie colleghe-amiche. E questo dopo, riflettendoci, mi ha lasciata perplessa e mi sono chiesta come fosse potuto accadere.
Poi la sensazione è svanita, per tornare, molto tangibile, ieri al corso pre parto, mentre me ne stavo in circolo, ad ascoltare informazioni sull'allattamento, insieme ad altre ragazze tutte appanzate come me. Uscendo, e passando vicino a una scuola, ho visto dei bambini affacciarsi alla finestra, guardarci, indicarci e ridere. Ho immaginato che si dicessero: Oh, guarda tutte queste pancione...! E, insomma, tanto lontana non devo essere andata, visto che dopo pochissimo si è affacciato addirittura un professore!!  E per un attimo, sorridendo imbarazzata, mi sono chiesta se d'ora in poi, più avanti, non sarò più vista come persona ma come mamma e basta.
Non so perché mi vengano certi pensieri...
Stamattina prestissimo poi, ho avuto un crampo simile a quelli pre-mestruali e mi sono spaventata. Poi ho cercato di calmarmi ma mi sono detta: No, ancora non sono pronta..né fisicamente né psicologicamente..
Ma poi ho capito che forse, più che altro, non ero pronta perché sono ancora qui che mi chiedo se il peso del mio bimbo, che è risultato leggermente inferiore ai valori della media, sia adeguato se dovesse nascere in questo momento e se non avrebbe invece problemi.
E intanto ieri sera una piccola delusione: già tempo fa avevo saputo, da mio padre, che non sarebbe potuto venire a trovare suo nipote appena nato. Ma avevo scacciato il senso di tristezza e mi ero detta che alla fine era anche comprensibile, dovendo venire da tanto lontano. E che ci sarebbe stato tempo.
Compensavo questa sensazione di tristezza, con la gioia di vedere come tutti gli altri, futuri zii, nonne e nonno, amici ecc. siano tanto impazienti di conoscere pagnottella. L'affetto che gli gravita intorno è per me fonte di un'emozione nuova, particolare, perché non è propriamente rivolta a me, ma a un altro essere che mi cresce in pancia ed è qualcosa di davvero particolare e strano.
Poi, invece, ieri sera mia mamma mi ha detto di aver appena scoperto che mio fratello minore se ne andrà a trovare nostro padre proprio nel periodo in cui ho il termine. E ci sono rimasta male. So che non vuol dire nulla, so che prima o poi tanto verrà a trovarlo, lo so benissimo.
Eppure ci sono rimasta molto male e ancora non ho capito molto bene la sua scelta.
E d'altronde non posso far altro che accettarla.

mercoledì 8 settembre 2010

Parto naturale o TC?

E ci risiamo...
Oggi visita dalla ginecologa. Là sotto è tutto fermo, come dovrebbe essere ma..anche lei è apparsa preoccupata per le dimensioni della testa del bimbo, ma più in relazione a me e al parto che per altro, ovviamente. Mi ha detto che le probabilità che io mi faccia tutte le ore di travaglio e poi si passi al cesareo sono molto alte (considerato anche il mio bacino). Per questo, mi ha consigliato di effettuare un'ulteriore visita e controllo, stavolta però in ostetricia, nell'ospedale in cui partorirò, proprio per controllare se non ci sia bisogno già in partenza di un TC!
Io a questo punto non so più cosa pensare, né cosa sperare. Se non che il tutto, o TC o parto naturale, fili liscio e non più doloroso del dovuto, ma sopratutto che pagnottella stia bene e non subisca sofferenze in questo trambusto.
Povero piccolino mio..purtroppo la nostra genetica è quella..Peccato che la natura non mi abbia dotata di un bacino tale da poter sfornare anche due teste insieme!!!

martedì 24 agosto 2010

Pensieri post corso pre-parto.

Sono appena tornata dal terzo incontro al corso pre-parto e..come tutte le cose che mi danno modo di riflettere, eccomi anche a scriverne, perché così riesco a focalizzare meglio il tutto. Oggi abbiamo affrontato l'argomento Travaglio e Dolore. Che è forse uno degli argomenti che più mi stanno a cuore, di tutto l'insieme, quello che da una parte affascina e dall'altra spaventa. Per la verità, se provo a concentarmi meglio e a cercare di capire che cosa esattamente mi spaventa, ho molta confusione in testa. Certamente l'idea del dolore non facilita le cose, forse è il non riuscire a capire come sarà questo dolore che lascia più spaventati. Sarà davvero così terrificante? E non sarò alla fine talmente distrutta da questo dolore da non riuscire poi a spingere? E se spingere mi farà ancora più male, chi mi dice che lo farò?? Oppure è come il vomito che quando deve arrivare c'è tutto un meccanismo ormai in funzione che non ti permette di fermarti? Lo so, non sarà tanto bello paragonare l'atto di mettere al mondo un figlio con quello di vomitare, ma mi ricordo che durante le nausee, mentre vomitavo (le poche volte che mi è successo), mi è venuto in mente che forse quando arriva il momento delle spinte non ci si può più tirare indietro una volta partito il tutto.
E anche se l'ostetrica ci ha rassicurato dicendoci che se ormai il bambino si è infilato nel canale del bacino ed è passato, non può restare per forza incastrato (e ci sono delle tecniche dolci per smuoverlo), un po' la paura mi assale lo stesso, sempre pensando alla sua testolina (o meglio, testone, sigh).
Poi ho scoperto che all'ospedale in cui partorirò, fanno sempre l'episiotomia. Ora, a me non interessa, o meglio, quello che voglio dire è che forse sul momento, tra un dolore e un altro, non me ne accorgerò (ma forse mi sto solo consolando) - è certo che me ne accorgerò dopo, vabbè -, però vuoi mettere avere qualcuno che ti controlla lì e decide se è davvero necessario o no? Sigh. Tant'è. Lì fanno così, punto e basta. Poi voglio dire, nel mio caso, dovessi riuscire a fare un parto naturale, allora ben venga l'episiotomia, che mi sa che con la testa che ha mio figlio, dubito fortemente di non lacerarmi...

Altre cose che mi girano in testa: l'ostetrica ha detto di andare in ospedale (qualora non si siano rotte le acque e non ci siano complicazioni, sangue ecc.) quando avremo le contrazioni una ogni 5 minuti per almeno un'ora. Dopo quest'ora, fare un bagno, vedere se ci sono ancora le contrazioni e, in quel caso, andare in ospedale. Mi chiedo: a parte che non so neanche se sarò in grado di riconoscere se mi si sono rotte le acque (perché appunto, non dovesse succedere in basso ma in alto, ci sarebbe una perdita a gocce, così ci ha detto), ma appena mi partiranno le contrazioni, non andrò semplicemente in panico? Voglio sperare invece che mi prenda quella sorta di calma che mi prendeva sempre poco prima di entrare a sostenere un esame, all'università... Ma anche qui, chi lo sa, chi può dirlo veramente?

E invidio una mia compagna di corso che è tranquillissima e dice che è curiosissima di provare il travaglio. Certo, da una parte, ripeto, c'è anche per me la curiosità, questo evento di cui si sente parlare fin da quando siamo bambine, prima in maniera soft, poi sempre più dettagliatamente in termine di dolore e paura; però ecco...non è che sia così curiosa al punto da non sentirmi neanche un minimo spaventata!

A volte mi piacerebbe che l'ostetrica che tiene il nostro corso fosse quella che mi seguirà. E' talmente dolce e brava, ma al contempo anche capace di tirare fuori il meglio di noi, che sarebbe perfetto!  L'unica è pensare che davvero, come dice lei, siano tutte così.

martedì 17 agosto 2010

Corso pre-parto

Oggi ho partecipato al primo incontro del corso pre-parto e devo ammettere che mi è sembrato molto interessante e ha superato tutte le mie aspettative. Magari è presto per dire una cosa del genere, eppure sia l'ostetrica che l'assistente sociale mi sono sembrate molto alla mano e pronte realmente a interessarsi a tutti i nostri problemi, alle nostre domande e a qualsiasi nostro dubbio.
Forse, a causa del mio lavoro, mi porto dietro un retaggio di pregiudizi che sarebbe il caso di cominciare a scalzare, ma è più forte di me, ne ho viste davvero tante in questi anni di lavoro e non è che tutto ciò che ho visto mi sia propriamente piaciuto.
Ma in fondo il consultorio è un luogo a se stante dai Servizi Sociali (più o meno), per cui dovrei iniziare a considerarlo sotto un punto di vista diverso.
Comunque tornando al corso, le cose che sono state dette, come introduzione, mi hanno dato pane per riflettere (come se in questi giorni non lo facessi già). Due frasi in particolare mi hanno molto colpito: "Ogni mamma è la giusta mamma per il suo bambino" e "Ogni mamma, come ogni papà, indipendentemente da ciò che succederà, lo resterà per sempre". Cioè: nella vita possiamo cambiare molte cose (lavoro, modo di essere, il nostro fisico ecc.), ma non il fatto che saremo sempre dei genitori.
Ed è inevitabile che io pensi al mio lavoro, a come queste due frasi si scontrino a volte con la nostra realtà, senza per questo che il principio in effetti venga meno. D'altronde a volte mi chiedo, come si fa a dire che ogni mamma è la giusta mamma per il suo bambino, quando poi penso a certe tipologie di madri?? Eppure, in un certo senso, anche distorto, è così. Devo ammettere che sto pensando che forse, in più d'una occasione, avremmo fatto bene a tenere a mente questo principio..mentre purtroppo col passare del tempo si ha sempre più la tendenza non solo a vedere errori, sbagli e omissioni, ma anche a cercare un'alternativa a queste mamme che ci capitano davanti. Ma è un quesito e un problema a cui ho sempre pensato.
Un'altra cosa cui hanno accennato, è il cambiamento nel rapporto di coppia con l'arrivo di un bambino, o meglio: come cambiano le relazioni e interrelazioni tra tutti i membri della famiglia. Ed è una cosa, che in parte, avevo già notato. La ridefinizione dei ruoli, il trovare ognuno il giusto spazio, pur fermo restando che si deve mantenere aperto il dialogo, proprio per superare quel momento di stranezza e disagio in cui inevitabilmente ci si troverà.

La cosa che comunque mi ha più colpito è stata scoprire quanto avessi bisogno di confrontarmi con altre ragazze nella mia stessa situazione e quanto avessi bisogno di qualcuno che mi prendesse per mano e mi dicesse: "Fa niente se hai paura, è normale..è così che va la vita".

martedì 27 luglio 2010

Le mamme

Oggi pensavo a come sono le mamme. Sopratutto, mi viene da pensare a come potrò mai essere io come mamma. Questa cosa mi gira in testa già da un po', non tanto perché io sia incinta, quanto piuttosto perché mai come in questo periodo mi trovo a riflettere sui pregi e difetti di noi donne.
Purtroppo di mia nonna materna ricordo veramente poco, se non che doveva essere una donna molto buona. Quante volte, da bambini birbanti, l'abbiamo fatta arrabbiare! Eppure ogni volta, pur minacciandoci di dire quanto l'avevamo fatta penare ai nostri genitori..immancabilmente sottolineava come fossimo stati tutto il contrario, ovvero degli angioletti. Se ci ripenso mi viene da sorridere. E penso che avesse anche una grandissima fantasia, ricordo che ascoltavo rapita le sue storie, anche se purtroppo ormai ho soltanto vaghe immagini di quei racconti, il resto è andato perso. Ed è stata lei a insegnarmi la maggior parte dei giochi a carte!
Mia nonna paterna invece è una donna forte e dal senso pratico. E' riuscita da sola a crescere due bambini, venendo via da un Sud retrogrado e che ormai l'aveva bollata come la donna puttana con figli bastardi, per salire in una città del centro e rimboccarsi le maniche pur di mantenere quei figli che ha sempre amato con tutto il cuore. La sua forza d'animo l'ha sempre sostenuta, anche quando il figlio maggiore ha deciso di andarsene per seguire un padre che per lui non aveva mai fatto niente. L'ho vista semplicemente con gli occhi un po' arrossati e il groppo in gola, ma neanche allora l'ha fermato, neanche quando lo ha visto salutare noi, suoi figli. E' sempre stata così forte mia nonna, che a volte vorrei tanto aver preso anch'io un po' della sua forza e della sua tempra.
Mia mamma è la classica donna invece che si è fatta in quattro per noi figli, rinunciando a tutto pur di dare a noi e non farci mai mancare niente, ma con cui purtroppo la vita non è stata così felice, togliendole tutto ciò che aveva sempre sognato e lasciandole invece gli avanzi di sogni spezzati, con tutta la fatica che ciò comporta. Ha lasciato noi figli di seguire il nostro destino, lasciandoci anche andare, con gran fatica e lacrime, certo, ma senza impedirci nulla. E tuttavia, talvolta, forse per la fatica della vita, non riesce a nascondere questo suo malessere e la rabbia per ciò che ha perso, anche col fatto di averci fatto fare la nostra vita, senza di lei.
Per contro, vedo quella che invece è la madre di mio marito. Una donna che non ha potuto realizzarsi se non come madre e casalinga, confinata in casa alla cura dei bambini sotto la supervisione di una suocera sprezzante e pesante. E credo che tutto ciò abbia influito, drasticamente a mio parere, sul suo attaccamento sfrenato ai figli, al punto da non essere mai riuscita a staccare quel cordone ombelicale con loro, stringendoli di conseguenza in una sorta di legame di dipendenza da cui loro stessi faticano a slacciarsi, ricorrendo a lei per qualsiasi consiglio e opinione. Tuttora esercita un controllo sulle loro vite che a volte mi sconcerta, rifiutandosi di lasciarli andare e prendere il volo.
A volte mi spaventa quel suo modo di fare.
E mi capita di chiedermi: a chi mai assomiglierò io, avendo questi modelli di vita davanti agli occhi? Sarò una persona del tutto diversa, o inevitabilmente ripeterò gli stessi schemi a cui sono stata abituata da bambina o che recentemente potrei aver introiettato?
Quello che so è ciò che non voglio: non voglio che mio figlio cresca legato a me al punto da non poter spiccare il suo volo e diventare indipendente e un uomo che potrà crearsi liberamente la propria famiglia; non voglio  ritrovarmi a una certa età avendo perso il senso della mia vita soltanto perché mio figlio ormai è grande. E sopratutto spero di riuscire a tutelarlo da persone che in qualche modo vorranno legare e impedire la sua indipendenza.
Non voglio per lui né cappi al collo di affetto né cappi al collo di sensi di colpa.

mercoledì 16 giugno 2010

Desideri

A quanto pare mi sono bastati questi 5 mesi per cominciare a entrare nell'ottica del "pensiero-mamma" e finora, onestamente, non me n'ero neanche resa conto. Oggi mi sono incontrata per pranzo con le mie colleghe e ho cominciato subito a lamentarmi di come sia fastidioso il bimbolotto quando si muove di continuo e troppo (arrivando a tirarmi di quei calci che sento proprio come delle scosse elettriche!), ma al contempo di come vado in paranoia se non lo sento muoversi come suo solito (ovvero come uno di quei giocattoli a scatti che andavano tanto di moda circa 30 anni fa!). E una delle mie colleghe mi fa: "Eccoci, già pensi come una mamma rompicogliona: e se si agita troppo come mai e se se sta fermo perché!". Ovviamente ci siamo fatte una sana risata, ma 'sta cosa mi ha dato da pensare..cominciamo bene!
Senza contare che il mio lavoro, è inutile negarlo, mi manca. Mi manca e un po' mi spaventa, perché quando rientrerò ci sarà da mettersi le mani nei capelli..casi nuovi, famiglie nuove e..ore in più da dedicare loro sottratte naturalmente alla mia famiglia. Ma è un pensiero di quelli che ho dovuto accantonare per cominciare a pensare di creare appunto la mia famiglia, altrimenti forse il bimbolotto non sarebbe qui, troppo presa a pensare agli altri bambini.
Ma a prescindere.
Ieri ho anche avuto una discussione fastidiosa con mia mamma, ma che mi ha dato modo di riflettere molto. E' partita con una filippica che non la finiva più sul fatto che "Vai a fare figli e poi tanto ti lasciano sola". E da lì ho cominciato a chiedermi: ma perché si fanno figli? Che cosa ci spinge a desiderare di avere un bambino? Un altro essere umano che andrà a intaccare quel nucleo che per tanti anni è stato formato da due sole persone? E' ovvio che alla base c'è un bel po' di sano egoismo, i mille sogni relativi a un futuro in cui saremo sempre in tre (o magari di più, chi lo sa), uniti, vicini, a condividere uno stesso orizzonte.
Beh, ovvio che sono tutte cavolate. Perché un bambino, che un domani sarà un adulto, avrà suoi desideri e inevitabilmente farà sue scelte che non saranno necessariamente le nostre. Ed è proprio di questo che si lamentava ieri mia madre, facendomi insorgere (tanto per cambiare), quel bruttissimo senso-di-colpa che ormai non mi toglierò per tutta la vita e che, pur diventando io stesso mamma, non mi andrà mai via, perché sarò sempre figlia, una figlia che non ha esattamente rispettato i sogni di sua madre. E allora mi chiedo: che cosa farò quando lo stesso capiterà a me con il bimbolotto? Sarò in grado di affrontare in modo maturo la cosa o inevitabilmente anch'io finirò per riversare su di lui i miei malumori e il mio senso di solitudine?
E' inutile dire che sono tutte domande che già mi ponevo prima e che non mi permettevano di pensare a una possibile gravidanza. Queste insieme ad altre, naturalmente.
Ma ora che questo bambino c'è già, onestamente non voglio pensarci, non voglio dovermi confrontare ora con ciò che sarà un domani. Perché in fondo è ancora difficile sbrogliare il mio rapporto con mia mamma.
E voglio fortemente credere che il mio rapporto con mia mamma e tutto il mio passato, non influirà più di tanto sul rapporto che avrò con lui.