In genere non parlo troppo di ciò che avviene intorno a noi, ma stavolta non riesco a smettere di pensarci. Mi riferisco a quanto successo a Yara, naturalmente. E a quanto ogni giorno succede senza che probabilmente lo si sappia. Omicidi, stupri, violenze di ogni sorta. E quando a rimetterci sono i bambini rimango sempre molto scossa.
Forse sembrerà assurdo, ma quando stavo partorendo in un piccolo frangente tra il dolore e il pensiero che di lì a poco avrei conosciuto il mio bambino, ho pensato anche a Sarah Scazzi, a quanto era accaduto, a quello che doveva aver pensato negli ultimi frangenti.
Ed è ciò che torno sempre a pensare di Yara. A quello che può essere accaduto, a come può essere successo. Mi viene in mente me a quell'età, quando a volte la sera, tornando dagli allenamenti di pallavolo alla nostra scuola, tornavo a casa lungo una strada a poche centinaia di metri da casa mia, ma che a me pareva terribilmente buia, e certe volte, per la paura, quasi correvo. Eppure la conoscevo bene, percorrendola più volte al giorno. E d'altronde sarebbe bastato poco no?
Penso al dolore dei genitori, dei fratelli e delle sorelle.
Mi chiedo come si faccia a sopravvivere a tanto dolore.
E torno a pensare sempre più spesso anche a chi è questa gente. Come può essere così brutale.
E penso che qualcuno di loro ha avuto (ha) anche dei genitori, qualcuno che forse, un tempo lontano, gioiva di quel contatto caldo pelle contro pelle.
A volte vorrei poter credere che dietro ogni mostro c'è una mancanza d'affetto iniziale. Poi, mi rendo conto che non è così...