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martedì 1 marzo 2011

Gli orchi

In genere non parlo troppo di ciò che avviene intorno a noi, ma stavolta non riesco a smettere di pensarci. Mi riferisco a quanto successo a Yara, naturalmente. E a quanto ogni giorno succede senza che probabilmente lo si sappia. Omicidi, stupri, violenze di ogni sorta. E quando a rimetterci sono i bambini rimango sempre molto scossa.
Forse sembrerà assurdo, ma quando stavo partorendo in un piccolo frangente tra il dolore e il pensiero che di lì a poco avrei conosciuto il mio bambino, ho pensato anche a Sarah Scazzi, a quanto era accaduto, a quello che doveva aver pensato negli ultimi frangenti.
Ed è ciò che torno sempre a pensare di Yara. A quello che può essere accaduto, a come può essere successo. Mi viene in mente me a quell'età, quando a volte la sera, tornando dagli allenamenti di pallavolo alla nostra scuola, tornavo a casa lungo una strada a poche centinaia di metri da casa mia, ma che a me pareva terribilmente buia, e certe volte, per la paura, quasi correvo. Eppure la conoscevo bene, percorrendola più volte al giorno. E d'altronde sarebbe bastato poco no?
Penso al dolore dei genitori, dei fratelli e delle sorelle.
Mi chiedo come si faccia a sopravvivere a tanto dolore.
E torno a pensare sempre più spesso anche a chi è questa gente. Come può essere così brutale.
E penso che qualcuno di loro ha avuto (ha) anche dei genitori, qualcuno che forse, un tempo lontano, gioiva di quel contatto caldo pelle contro pelle.
A volte vorrei poter credere che dietro ogni mostro c'è una mancanza d'affetto iniziale. Poi, mi rendo conto che non è così...

venerdì 18 febbraio 2011

Quando un libro va dritto al punto

Una cosa che la stupisce continuamente è la mancanza di curiosità e di attenzione negli altri. Ogni volta che le capita di incontrare qualcuno che fa o pensa qualcosa che lei non conosce, tende a fare duemila domande, raccogliere informazioni, ascoltare finché non le sembra di avere imparato o capito. Però se si guarda intorno, le sembra che la maggior parte della gente vada dritta lungo i propri percorsi, senza occhi né orecchie per qualunque cosa non rappresenti un vantaggio immediato o una minaccia immediata o una fonte immediata di gratificazione.



Da qualche giorno ho iniziato a leggere il nuovo libro di De Carlo, LeieLui. E già dall'inizio mi hanno colpito molte frasi che mi sono apprestata a sottolineare, come faccio sempre quando qualcosa mi dà da riflettere.
Questa frase in particolare l'ho trovata semplicemente adatta a me. Non dico di essere un'ascoltatrice attenta o per lo meno non sempre, però mi impegno. Perché so quanto è importante per la persona che ho davanti. Quindi, in genere, se questa persona la stimo o è mia amica, cerco di mettere tutta l'attenzione possibile per costruire con lei un dialogo. Eppure già da tempo mi sono accorta che non è così per tutti.
Mi rendo conto che la propria vita spesso e volentieri è così frenetica e impegnativa, che non si ha il tempo (nonché la voglia, ma questo è un altro discorso) da dedicare agli altri. In genere lo si fa se quello che viene detto è comunque per noi importante, interessante o, come dice De Carlo, ci porta un'immediata soddisfazione oppure può essere una minaccia.
Non c'è cosa peggiore che vedere che il proprio interlocutore è perso in un suo mondo mentre tu stai parlando di una cosa che ti sta a cuore. E quante volte l'ho visto fare, purtroppo! Rimarcato da quel "Dicevi?" dopo aver magari indicato altro o detto altro.
Col tempo, mi è passata la voglia di aprirmi con certe persone i cui atteggiamenti sono stati, a mio avviso, distaccati o troppo presi dalla propria vita. E mi sconcerta poi scoprire che, dopo, ci restano anche male se non racconto cose di me o se scoprono che ho parlato di una certa cosa con altri e non con loro. Al che, inizio persino a sentirmi in colpa. Per poi avere un innato moto di ribellione: perché? Perché dovrei stare a spiegare, raccontare ecc.? Visto che poi, una volta capito qual era il punto, di nuovo appare quel fare distaccato, quel "ah, certo.." senza senso?
E quindi mi chiedo perché fondamentalmente mi vengano richieste informazioni personali, se poi dopo neanche cinque minuti siamo tornati a parlare di altro.
Non so. A volte le persone sono davvero strane...

Ps: ne approfitto per pubblicizzare il blog di..Papozzo!!!!