Visualizzazione post con etichetta mamma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mamma. Mostra tutti i post

martedì 26 aprile 2011

Ancora di mamme e situazioni post-figlio

Continuo a pensare alle mamme, a questo mondo variopinto. Sì, perché ogni tanto mi arrivano consigli o modi di pensare, che poi queste mamme non hanno assolutamente seguito. E rimango spiazzata, perché mi chiedo se si siano dimenticate di ciò che hanno vissuto/passato oppure sia la rivalsa di aver loro stesse passato quei commenti/consigli non proprio richiesti. A cominciare da quelle che ti dicono di non avere orari rigidi/fissi per le pappe, che tanto al bimbo non succede niente. E in effetti è così, ma pensato di tenere degli orari così rigidi, se mantengo all'incirca una mezzora di flessibilità intorno a un orario è perché comunque poi non voglio ritrovarmi la notte con un bambino che urla dalla fame. E mi viene da sorridere se ripenso ai: "No, a quest'ora non venite perché i bimbi mangiano" o anche "No, non si può fare perché dopo mezzora i miei figli mangiano" ecc.
Una delle conversazioni più eclatanti, comunque, l'ho avuta il giorno di Pasqua, con una mamma di una bimba di 4 anni. Si meravigliava di come Pagnottella fosse socievole con tutti, al punto di stare tranquillamente in braccio anche a sconosciuti, sorridendo divertito. "La mia non ha mai voluto stare in braccio a nessuno". In realtà, non è che sia andata esattamente così, in pratica sua figlia non la potevamo neanche toccare senza prima esserci disinfettati mani, braccia e quant'altro. Ed è da lei arrivato il commento tanto a sproposito: "Di amore non è mai morto nessuno, meglio tanto amore che stronzaggine pura". Ah bon! Se di amore non è mai morto nessuno, perché solo lei poteva abbracciare la figlia?
Su certe cose cerco di essere paziente e comprensiva, cerco di capire cosa spinge una persona a dire/fare qualcosa. Su altre sorrido, perché non ne posso fare a meno; altre ancora mi infastidiscono non poco.

Un'altra cosa che ho notato, è che quando diventi mamma passi in secondo piano. Anzi, forse passi proprio in un'altra dimensione. Perché è solo il tuo piccolo che ormai esiste. Fantastica la scena di qualsiasi pranzo/cena in compagnia di nonni. Il tuo piccolo sarà sempre accanto al nonno alla nonna, tu relegata in un angolo della tavola a cui si scorderanno persino di passare le patate al forno, quelle che brami da tutto il pasto.
Ed è allora che ti accorgi che quella che eri un tempo, non potrai esserlo mai più, perché per sopravvivere è necessario davvero cominciare a usare la voce, mettere un po' da parte la gentilezza e assumere un modo di fare che forse non ti è mai stato tanto congeniale, ma ti rendi conto che le punzecchiature, a volte, servono a far capire che esisti e devi essere ancora rispettata. Non solo come madre di tuo figlio, ma come essere umano indipendente.

mercoledì 20 aprile 2011

Il mio bambino

In questo periodo mi è capitato di confrontarmi con varie mamme. E mi stupisce sempre vedere come siamo diverse noi donne. C'è chi si inventa di tutto per stimolare il proprio figlio e chi invece l'amore lo dimostra con gesti d'affetto o semplicemente cucinando una buona pappa. Chi quel giorno è così stanca che la tv è l'unico aiuto per distrarre un po' il proprio figlio e chi invece "no, la tv assolutamente no". C'è a chi qualche volta scappa la pazienza e lo dice e chi invece sostiene che non le è mai capitato (magari è vero, buon per lei...). C'è quella che ha avuto il parto più meraviglioso del mondo e il bimbo più docile del mondo che di più non si potrebbe volere. E quella che va in giro per casa (ma anche fuori) coi capelli sparati, con un po' di rigurgito sulla maglietta e non si è accorta che un po' di crema mais e tapioca le si è spatasciata sul pantalone. C'è chi il pianto del proprio bimbo lo interpreta meglio di un dizionario bimbo-italiano e chi invece sta ancora a scervellarsi per capire che diavolo gli è preso in questo momento.
A me questa fauna di mamme incuriosisce sempre, come sempre mi hanno incuriosito i rapporti interpersonali e le persone in generale. Potrei restare ore a osservarle o leggerne i propri pensieri. Ovviamente c'è anche la voglia di ricercare una propria sensazione anche nelle parole delle altre, o un proprio comportamento in quello delle altre, quasi come a volersi in qualche modo standardizzare. E poi noto, tacito non detto ma presente, la voglia che il proprio bimbo raggiunga i livelli degli altri, anche se poi "..ma sì, quando arriverà il momento lo farà", ma intato "perché non lo fa??? Che ha in meno il mio bambino??". E quel dentino che non arriva...
E mi viene da sorridere perché le mamme alla fine sono tutte uguali, con le proprie insicurezze dette e non dette.

Pagnottella ormai ha 6 mesi e a volte mentre stiamo giocando insieme, oppure è sul divano che guarda e chiama il nostro cane (ebbene sì, chiama solo lei. Penso che la prima parola che dirà sarà il suo nome e non certo mamma e papà, già ora i suoi versi per chiamarla sono abbastanza simili alle vocali del suo nome), mi sorprendo a dirmi "Caspita, è mio figlio", o ancora: "Ho un figlio". E mi fa così strano ancora vedermi in veste di mamma. Qualche tempo fa ho rincontrato un'amica che conosco da più di 20 anni! E guardando me e mio figlio mi ha detto: "Io non riesco ancora a vederti come mamma, mi sembri la solita pazza casinista di sempre". E' difficile da realizzare, credo. Mi prendo cura di lui, gioco con lui, esco con lui, parlo con lui, invento canzoncine e balletti per lui. E da 6 mesi è diventato la persona più importante della mia vita. E sono una mamma...incredibile!

Poi comunque c'è sempre la commessa del negozio dove sei andata a comprare una magliettina per una tua amica, taglia S, e decidi di prenderla anche te e lei, immancabilmente ti dice: "Per te taglia M no?". E allora capisci che sì, sei una mamma e quei cazzo di kg in più non li hai ancora smaltiti per niente e ti sei gonfiata come una mongolfiera. Così passi le tue serate a riguardare le foto di quando eri giovane, snella e carina. Ti stringi nelle spalle e pensi che "ma vabbè, un figlio mica ce l'avevo allora".

domenica 30 gennaio 2011

Mamma-leonessa o mamma-stai-calma?

Che dire? Sono diventata come quelle leonesse che curano i propri cuccioli e fanno sì che si preservino fino alla crescita. E dire che quando mi rendevo conto di alcune madri che si comportavano in certi modi, proprio non riuscivo a capirle. E ora invece..Sono bastati alcuni sguardi di mio figlio, quando viene preso in braccio e mi cerca, quasi a capire se è tutto a posto. E io che cerco di rassicurarlo col mio sguardo e il mio sorriso, ma poi fremo e scalpito se vedo che gli viene fatto qualcosa che lo mette a disagio, come sciabordarlo di qua e di là (eppure lo sanno che ha il reflusso, cacchio!) o se viene tenuto in una posizione che non gli piace.
E io mi trovo in conflitto con me stessa. Da una parte c'è la mamma-leonessa, quella che vorrebbe intervenire e mozzare millemila teste..ehm, no, d'accordo, non proprio mozzare le teste, ma per lo meno intervenire, spiegare, cercare di far capire.
Poi c'è l'altra me, quella che si dice "lascia stare, non fare sempre la parte di quella che poi viene considerata esagerata". E sia in un caso che nell'altro non mi piace. Se intervengo, non mi piace perché mi sembro davvero a volte troppo esagerata (anche se una parte di me non si reputa tale), se non intervengo mi dico: "Ma che madre sei che pur di non voler passare male, lascia che il proprio figlio si trovi in una situazione di disagio?!" (per quanto non certo pericolosa, ecco!).
E poi in certi momenti, non c'è il tempo di pensare, la mamma-leonessa interviene, ruggisce e scalpita.
E ancora continuo a non concepire il "Dammelo" (neanche mio figlio fosse un oggetto) e chi mi contesta su quelle che per me sono certezze sugli stati d'animo di mio figlio. Ecco..come dire..divento una belva.

Situazioni tipo.
"Per favore, va tenuto dritto, ha appena mangiato. Non smuovetelo troppo che poi rigurgita troppo"
"Ma no, ormai è passato il tempo"...Vola vola vola. Rotola rotola rotola.
"Oh..toh..un rigurgitino".
E intanto il latte arriva fino a terra. Dalla sua bocca!

"E' infastidito"
"No, prima mi ha sorriso"
"Sì, prima era tranquillo, ora è infastidito".
Intanto lamenti vari di Pagnottella.
"No, no, dammelo"
"No, un attimo".
Io che cerco di cullarlo per tranquillizzarlo.
Dall'altra parte qualcuno che gli posiziona a un centrimetro dal viso un gioco pieno di luci e suoni.
Pagnottella che ha lo sguardo fisso, poi scoppia a piangere.
"Dai, da qua, dammelo".
Nervoso a mille, ma..
Passaggi di braccia in braccia.
Lamenti di Pagnottella.
"E' stanco"
Blateramenti vari con voci in falsetto per distrarlo.
Dopo un bel po' di piagnucolamenti di Pagnottella.
"Sì sì..è stanco".
Con tono come a dire: ma sì, l'avevo capito...

E qui a me si spalancano d'istinto le fauci.

martedì 5 ottobre 2010

E fai sempre crollare tutto...

Pensi che le cose d'ora in poi saranno diverse, che dopo ieri qualcosa è cambiato per forza.
Ti sforzi sempre per fare le cose affinché anche lei sia contenta, perché non ha avuto dalla vita ciò che desiderava. Ma non basta mai. Alla fine sei sempre la figlia che non fa mai le cose giuste, insieme agli altri due fratelli, ovviamente. E certe tue scelte non vengono neanche capite, comprese.
Poi arrivano i momenti più belli e importanti, quelli dove vorresti che tutti fossero felici come te, o per lo meno le persone che ti vogliono bene, quelle di riferimento ecco. E invece lei ne ha sempre una. Lei riesce sempre, in quei momenti, a farti piangere. A farti sentire sbagliata.
Perché se fai in modo che passi i primi giorni della vita di tuo figlio a casa tua, insieme, perché anche lei possa godersi il nipote, nonostante la lontananza, rubando persino un pezzetto di quella privacy di famiglia che stai per costituire insieme a tuo marito, non va bene, perché ha dovuto rinunciare ad altre ferie per te.
E sentirsi sempre dire: "D'ora in poi penserò solo a me, visto che non ci pensa nessuno". Quando sai che non è vero, quando fai in modo che anche lei sia sempre presente nella tua vita, anche se lontana.
E a -5 giorni dalla data presunta del parto, sentire poi: "Fai figli, vedrai poi quello che ti aspetta".
Ecco, grazie mamma.
Non siamo figli perfetti, non lo siamo mai stati. Ormai lo sai. Smettila di pretendere che usiamo la sfera di cristallo, perché ormai lo sai bene che non ci arriviamo.
Non puoi pretendere e poi ferire.

Sì, vorrei emigrare, ma lontano da tutti.
Non è bastato mettere km tra noi.
Mia suocera tiene i suoi figli legati a sé in un modo, tu in un altro.
E io trovo tutto ciò veramente schifoso e penso che non voglio essere madre come voi.
Come nessuna di voi.