mercoledì 30 giugno 2010

Amico Colon e i miei due Tipi

Oggi ho avuto la visita mensile di controllo. Non so come abbia fatto a tenere duro e a non chiamare la mia ginecologa per fissare prima un appuntamento, grazie alle mie super paranoie, ma ce l'ho fatta! E devo ammettere che sono proprio fiera di me (non c'è che dire, cambiano proprio i punti di vista e le priorità, vabbè..). Per fortuna tutto sta procedendo bene, il mio amico Utero è a posto, cioè come dovrebbe essere, mentre il bimbolotto cresce (e da testa spropositata è tornato a essere testa-normale; d'altronde prima era una gamba-gazzella, poi la gamba è tornata normale; poi è stato anche super addominalato, ma anche quello è rientrato nella norma. Insomma, è in continua evoluzione!). E io ho potuto tirare un bel sospiro di sollievo. I miei doloretti e i fastidi alla pancia sono dovuti unicamente al mio amico Colon (che si infiamma come nulla) e al fatto che il torello ha pensato bene di sviluppare i suoi arti facendo esercizio proprio su di lui! Mi fa così male che a volte sono piegata in due e faccio fatica a camminare, per non parlare poi del fatto che ogni volta che mi si infiamma..mi vengono tutte le voglie del mondo!! E questo succedeva anche prima della gravidanza, naturalmente. Se per mesi non avevo dato peso alla cioccolata, ecco che improvvisamente col mal di colon insorgeva anche una voglia sfrenata di cioccolata e di tutti quei goduriosi dolci a me vietati!!!!
Insomma, sono di nuovo a stecchetto e vado avanti a tisane, speriamo che passi alla svelta.

Ah, oggi mentre aspettavo il bus per tornare indietro, mi si è affiancato un ragazzo con handicap che forse avrà avuto sui 20 anni circa. Difficile capirlo, purtroppo. E ho capito subito che si era fermato sopratutto per fare il broccolone (probabilmente dovuto all'esplosione incredibile delle mie tette che finalmente posso mostrare con un po' d'orgoglio - e anche imbarazzo, visto che prima ero piatta come una tavola), visto che poi ha voluto che lo accompagnassi al taxi che era arrivato e che, mentre andavamo, mi ha chiesto se avevo "il tipo". Caro mio, sfortuna tua vuole (ma fortuna mia, naturalmente) che ora ne ho addirittura due!!!

lunedì 28 giugno 2010

Quello che le mamme..ti dicono!

Di solito, mi è sempre capitato il tipico esempio di mamma il cui figlio è sempre perfetto. Quello che dorme, che mangia ai giusti orari e così via. Con le amiche (per la verità, per adesso una) è stato diverso, magari arrivano persino a confidarti qualcosa, ma poco, giusto dopo, quando tocca a te e sei lì lì per.
Invece ieri ho beccato la "mamma incazzata col mondo". Ero con mio marito a farmi una passeggiata domenicale, quando decidiamo di entrare in un negozietto di articoli Disney per bambini. La signora, un poco annoiata probabilmente, ci arpiona immediatamente con chiacchiere generali, poi notando il mio stato, mi chiede di quanto sono e le classiche domande che si fanno in simili circostanze. Mio marito, povero lui, azzarda persino un "non vedo l'ora che sia il termine per poter avere tra le braccia mio figlio". Lo avesse mai detto! E' come se nella signora fosse scattata una qualche molla (di follia). Ha cominciato a dirgliene di ogni colore: che ora dice così, ma poi non lo dirà più, che i figli si fanno senza pensarci e che poi dopo si vorrebbero mollare altrove, che non si sa mai ciò che ci aspetta fino a che non lo si prova irrimediabilmente.
Dopo aver provato la tattica del darle ragione per farla smettere (e intanto avviarci verso l'uscita del negozio), questa ha cominciato a sparare a zero sui padri che prima non vedono l'ora e poi spariscono.
Ora, io non so che razza di vita le sia toccata, povera donna, sta di fatto che mio marito è stato lì lì per mandarla a quel paese. Neanche al suo: "Guardi, io non parlo per gli altri ma per me" e al mio: "No guardi, forse ha capito male, ma lui è molto bravo, mi dà mano in tutto", lei ha fatto il suo "ah-ah!" e continuato a sproluquiare del fatto che "certo certo, si dice sempre così, e poi ci si ritrova sole!".
Insomma.. sono uscita da quel negozio senza aver comprato niente e chiedendomi se per caso mi stia per nascere un mostro che succhierà tutta la mia linfa vitale e che alla fine farà scappare mio marito di casa.
(Intanto oggi, il mostriciattolo, non ha fatto altro che prendermi a calci in maniera piuttosto plateale..e forse è il suo modo per dirmi che dovrei un tantino fregarmene di ciò che dice la gente - in un senso e nell'altro - e che tanto la realtà non sarà mai lontanamente vicina a quella che sarà quando nascerà).

venerdì 25 giugno 2010

Le 10 cose che non sopporto in gravidanza

1. La gente che si sente in pieno diritto di smanacciarti la pancia. Attenzione, non sto dicendo "toccare", ma proprio "smanacciare", ché in fondo, dai, una carezza ci sta, è anche carino (benché io sia proprio all'antitesi dei contatti così diretti). Sto parlando invece di quelle persone che si sentono in pieno diritto di comprimerti la pancia per sentire meglio il bambino (???), che te la sheckerano (ebbene sì, esistono) e quant'altro.
2. Il mal di schiena, il mal di stomaco, la colite più forte che mai
3. La camminata da pachiderma
4. Le paranoie che arrivano subito dopo una settimana dalla visita di controllo, giusto per non farci mancare niente
5. I nervi a fior di pelle e le persone che ce la mettono tutta per fartele girare ancora di più
6. Mia suocera
7. Sentirti dire che il dolore del parto lo dimenticherai (precisiamo: io ho dimenticato persino i dolori delle coliche renali avute due settimane fa, non per questo non li ho patiti e sentiti)
8. I leucociti nelle urine
9. Metterci il triplo a pulire la casa (cosa che prima riuscivi a fare in un'oretta del tuo già scarso tempo libero a disposizione. Ora ne hai da vendere e riesci a fare 1/4 di ciò che facevi prima, compreso leggere)
10. Sentirti la solita classica donna incinta che non fa che parlare dei suoi acciacchi


In particolare, riferendomi al punto 6, vorrei giusto aggiungere due cosette.
A suo dire in questo momento non posso neanche essere incavolata col mio cane (se per es. ci ho messo 4 ore per pulire casa e quando finalmente mi butto sul divano perché pancia e schiena chiedono pietà, lei mi tira fuori dai vasi tutta la terra, spargendomela ovviamente per tutta casa), perché altrimenti si ingelosisce e non sono in grado di dimostrarle il mio bene (e certo, perché ora aspiro al ruolo di Santa Goretti); si domanda quando mio cognato prenderà le ferie per il nipote (what??); mi palesa un futuro in cui mio figlio è probabile che fumerà e anziché farglielo fare di nascosto dovrò io stessa dargli le sigarette (what???) e dulcis in fundo parte all'attacco coi sensi di colpa dicendomi che vede suo figlio (mio marito) stanco e quindi chissenefrega se non riesco più neanche a fare un viaggio per andare a trovare mia mamma a km di distanza, però per andare da loro in montagna devo assolutamente, per mio marito (come se per tutto l'anno non ci vedessimo MAI).

martedì 22 giugno 2010

Vita sociale

Incredibilmente oggi per me è stata una giornata da "vita sociale". E da quando sono a casa in maternità (praticamente da subito dato che ho avuto vari problemi), la mia vita sociale si è ridotta a parlare coi gatti e col cane, varie telefonate di mia suocera e internet. Lo so, è abbastanza deprimente.
Le amiche riesco a vederle quando non lavorano, il che significa quasi mai.
Ma oggi è stato diverso. Due mie amiche/colleghe sono venute a casa mia per preparare un regalo a una terza amica/collega che sabato si sposa e così abbiamo passato la mattinata e il pranzo insieme. Ho parlato così tanto che penso di essermi seccata la trachea! Ma cavoli se mi ci voleva! E cosa ancor più fantastica, mentre aspettavo le mie due amiche, mi sono affacciata al terrazzo per vederle arrivare e..la mia vicina di casa (che ha partorito una bimba a fine novembre) mi ha chiamata dalla finestra di casa sua e mi ha detto di andar da lei dopo pranzo. Così altra lunga chiacchierata con lei, ammirando intanto la bimba che mi lanciava sorrisi da sciogliere il cuore.
Ora che sono di nuovo a casa sento un po' troppo vuoto per le mie orecchie...E devo ammettere che essermi potuta sfogare con qualcuna che sta passando (o ha passato) cose che sto attraversando io, mi ha fatto molto bene. Un po' della tensione delle settimane scorse si sta sciogliendo. Un po' delle paranoie se ne sono andate (anche se non sono un'illusa, so che già stasera torneranno, ma intanto mi godo il momento) e mi sembra che la giornata sia perfino più bella del solito (cosa per altro non vera, ma sorvoliamo).
E' bello infatti potersi un po' lamentare dei propri gatti (nel mio caso anche cane, vabbè) che perdono il pelo e, pur amandoli tanto, vorresti tosarli, per non dover sempre trovarteli dappertutto nonostante le varie passate di aspirapolvere e quant'altro. Ti fa sentire compresa e non fuori di testa, come a volte ti vedi. Finalmente inizi a capire che il nervosismo che provi non è soltanto che stai impazzendo a stare in casa (ma anche quello!), ma forse sono pure gli ormoni che ormai vanno per conto loro.
Ce ne vorrebbero un po' di più di giornate del genere e anche se mi rendo conto che non sarà possibile, certo non tutti i giorni, sarebbe bello che almeno ce ne fosse anche soltanto uno ogni  due settimane, perché a volte si ha proprio l'esigenza di staccare con la testa. Perché forse sarò anormale, ma con tutti gli acciacchi che mi sono venuti, mi faccio più prendere dalle paranoie che da altro e so che questo non è l'atteggiamento giusto.
Oddio, sono addirittura al punto che sono felice di sentir parlare di lavoro!!!!
Comunque se di giorno la mia vita sociale rasenta lo zero, devo ammettere che di notte mi do alla pazza gioia. I miei sogni con la gravidanza sono diventati dei film da pazzi! Non solo ormai arrivo al punto da essere altre persone (cambiando addirittura genere e sesso), ma dietro ci sono di quelle storie così elaborate e complicate che, volendo, potrei farci un romanzo!!!

venerdì 18 giugno 2010

Attimi di tenerezza

E poi dicono che i gatti sono menefreghisti e amano la solitudine. Ieri sera ero particolarmente giù e inevitabilmente ho pure agitato il piccolo. E' corso in nostro soccorso il gatto di casa, Botolo, ed eccoci qui.




mercoledì 16 giugno 2010

Desideri

A quanto pare mi sono bastati questi 5 mesi per cominciare a entrare nell'ottica del "pensiero-mamma" e finora, onestamente, non me n'ero neanche resa conto. Oggi mi sono incontrata per pranzo con le mie colleghe e ho cominciato subito a lamentarmi di come sia fastidioso il bimbolotto quando si muove di continuo e troppo (arrivando a tirarmi di quei calci che sento proprio come delle scosse elettriche!), ma al contempo di come vado in paranoia se non lo sento muoversi come suo solito (ovvero come uno di quei giocattoli a scatti che andavano tanto di moda circa 30 anni fa!). E una delle mie colleghe mi fa: "Eccoci, già pensi come una mamma rompicogliona: e se si agita troppo come mai e se se sta fermo perché!". Ovviamente ci siamo fatte una sana risata, ma 'sta cosa mi ha dato da pensare..cominciamo bene!
Senza contare che il mio lavoro, è inutile negarlo, mi manca. Mi manca e un po' mi spaventa, perché quando rientrerò ci sarà da mettersi le mani nei capelli..casi nuovi, famiglie nuove e..ore in più da dedicare loro sottratte naturalmente alla mia famiglia. Ma è un pensiero di quelli che ho dovuto accantonare per cominciare a pensare di creare appunto la mia famiglia, altrimenti forse il bimbolotto non sarebbe qui, troppo presa a pensare agli altri bambini.
Ma a prescindere.
Ieri ho anche avuto una discussione fastidiosa con mia mamma, ma che mi ha dato modo di riflettere molto. E' partita con una filippica che non la finiva più sul fatto che "Vai a fare figli e poi tanto ti lasciano sola". E da lì ho cominciato a chiedermi: ma perché si fanno figli? Che cosa ci spinge a desiderare di avere un bambino? Un altro essere umano che andrà a intaccare quel nucleo che per tanti anni è stato formato da due sole persone? E' ovvio che alla base c'è un bel po' di sano egoismo, i mille sogni relativi a un futuro in cui saremo sempre in tre (o magari di più, chi lo sa), uniti, vicini, a condividere uno stesso orizzonte.
Beh, ovvio che sono tutte cavolate. Perché un bambino, che un domani sarà un adulto, avrà suoi desideri e inevitabilmente farà sue scelte che non saranno necessariamente le nostre. Ed è proprio di questo che si lamentava ieri mia madre, facendomi insorgere (tanto per cambiare), quel bruttissimo senso-di-colpa che ormai non mi toglierò per tutta la vita e che, pur diventando io stesso mamma, non mi andrà mai via, perché sarò sempre figlia, una figlia che non ha esattamente rispettato i sogni di sua madre. E allora mi chiedo: che cosa farò quando lo stesso capiterà a me con il bimbolotto? Sarò in grado di affrontare in modo maturo la cosa o inevitabilmente anch'io finirò per riversare su di lui i miei malumori e il mio senso di solitudine?
E' inutile dire che sono tutte domande che già mi ponevo prima e che non mi permettevano di pensare a una possibile gravidanza. Queste insieme ad altre, naturalmente.
Ma ora che questo bambino c'è già, onestamente non voglio pensarci, non voglio dovermi confrontare ora con ciò che sarà un domani. Perché in fondo è ancora difficile sbrogliare il mio rapporto con mia mamma.
E voglio fortemente credere che il mio rapporto con mia mamma e tutto il mio passato, non influirà più di tanto sul rapporto che avrò con lui.

martedì 15 giugno 2010

Di pioggia e avventure

E mi sembra logico! Come se non fosse bastata la vacanza programmata tempo fa per il nostro anniversario di matrimonio (che abbiamo dovuto annullare causa maltempo che non accennava a smettere), sabato ci siamo comprati una piscinetta gonfiabile da mettere sul terrazzone che abbiamo al secondo piano di casa nostra. Già immaginavamo giornate di relax ammollo e sole e..invece..già dal giorno dopo praticamente nuvoloni neri si addensavano sopra il nostro pergolato.
Già è abbastanza che per 4 anni io non abbia visitato il mare almeno un w-end ogni due come facevo una volta, pure questo fantastico tempo ci voleva???
Ma noi non ci abbattiamo! Bimbolotto, fidati che la tua presto-mamma troverà il modo di portarti a visitare i più bei mari d'Italia, dovessimo farci anche km e km di viaggio! Ma tu ti abituerai presto vero? Se prendi da me, di sicuro ^__- Se invece dovessi prendere da papà (ipotesi che per la verità preferirei non dover neanche considerare...) dovrò scollarti dal divano a gran fatica, ma sono certa che il richiamo dell'avventura avrà del fascino anche per te.
Adesso pensa a crescere bello forte dentro di me, al resto ci pensa la tua quasi-mamma.

lunedì 14 giugno 2010

Di libri

Oggi parlo un po' di due libri, finiti entrambi di recente e che mi hanno colpito, seppure in maniera diversa, ovviamente.
Sono sempre molto scettica riguardo alle nuove storie di vampiri & co., ma devo ammettere che questo romanzo di Beth Fantaskey mi ha decisamente conquistata favorevolmente. Certo, ci sono ancora alcuni elementi che solitamente mi fanno scuotere il capo e rivolgere gli occhi al cielo (ad esempio il fatto che il vampiro in questione ha sempre pantaloni neri e stivali. Tuttavia, qui siamo fortunati in quanto il nostro Lucius, ben presto, sentirà l’esigenza di integrarsi con i comuni teenagers americani preferendo jeans e t-shirt, ode a Beth Fantaskey!), stavolta però la trama ha saputo ben coinvolgermi e quello che mi ha definitivamente conquistata è stata anche l’ironia trovata tra queste pagine, in particolare nelle lettere che Lucius scrive allo zio Vasile per raccontargli la vita di questi americani, tra cui si ritrova a dover vivere per onorare il Patto.

Ma andiamo con ordine. Jessica Packwood è una normalissima adolescente alle prese coi chili di troppo e una cascata di capelli ricci indomabili; finalmente un personaggio un po’ in carne e con capelli ricciuti, visto che ormai siamo totalmente circondati dalle donne grissino e dai capelli liscissimi.

Jessica non ama l’impossibile, ma la realtà e tutto ciò che può essere spiegato in maniera razionale e matematica. Ecco perché le sembrerà di essere finita in un incubo quando, a casa sua (e nella sua scuola), si presenta questo ragazzo altissimo, lunghi capelli neri (e ovviamente non sto a dirvelo: vestito di nero!!!) sostenendo di essere il suo promesso sposo vampiro e che anche lei lo è!

A questo punto la storia si dipana in una maniera forse prevedibile, ma tuttavia godibile: Lucius non è come gli altri ragazzi, è cresciuto in un castello, ha avuto una buona educazione e non assomiglia ai ragazzotti un po’ campagnoli, scurrili, volgarotti e rozzi che si vedono a scuola.

Tuttavia non sarà facile per Lucius conquistare il suo cuore e quando alla fine ci riuscirà…ecco che la storia prende una strana piega. E si arriva a domandarsi se davvero Lucius sia innamorato di lei e se questo patto antico, stipulato dagli Anziani vampiri affinché le casate di Lucius e Jessica (il cui vero nome è Antanasia), da sempre in lotta, possano continuare a vivere in pace, non sia un mezzo o una trappola per ottenere l’esclusivo Potere.

Un romanzo davvero molto godibile e simpatico, capace anche di coinvolgere a livello emotivo, basta pensare ad alcuni passaggi (quelli che hanno colpito me mentre leggevo) come “Lucius era ormai a pochi centimetri da me. Si chinò per guardarmi dritto negli occhi. Poi mi mostrò i denti. Ma quelli che vidi non erano più denti normali. Erano zanne lunghe e appuntite, due canini scintillanti, seducenti, affilati. Erano quanto di più spaventoso, perfetto e incredibile avessi mai visto in vita mia” e “Ma Lucius non avvicinò le sue labbra alle mie…le fece invece scivolare lungo la mia guancia, poi la mandibola…sempre più giù, fino alla gola. Socchiuse leggermente le labbra e percepii il tocco leggero dei suoi denti sulla mia pelle, appena sopra il punto dove il sangue pulsava forte nelle vene. Quei denti…irreali, impossibili…non m’importava più. Tutto ciò che volevo era sentirli su di me. Ne avevo bisogno, come mai avevo avuto bisogno di niente in vita mia. Fu allora che nella mia bocca si insinuò un dolore, simile alla deliziosa, delirante agonia che accompagna la lotta per venire alla luce”.

Jessica/Antanasia, durante le pagine del romanzo, comincerà a cambiare, ma il suo cambiamento va al di là del divenire un vampiro lei stessa, che non è poi questo l’elemento che caratterizza alla fine il suo processo, quanto piuttosto l’acquisizione di una consapevolezza maggiore di se stessa, di quello che può valere e della sua forza al di là di tutto. E nel suo cambiamento, aiuterà lo stesso Lucius a prendere coscienza di ciò che è e forse a distaccarsi da quella figura di forte guerriero, avvezzo al dolore ma non all’amore e ai gesti compassionevoli se non per ottenere scopi, al punto da scardinare uno dei pilastri del libro Guida per giovani vampiri (che Lucius regala a Jessica durante i primi giorni dal loro incontro, affinché cominci ad abituarsi al suo nuovo Essere).

Una parte che ho trovato leggermente meno interessante e troppo veloce è stata quella relativa al finale, dove ormai tutto avviene in maniera troppo repentina e dove forse ci si sarebbe attesi una qualche lotta infernale, mentre invece si lascia il passo all’amore e a ciò che può ottenere.

In ogni caso è uno di quei libri che potrei anche rileggere, quindi passa sicuramente il vaglio del mio “cuore di roccia".
 
Questo invece è uno di quei romanzi che ti aspetti da sempre, perché sei cresciuto con una nonna che ti raccontava storie simili. Perché in fondo al cuore, hai sempre sognato di essere un po’ in un altro mondo, in altri tempi, in mezzo a re, principi, vassalli, popoli particolari e magari possedere anche un dono particolare, l’Arte, anche se non tutti possono utilizzarla.


Robin Hobb, con questo suo primo romanzo (che però io ho letto come un suo secondo), mi ha definitivamente conquistata.

E’ uno di quei libri che sai che potrai leggere anche a tuo figlio, quando sarà abbastanza grande da sognare e capire e immaginare e immedesimarsi.

L’apprendista assassino, primo di una trilogia, è la storia di Fitz, bastardo di uno dei principi del re regnante a Borgo Castelcervo. Il suo arrivo al castello, a soli sei anni, porta subito notevoli cambiamenti, rancori e invidie.

Fitz, che per molto tempo non avrà un nome, sarà allevato dallo stalliere di suo padre, cominciando ben presto a capire di avere uno strano potere, quello che la gente chiama Spirito, che teme e non vede di buon occhio: può infatti comunicare e avere un legame particolare con gli animali che lo circondano. Ma questo potere non è apprezzato, proprio perché si teme che, chi ne faccia uso, possa diventare una bestia come gli animali con cui può entrare in connessione. Per questo, lo stalliere Burrich cercherà per molti anni di dissuaderlo (anche con le dure minacce) dall’utilizzarlo, rendendo Fitz al contempo più solo e sconsolato.

Ma un’altra persona si prenderà cura di lui, sotto le direttive dello stesso Re Sagace in persona: Umbra, figura celata al resto della Corte, nonché Assassino per conto del suo Re.

Umbra introdurrà Fitz alle arti dell’assassinio, per legarlo indissolubilmente alla fedeltà verso il proprio Re.

Questa è a grandi linee la storia che la nostra Hobb ha architettato e immaginato, ma è molto di più. Bellissime sono le descrizioni relative ai legami che Fitz instaurerà con due cani, Nasuto e Ferrigno, molto più nobili di animo di tanti umani.

Altrettanto belle e avvincenti, quelle relative ai Pirati delle Navi Rosse che imperversano le coste e minacciano le corti limitrofe e anche quella di Castelcervo e il cui potere è ancora un mistero: dopo aver infatti catturato alcuni degli uomini dei villaggi che depredano, sono capaci di privarli di tutti i sentimenti umani e le relazioni fino ad allora da questi instaurate, per poi farli tornare indietro, ormai resi brutali e svuotati di qualsiasi umanità, predoni essi stessi fino a che non saranno fermati.

Insomma, un altro libro assolutamente da leggere e rileggere.

venerdì 11 giugno 2010

E di suocere

Ce la farò a sopravvivere?? Ora mi chiama almeno una volta al giorno (più o meno stesso orario, manco fosse diventato un appuntamento fisso, il nostro!), senza contare le volte che vorrebbe portarmi in giro a fare compere per il bimbolotto, ma proprio non ci siamo, io vorrei soltanto poter girare con mio marito! O tutt'al più con le mie amiche.
E non oso pensare a cosa sarà dopo, quando lui sarà nato.

giovedì 10 giugno 2010

Il primo regalo

Questo è stato uno dei primi regali che abbiamo comprato al bimbolotto subito dopo la morfologica. Volevamo che fossimo noi genitori a regalargli il suo primo pupazzo, sperando che poi possa piacergli nel tempo.
In realtà gli abbiamo comprato ancora molto poco, incerti su ciò che sarà adatto per lui e ancora un po' sprovveduti da questo punto di vista. Diciamo che ci guardiamo intorno, affascinati e anche un po' presi da questa giostra che ora sembra bellissima.
Fa ancora specie pensare che tra 4 mesi qui con noi ci sarà un bambino vero e proprio. E che quello che sento, nella mia pancia, quello che mi tira così tanti calci da dover restare anche sveglia un po' la notte, è proprio lui.
Non sempre me ne rendo conto.
Lo abbiamo desiderato e cercato, ma è arrivato talmente in fretta che neanche ce ne rendavamo conto per davvero.
E non posso certo dire che questa gravidanza sia stata (o sia tuttora) una passeggiata, tutt'altro.
Eppure lui è già così prepotentemente nei nostri pensieri e nei nostri discorsi. In fondo già da adesso non siamo più due, ma tre.

mercoledì 9 giugno 2010

Un nuovo inizio!

Mi sembra ancora strano riprendere a scrivere e farlo in un nuovo spazio.
Mi sembrava più che giusto cominciare altrove, visto che le cose stanno piano piano cambiando. In primis c'è lui e questa pancia che mi accompagna, che mi fa sorridere e preoccupare allo stesso tempo. Immagino che in fondo sarà così anche quando la pancia non ci sarà più, ma ci sarà lui con noi.