Ieri al corso pre-parto hanno partecipato anche i papà. E' stato bello sentire anche il loro punto di vista, vedere come in fondo sono tutti un po' simili, emozionati e in attesa ognuno del proprio frugoletto che cambierà, inevitabilmente, le loro vite.
Tra l'altro, mentre li osservavo (e spero di non essere stata eccessiva, perché mi rendo conto che io scruto troppo le persone), mi sono accorta di come, in un modo o nell'altro, assomigliassero moltissimo alla loro compagna/moglie. Non so se sono io che ogni volta mi faccio castelli per la testa, ma a me è sembrato di vedere nei mariti qualcosa delle loro mogli! Dei modi di fare, dei modi di scherzare, magari anche nell'aspetto fisico! E ad un certo punto mi sono ritrovata a chiedermi se fosse così anche per me e mio marito e se non è una condizione della vita, cioè, se, proprio per questa vicinanza che ci fa famiglia, non tendiamo poi a uniformarci (pur restando col nostro cervello, ovviamente) alle persone che ci sono care. Oppure se per caso, tendiamo a decidere di passare la nostra vita con una persona che ci è abbastanza simile.
Non lo so, perché obiettivamente non è una cosa che riscontro spesso nelle coppie, anzi! Eppure ieri è stato così, o magari ero io portata a farmi certi voli pindarici (il che, in questo periodo, non lo escludo affatto!).
La visita alla sala parto, poi, non è stata traumatica come credevo. Poco prima di entrare, quando stavamo rivestendo le nostre scarpe di quei sacchettini di plastica verde, in attesa che le porte enormi e scorrevoli fossero aperte, con quella dicitura un po' terrificante "Sale Parto - Sale Operatorie", mi sentivo tremare dentro, sarei proprio voluta scappare e mi chiedevo: ma io che ci faccio qui? Fermate il mondo!!!
Ma una volta dentro, osservata bene la stanza, ho notato che non era quella cosa da tortura che nei miei pensieri arruffati si stava già formando! Anzi, in un certo senso, il fatto che la partoriente possa trascorrere il travaglio da sola (ovviamente col marito o una persona familiare e l'ostetrica) e non con altre donne doloranti, mi è stato di conforto.
Una volta tornata a casa mi sentivo davvero strana. Ero tranquilla, eppure col misto di emozioni che si agitavano in me, mi veniva quasi da piangere, ma non riuscivo a capire se di paura, se per un senso di felicità...Non lo so. Mi sono sentita come una di quelle bambine il cui impatto col mondo è eccessivo e che ha bisogno delle sue cose, della sua routine per calmarsi.
Ho pensato a tutto il percorso che noi tre abbiamo fatto finora, a quanto è stato angosciante all'inizio, a come lo è stato dopo, per certi versi; ma anche ai piccoli attimi di immensa felicità nel sentire i primi colpetti di Pagnottella, nel sentire e vedere poi quelli più vigorosi e veloci. Perché nei momenti in cui la paura mi assale, c'è sempre lui che con la sua vivacità, nella mia pancia, mi aiuta a focalizzare l'essenziale, ovvero noi tre. E lui per primo, ora.
E ho tanta, tantissima voglia di conoscerlo.
