Tanto tempo fa avevo un fratello. Il mio fratello più piccolo, quello con cui fino all'adolescenza ho sempre condiviso tutto, giochi, risate, pianti, stupidaggini e le fasi più importanti della nostra vita.
A 17 anni era uno dei pochi ragazzi che credevano fortemente nell'amore, pronto a sposare la sua ragazza, corretto e molto più maturo di tanti altri adolescenti. Forse soltanto un po' troppo idealista.
A 19 pensavo di averlo perso, in mezzo al crollo e alle macerie delle nostre certezze frantumate. Tutto quello in cui aveva creduto non esisteva semplicemente più. E lui più di tutti ne aveva risentito, perché era sempre stato quello più coccolato e protetto, in un certo senso. Anche se a volte aveva voluto fare il fratello più grande e mi aveva presa per mano, nei miei momenti di sconforto. Ma io non avevo mai dimenticato di essere la sorella maggiore. E sapevo che quella sua forza d'animo era soltanto apparenza. Perché quando era piccolo, ogni volta che aveva un problema o c'era qualche bulletto che rompeva le scatole, accorrevo come una furia. Nessuno doveva toccarlo. E quando all'asilo piangeva, era me che chiamavano, nell'attesa che arrivassero o mamma o papà.
Per questo, durante quegli anni, mi sono sentita dilaniata, quando lui veleggiava perso non si sa dove. Perché in quel momento dovevo stare accanto anche a nostra madre e non era semplice riuscire a gestire tutto. Non era facile neanche ricostruire qualcosa dentro di me, quel qualcosa che cercavo di tenere insieme a gran fatica.
Ed era doloroso sentirlo parlare con tanta amarezza e acredine di un sentimento che un tempo aveva così esaltato. Forse troppo, ecco.
Ogni ragazza a cui si dava, che usava e da cui si faceva usare, era un suo passo lontano da me. Da noi tutti. Ogni volta che si chiudeva in se stesso, che sbottava e non ci diceva i reali motivi, che non tornava a casa, che non faceva sapere dov'era, era un muro che erigeva davanti a noi.
Fino a che, a 26 anni, mi disse che la nostra famiglia non esisteva, anzi, per la precisione non era mai esistita. Sapevo che la sua era rabbia, era dolore. Ma per un attimo era come se avesse cancellato anche tutte le cose belle che c'erano comunque state.
Oggi mio fratello ha 28 anni. Da quattro anni conosce una ragazza che gli ha cambiato la vita. L'ha fatta soffrire e penare come non è giusto che abbia fatto ma..quella ragazza ha tenuto duro e ha riportato la serenità e l'amore nel cuore di mio fratello.
E quando mi ha detto che se potesse si sposerebbe anche subito, il mio cuore ha gioito.
Perché il mio fratellino è tornato.
Perché l'amore esiste davvero.
E perché sì, siamo comunque una famiglia. Sgarrupata, ma lo siamo e lo saremo sempre, nonostante tutto.