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giovedì 3 marzo 2011

Madre-Figlia

Da quando sono madre è cambiato il mio modo di essere figlia. Prima ero solo una figlia, ora sono anche madre e mi sembra di comprendere un po' di più la mia. Per questo, forse, adesso sentirla triste, mi fa capire più cose di quelle che una volta credevo di capire. Tuttavia, per me, resta sempre difficile comprendere che adesso anch'io posso essere la roccia a cui aggrapparsi per mia madre. E non è semplice, perché alcune cose te le porti dietro per la vita e certe situazioni ti spezzano come allora.
Ti illudi di poterle sopportare meglio soltanto perché hai qualche anno in più, perché sei tu stessa madre.
Ma invece, di fronte a lei, seppur cambiata e con una maggior consapevolezza di quello che siamo, sei ancora una bambina.
Ed è così difficile non piangere, anche se lei stessa ti dice con rabbia di non frignare.
Io stessa non mi sopporto quando lo faccio, ma più vado avanti con gli anni e più piango.

domenica 2 gennaio 2011

Mi mancano...

"Vedi..si rimane in piedi, anche se tu non ci credi...".

Il 2011 si è aperto e ho tante cose per la testa; non ho mai fatto grandi propositi, gli anni passati, ma quest'anno, non so perché, inevitabilmente mi vengono in mente tante cose. Cose che vorrei veder realizzate, libri da leggere, viaggi da fare.
Ho tanta tristezza nel mio cuore.
Mai come quest'anno, soffro la distanza dalla mia famiglia, dai miei parenti e dagli amici che ho lasciato nella mia città. Quando mia mamma viene a trovarmi e mi porta i saluti di tutti, i racconti della loro vita, io mi sento come lasciata indietro.
Io, che sono fuggita da là per non soffrire più, ora mi accorgo che non serve a niente fuggire, che le cose, le sofferenze, te le porti comunque dietro.
Certo, sono anche felice qui, ci mancherebbe. Amo mio marito, la mia casa, il mio lavoro, gli amici (anche se pochi) che ho qui. Il mio tran-tran quotidiano. Ma avverto tanto la mancanza di tutte le persone che mi hanno sempre circondata là. Il cui affetto, ora me ne rendo conto, è sempre stato presente.
Vedere mia mamma con mio figlio mi fa sempre sentire una punta di tristezza nel cuore. Penso a quanto poco potranno stare insieme rispetto a quello che avrebbero invece potuto. Meglio di niente, lo so. Ma mi chiedo se non ci sarebbe stato un altro modo, un'altra via...
E sarà forse brutto da dire, ma anche l'affetto che può darmi la famiglia di mio marito non sarà mai come quello della mia famiglia, al di là di tutte le sue mancanze, dei suoi difetti.
E ora magari mi sento ancor più triste perché tra la gravidanza e poi il reflusso di Pagnottella, non sono più stata nella mia città da giugno. E sono sì venuti a trovarmi parenti e familiari ma non tanto quanto avrei voluto.
Vorrei che il 2011 mi portasse una soluzione a questa cosa, ma so che non ne esiste. E che continueremo così. Magari appena Pagnottella sarà più grandicello, riusciremo a riprendere i nostri viaggi là una volta al mese.

Ma in fondo..cos'è una volta al mese? A me sembra un tempo infinitamente poco....

lunedì 4 ottobre 2010

Una famiglia, una delle tante

Tanto tempo fa avevo un fratello. Il mio fratello più piccolo, quello con cui fino all'adolescenza ho sempre condiviso tutto, giochi, risate, pianti, stupidaggini e le fasi più importanti della nostra vita.
A 17 anni era uno dei pochi ragazzi che credevano fortemente nell'amore, pronto a sposare la sua ragazza, corretto e molto più maturo di tanti altri adolescenti. Forse soltanto un po' troppo idealista.

A 19 pensavo di averlo perso, in mezzo al crollo e alle macerie delle nostre certezze frantumate. Tutto quello in cui aveva creduto non esisteva semplicemente più. E lui più di tutti ne aveva risentito, perché era sempre stato quello più coccolato e protetto, in un certo senso. Anche se a volte aveva voluto fare il fratello più grande e mi aveva presa per mano, nei miei momenti di sconforto. Ma io non avevo mai dimenticato di essere la sorella maggiore. E sapevo che quella sua forza d'animo era soltanto apparenza. Perché quando era piccolo, ogni volta che aveva un problema o c'era qualche bulletto che rompeva le scatole, accorrevo come una furia. Nessuno doveva toccarlo. E quando all'asilo piangeva, era me che chiamavano, nell'attesa che arrivassero o mamma o papà.
Per questo, durante quegli anni, mi sono sentita dilaniata, quando lui veleggiava perso non si sa dove. Perché in quel momento dovevo stare accanto anche a nostra madre e non era semplice riuscire a gestire tutto. Non era facile neanche ricostruire qualcosa dentro di me, quel qualcosa che cercavo di tenere insieme a gran fatica.
Ed era doloroso sentirlo parlare con tanta amarezza e acredine di un sentimento che un tempo aveva così esaltato. Forse troppo, ecco.
Ogni ragazza a cui si dava, che usava e da cui si faceva usare, era un suo passo lontano da me. Da noi tutti. Ogni volta che si chiudeva in se stesso, che sbottava e non ci diceva i reali motivi, che non tornava a casa, che non faceva sapere dov'era, era un muro che erigeva davanti a noi.

Fino a che, a 26 anni, mi disse che la nostra famiglia non esisteva, anzi, per la precisione non era mai esistita. Sapevo che la sua era rabbia, era dolore. Ma per un attimo era come se avesse cancellato anche tutte le cose belle che c'erano comunque state.

Oggi mio fratello ha 28 anni. Da quattro anni conosce una ragazza che gli ha cambiato la vita. L'ha fatta soffrire e penare come non è giusto che abbia fatto ma..quella ragazza ha tenuto duro e ha riportato la serenità e l'amore nel cuore di mio fratello.
E quando mi ha detto che se potesse si sposerebbe anche subito, il mio cuore ha gioito.
Perché il mio fratellino è tornato.
Perché l'amore esiste davvero.
E perché sì, siamo comunque una famiglia. Sgarrupata, ma lo siamo e lo saremo sempre, nonostante tutto.