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lunedì 3 gennaio 2011

Mamma nel caos

Cominciare l'anno lamentandosi è il massimo, credo.
E allora sempre più spesso mi domando se sono io l'unica mamma, sulla faccia della terra, ad essere così incapace di riuscire a gestire tutto. Ho una casa che potrebbe esplodere tanta pattuma ha dentro. Ho millemila lavatrici da fare e non si fa in tempo a mettere via negli armadi la roba, che c'è già una bella caterva di altri panni da stirare. Ho perennemente la casa sempre piena di peli e quando la tolgo, correndo come una matta nei  brevi sonnellini di Pagnottella, ecco che li rivedo nel giro di 10 minuti.
Se la giornata è iniziata storta (leggi: con Pagnottella che di notte non ha chiuso occhio e di giorno non fa che rigurgitare a ogni piè sospinto), non potrà che andare peggio e sarà esattamente il giorno in cui il tuo gatto deciderà che è ora di tornare a fare la cacca e la pipì per terra e pure il tuo cane deciderà che sì, chi ce lo fa fare di aspettare di andare fuori, facciamola qui sul pavimento, tanto la fanno tutti!
Decidere poi di andare a prendersi una boccata d'aria in terrazza è una cosa da evitare se non si vuole rischiare l'infarto, tanto è sommersa da scatole e scatolame vario della Chicco e altre marche per l'infanzia.
Se poi tra un cambio pannolino, qualche gioco con pulizia veloce dell'immancabile rigurgito, allattamento in due tempi (visto che lo sto ancora facendo misto; tra l'altro ora Pagnottella sembra aver iniziato a disdegnare la tetta destra, il che è per me un vero mistero), pulizia nasino con strilla che potrebbero far cascare il palazzo (figuriamoci la mia testa), tentativi vari di addormentamento (perché non se ne parla, in fase di reflusso medio-alto, di addormentarsi da soli) salvo poi decidere di tenerlo in braccio o nella fascia perché non c'è verso di metterlo giù in nessun modo, ecco, dicevo, se in mezzo a queste cose una riesce anche a farsi un veloce panino al volo, allora già si dovrebbe considerare fortunata.
Come riesco ora a scrivere? Ho deciso per la mia sanità mentale di mettere Pagnottella sul dondolo e sperare-pregare che si addormentasse (come poi è accaduto). E lo so che non è assolutamente da fare, che il bambino deve avere la sua routine per dormire, che deve stare nel suo lettino e imparare a fare la nanna da solo con i dovuti riti ecc. ecc.
Ma per me è impossibile!
E allora forse sono proprio una mamma del cavolo, non c'è altra soluzione e spiegazione. Perché quando sento le altre, che hanno bimbi della stessa età del mio, essere così maledettamente felici, io mi chiedo perché sono l'unica che certe volte le prende un tale nervoso che ribalterebbe la casa, che prenderebbe la porta e se ne andrebbe lontanissimo (salvo poi pentirmene, ovviamente. Ma la voglia a volte è davvero tanta).
E davvero tutti i manuali che ho letto non mi servono a un cavolo. E no cara Hogg, mio figlio non potrà mai seguire il tuo schema del cavolo secondo cui il bimbo mangia, gioca e poi fa la nanna. No. Perché il mio, purtroppo, deve necessariamente stare dritto dai 30 minuti all'ora intera. E a volte è così stanco da perdere il sonno a causa della posizione scomoda. Perciò i successivi minuti li passa a urlare. E io devo necessariamente prenderlo in braccio e cullarlo. Già, proprio così mio caro signor Estivill. Devo cullarlo, ha letto bene! Devo necessariamente dargli quel dondolio che non è corretto dargli perché, non appena lo poserò giù, come giustamente ha scritto e sa, il piccolo si sveglierà non sentendolo più. Ma se non lo faccio potrebbe andare avanti ore a strillare. E la sua già piccola gola arrossata per il raffreddore e il reflusso, potrebbe ulteriormente peggiorare.

Giorni come questi li cancellerei dal calendario.

domenica 2 gennaio 2011

Mi mancano...

"Vedi..si rimane in piedi, anche se tu non ci credi...".

Il 2011 si è aperto e ho tante cose per la testa; non ho mai fatto grandi propositi, gli anni passati, ma quest'anno, non so perché, inevitabilmente mi vengono in mente tante cose. Cose che vorrei veder realizzate, libri da leggere, viaggi da fare.
Ho tanta tristezza nel mio cuore.
Mai come quest'anno, soffro la distanza dalla mia famiglia, dai miei parenti e dagli amici che ho lasciato nella mia città. Quando mia mamma viene a trovarmi e mi porta i saluti di tutti, i racconti della loro vita, io mi sento come lasciata indietro.
Io, che sono fuggita da là per non soffrire più, ora mi accorgo che non serve a niente fuggire, che le cose, le sofferenze, te le porti comunque dietro.
Certo, sono anche felice qui, ci mancherebbe. Amo mio marito, la mia casa, il mio lavoro, gli amici (anche se pochi) che ho qui. Il mio tran-tran quotidiano. Ma avverto tanto la mancanza di tutte le persone che mi hanno sempre circondata là. Il cui affetto, ora me ne rendo conto, è sempre stato presente.
Vedere mia mamma con mio figlio mi fa sempre sentire una punta di tristezza nel cuore. Penso a quanto poco potranno stare insieme rispetto a quello che avrebbero invece potuto. Meglio di niente, lo so. Ma mi chiedo se non ci sarebbe stato un altro modo, un'altra via...
E sarà forse brutto da dire, ma anche l'affetto che può darmi la famiglia di mio marito non sarà mai come quello della mia famiglia, al di là di tutte le sue mancanze, dei suoi difetti.
E ora magari mi sento ancor più triste perché tra la gravidanza e poi il reflusso di Pagnottella, non sono più stata nella mia città da giugno. E sono sì venuti a trovarmi parenti e familiari ma non tanto quanto avrei voluto.
Vorrei che il 2011 mi portasse una soluzione a questa cosa, ma so che non ne esiste. E che continueremo così. Magari appena Pagnottella sarà più grandicello, riusciremo a riprendere i nostri viaggi là una volta al mese.

Ma in fondo..cos'è una volta al mese? A me sembra un tempo infinitamente poco....

giovedì 2 dicembre 2010

Pianti e strepiti...

E' in momenti come questi che mi rendo conto di non avere forza d'animo, neanche per il mio bambino. Anzi, la sofferenza di chi mi è caro è per me qualcosa di troppo forte, che non riesco a gestire. Vedere poi mio figlio piangere disperato, senza però poter alleviargli in qualche modo quella sofferenza, è per me qualcosa di deleterio, che mi sta sfiancando fisicamente e psicologicamente.
Mio marito e le persone che mi stanno accanto mi esortano a non mollare, a non farmi vedere così abbattuta, a cercare di essere positiva (perché alla fine non è che Pagnottella abbia chissà che cosa!), ma in questo momento mi sento così stanca che non posso fare a meno di piangere e appoggiare la testa a un cuscino, nella speranza di svegliarmi e scoprire, come per magia, che tutto è passato e Pagnottella è sorridente e felice come tutti gli altri bambini.
Oggi abbiamo contattato una gastroenterologa che è stata gentilissima: ci ha dato indicazioni posturali per Pagnottella (fargli fare il ruttino diritto a metà pasto e poi tenerlo ancora diritto a fine pasto per almeno mezzora; farlo dormire in un piano inclinato, mai metterlo nella sdraietta dove si affossa e schiaccia lo stomaco - perfetto..ciao ciao sdraietta! Meno male che ne avevamo comprato una normale, non di quelle con luci e suoni..vabbè), ci ha cambiato latte in polvere (dicendoci che è probabile che abbia anche un'intolleranza al lattosio, dato che i bambini con reflusso ce l'hanno), ci ha dato nuove indicazioni per lo sciroppo (va dato 15 minuti prima della poppata e non dopo! Grazie pediatra della mutua che ci hai fatto svegliare ogni volta il nostro povero Pagnottella per somministrarglielo a un'ora dalla poppata!!!) e mi ha detto di ricontattarla tra una settimana per farle sapere come va.
Vorrei tanto sperare in un miracolo, ma forse, anche per aver letto di tante altre mamme e bambini nella nostra stessa situazione, e che sono andati avanti mesi e addirittura anni, mi sento proprio a terra.

giovedì 18 novembre 2010

Ancora in down..

Sembra appurato. Pagnottella soffre di reflusso gastroesofageo. Ed ecco spiegato il perché dei suoi pianti senza motivo, anche dopo poppata e latte artificiale, pianti che vanno avanti ore e ore, sonnellini a sprazzi, gorgoglio in gola che pare stia soffocando, rigurgiti continui ecc. ecc.
Ieri il pediatra ci ha dato il responso, che tuttavia già sospettavo, e ci ha consigliato lo sciroppo Rinadil, da dare due volte al giorno.
Abbiamo cominciato ieri sera..e, non so, sono esagerata come al solito, mi aspettavo già una cura miracolosa, quando so benissimo che il reflusso è un vero bastardo! Così oggi a vederlo ancora piangere disperato, sono crollata anch'io nuovamente.
Non sopporto di vederlo stare così male. Non riuscire a calmarlo è straziante.
Penso spesso che i bambini della sua età cominciano a essere curiosi verso il mondo circostante, a fare i primi piccoli sorrisi..e invece lui combatte continuamente con questo dolore.
Ora. Lo so benissimo che è una piccola cosa rispetto a tante altre che ci sono nel mondo e che tanti altri bambini devono patire. Ma in questo momento sono solo capace di vedere il mio Pagnottella con questo maledetto disturbo!
Il tempo orribile poi non ci aiuta, non posso neanche portarlo fuori in carrozzina a fare un giretto che permetterebbe a entrambi di prendere un po' di aria e respirare qualcosa di nuovo.
E la ferita del taglio cesareo oggi mi fa malissimo....

lunedì 8 novembre 2010

Allattamento e mamma a metà

Non mi piace scrivere sempre cose che mi lasciano l'amaro in bocca, ma ultimamente mi sembra di avere più pensieri negativi che altro. E non va bene. Assolutamente. Penso che dovrei fregarmene, ma la verità è che non ci riesco.
Ho provato a fare l'allattamento a richiesta. Ma evidentemente non fa per me, o per noi, non so. Fino a ieri ero convintissima che ce l'avrei fatta, che se anche tutti mi dicevano che era impossibile che Pagnottella stesse attaccato un'ora e mezza per poi riattaccarsi dopo soltanto un'ora, io sapevo che andava bene così. Che avrei stimolato ancor più la produzione di latte e quindi, l'aggiunta, sarebbe stata soltanto un ricordo. Invece la verità è che in una settimana non c'è stata una grande crescita e il nervosismo di Pagnottella era sempre più tangibile, arrivando a non dormire per giornate intere, se non brevi pisolini in braccio a me oppure nel suo lettino, ma tutti della durata massima di mezzora, dai quali si risvegliava sempre più frustrato.
E ieri sera...alla fine, notando come si attaccava e staccava dal seno arrabbiato, mi sono accorta che spremendolo..non usciva proprio NIENTE. E che pesandolo l'amara verità era che pur avendo tentato di ciucciare da mezzora..non aveva preso neanche un grammo.
E tra l'affamare mio figlio per la mia caparbietà o dargli l'aggiunta e farlo finalmente tranquillizzare, ho scelto quest'ultima, richiamando il pediatra per farmi dire quanti gr. di latte artificiale devo dargli.
Mi sento a pezzi, perché mi sembra di non essere riuscita in nulla. Né a partorirlo naturalmente, né ad allattarlo al seno.
Ma tant'è...
E pensare che un mese fa mi dicevo che non mi sarei mai sentita a terra se anche avessi dovuto fare un cesareo o allattare artificialmente.
E adesso invece perché mi sento così?

venerdì 24 settembre 2010

Di famiglie

E' incredibile quanto sia facile in questo periodo passare dalla serenità a momenti di incredibile tristezza. E cercare così di ricordare momenti passati in cui sembrava che tutto fosse possibile e fattibile. Non che ora non lo sia, per la verità. Erano solo quei momenti in cui ancora il futuro si doveva completamente aprire, ci si circondava degli amici più cari, e si credeva visceralmente che tutto sarebbe sempre andato liscio.
Sto riascoltando una vecchia canzone e forse è quella che suscita in me certi ricordi. Amici che ora ho un po' perso di vista, ma coi quali pensavo sarei cresciuta e invecchiata. Alcuni li ho ritrovati, altri sono dispersi nelle loro vite, eppure sento che per me sono ancora una parte importante della mia vita.
Ci rivedo sorridere, nel festeggiare la fine del 2000, cantando e ballando, improvvisando gag demenziali. Posso quasi fermare attimo per attimo e affiancare il nostro futuro a ciò che eravamo allora. Rivedo i nostri visi ancora adolescenziali, quasi. I nostri sorrisi, ma anche le prime lacrime di quella sera, che non erano altro che un'avvisaglia di ciò che sarebbe stato. Eppure, ascoltando la canzone, mi piacerebbe soltanto ricordare quell'attimo di felicità pazzesca e lasciare che tutto restasse congelato lì.
E non dover pensare alle lotte continue a cui ci siamo susseguiti invece in seguito.
Non pensare a mio padre che se n'è andato, alla depressione di mia madre, al mio essere totalmente inerme di fronte a tutto questo, al punto da volermi strappare i capelli pur di trovare una soluzione, piangendo disperata in bagno e chiedendo che tutto sparisse.
La vita poi, di solito, è più forte di tutto e va avanti. Si lotta, si fanno scelte, ci si allontana anche da quelli che sono i propri dolori, ma in fondo restano.
Ed è sempre nei momenti in cui dovresti avere un'estrema felicità che si riacutizzano. Ritornano.
Per farti capire che sì, puoi lottare e andare avanti, ma certe situazioni le devi accettare così come sono e non puoi farci niente.
Hai un padre così.
Hai una madre cosà.
E questa è la tua famiglia.
Anche se ne stai costruendo un'altra.