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lunedì 27 settembre 2010

38+1

Per la prima volta, ieri sera, non riuscivo ad addormentarmi, nonostante l'immensa stanchezza, perché è arrivata la paura, quella che attanaglia. Non che io abbia avuto segnali imminenti di un parto, affatto. Sarà forse stata la signora per strada che, osservando la mia pancia bassa, mi ha chiesto: "Ormai ci siamo eh? Quando nasce? Stanotte?". E non che io presti molta voce alle persone e alle loro parole, ma ieri, effettivamente, sono stati in tanti a farmi notare che "manca poco". Ma se nessuno mi conosce, come fanno a capirlo? Da cosa si nota? Soltanto dalla pancia bassa? Io in fondo l'ho sempre avuta un po' bassina, ma forse effettivamente prima non era così "grossa"!
E non so se è egoismo, o se alla fine è un sentimento umano, per un attimo, mentre durante questo w-end facevo colazione con mio marito, ho sentito un po' la mancanza di quelli che sono sempre stati i nostri w-end a due. Non che io non desideri che diventino a tre, o che arrivi questo bambino (ho così tanta voglia di conoscerlo, guardarlo, cercare di capire a chi assomiglia..vedere quello che siamo stati in grado di fare..). Però non so, mi ha preso così. E ho pensato..che se arriveremo alla dpp, avrò ancora altri due w-end di coppia.
Sì, ho un po' paura lo ammetto. Anzi, un po' non rende bene l'idea.
Ho paura di soffrire troppo.
Ho paura di non farcela.
Ho paura che le cose tra me e mio marito cambino.
Ho paura che il mio Pagnottella possa soffrire (e essere io a farlo soffrire, proprio al momento della sua nascita).
E poi ci sono i sogni. Quelli che mi permettono di smetterla di aver paura.

mercoledì 8 settembre 2010

Parto naturale o TC?

E ci risiamo...
Oggi visita dalla ginecologa. Là sotto è tutto fermo, come dovrebbe essere ma..anche lei è apparsa preoccupata per le dimensioni della testa del bimbo, ma più in relazione a me e al parto che per altro, ovviamente. Mi ha detto che le probabilità che io mi faccia tutte le ore di travaglio e poi si passi al cesareo sono molto alte (considerato anche il mio bacino). Per questo, mi ha consigliato di effettuare un'ulteriore visita e controllo, stavolta però in ostetricia, nell'ospedale in cui partorirò, proprio per controllare se non ci sia bisogno già in partenza di un TC!
Io a questo punto non so più cosa pensare, né cosa sperare. Se non che il tutto, o TC o parto naturale, fili liscio e non più doloroso del dovuto, ma sopratutto che pagnottella stia bene e non subisca sofferenze in questo trambusto.
Povero piccolino mio..purtroppo la nostra genetica è quella..Peccato che la natura non mi abbia dotata di un bacino tale da poter sfornare anche due teste insieme!!!

martedì 24 agosto 2010

Pensieri post corso pre-parto.

Sono appena tornata dal terzo incontro al corso pre-parto e..come tutte le cose che mi danno modo di riflettere, eccomi anche a scriverne, perché così riesco a focalizzare meglio il tutto. Oggi abbiamo affrontato l'argomento Travaglio e Dolore. Che è forse uno degli argomenti che più mi stanno a cuore, di tutto l'insieme, quello che da una parte affascina e dall'altra spaventa. Per la verità, se provo a concentarmi meglio e a cercare di capire che cosa esattamente mi spaventa, ho molta confusione in testa. Certamente l'idea del dolore non facilita le cose, forse è il non riuscire a capire come sarà questo dolore che lascia più spaventati. Sarà davvero così terrificante? E non sarò alla fine talmente distrutta da questo dolore da non riuscire poi a spingere? E se spingere mi farà ancora più male, chi mi dice che lo farò?? Oppure è come il vomito che quando deve arrivare c'è tutto un meccanismo ormai in funzione che non ti permette di fermarti? Lo so, non sarà tanto bello paragonare l'atto di mettere al mondo un figlio con quello di vomitare, ma mi ricordo che durante le nausee, mentre vomitavo (le poche volte che mi è successo), mi è venuto in mente che forse quando arriva il momento delle spinte non ci si può più tirare indietro una volta partito il tutto.
E anche se l'ostetrica ci ha rassicurato dicendoci che se ormai il bambino si è infilato nel canale del bacino ed è passato, non può restare per forza incastrato (e ci sono delle tecniche dolci per smuoverlo), un po' la paura mi assale lo stesso, sempre pensando alla sua testolina (o meglio, testone, sigh).
Poi ho scoperto che all'ospedale in cui partorirò, fanno sempre l'episiotomia. Ora, a me non interessa, o meglio, quello che voglio dire è che forse sul momento, tra un dolore e un altro, non me ne accorgerò (ma forse mi sto solo consolando) - è certo che me ne accorgerò dopo, vabbè -, però vuoi mettere avere qualcuno che ti controlla lì e decide se è davvero necessario o no? Sigh. Tant'è. Lì fanno così, punto e basta. Poi voglio dire, nel mio caso, dovessi riuscire a fare un parto naturale, allora ben venga l'episiotomia, che mi sa che con la testa che ha mio figlio, dubito fortemente di non lacerarmi...

Altre cose che mi girano in testa: l'ostetrica ha detto di andare in ospedale (qualora non si siano rotte le acque e non ci siano complicazioni, sangue ecc.) quando avremo le contrazioni una ogni 5 minuti per almeno un'ora. Dopo quest'ora, fare un bagno, vedere se ci sono ancora le contrazioni e, in quel caso, andare in ospedale. Mi chiedo: a parte che non so neanche se sarò in grado di riconoscere se mi si sono rotte le acque (perché appunto, non dovesse succedere in basso ma in alto, ci sarebbe una perdita a gocce, così ci ha detto), ma appena mi partiranno le contrazioni, non andrò semplicemente in panico? Voglio sperare invece che mi prenda quella sorta di calma che mi prendeva sempre poco prima di entrare a sostenere un esame, all'università... Ma anche qui, chi lo sa, chi può dirlo veramente?

E invidio una mia compagna di corso che è tranquillissima e dice che è curiosissima di provare il travaglio. Certo, da una parte, ripeto, c'è anche per me la curiosità, questo evento di cui si sente parlare fin da quando siamo bambine, prima in maniera soft, poi sempre più dettagliatamente in termine di dolore e paura; però ecco...non è che sia così curiosa al punto da non sentirmi neanche un minimo spaventata!

A volte mi piacerebbe che l'ostetrica che tiene il nostro corso fosse quella che mi seguirà. E' talmente dolce e brava, ma al contempo anche capace di tirare fuori il meglio di noi, che sarebbe perfetto!  L'unica è pensare che davvero, come dice lei, siano tutte così.

martedì 3 agosto 2010

Di percentili e ansia

Oggi ho fatto l'eco di accrescimento della 30esima settimana e magari se mi sfogo anche qui mi passerà un po' questa ansia, che già in parte avevo, grazie sempre a questi amati percentili di cui non capisco mai un tubero! A parte che mia mamma che è stata qui da sabato, è ripartita proprio oggi, dopo l'ecografia, quindi ora mi sento di nuovo un po' sottotono, ma poi davvero non so che pensare e forse sarebbe meglio che la smettessi di pensare. L'ecografia tutto sommato è andata bene (a parte che il ginecologo ha riscontrato un utero troppo sensibile alle sollecitazioni, quindi con qualche contrattura. Io vorrei capire perché invece per la mia ginecologa era perfetto! Ora in effetti sento abbastanza fastidio e tensione, spero che con un po' di riposo passi), tutto era nella norma e ok, cuore, polmoni, arterie uterine, placenta, cordone ombelicale, misure..sì, tranne una, sempre la stessa. Il diametro biparietale! Cavoli, fin dalla 20esima settimana è schizzato al 90esimo percentile. Dopo 4-5 settimane era tornato a livelli più "umani", ma da venerdì (quando ho fatto l'eco di controllo dalla mia ginecologa) mi ero accorta che era rischizzato in alto (anche se poi lei si era dimenticata di segnarmi i puntini sui grafici). Oggi conferma: è al 97esimo!!! O_O
Per la verità, il ginecologo mi ha detto di stare tranquilla, che è una cosa di cui non ci si deve preoccupare (in quanto gli altri valori sono tutti nella norma), ma di cui però ci si deve occupare, per via del parto, quindi ci si rivede a settembre per un controllo e per verificare se è ancora cresciuto e a che livelli è, perché eventualmente potrei aver bisogno di un cesareo.
Al di là che il cesareo mi manda più in ansia di un parto naturale (e ci penserò se e quando sarà il momento), è questa testa enorme che mi preoccupa di più! Capisco che possa essere conformazione fisica (in effetti nella mia famiglia abbiamo tutti il testone, anche se non ci ho mai dato più di tanto peso, cioè, non è che sia stata lì a misurarcele!), ma addirittura il 97esimo percentile! Che poi, il ginecologo continuava a dire che sono tutti dati statistici, che stabiliscono loro cosa è nella media e cosa no, ma che non significa nulla perché ognuno è fatto a modo suo. Ok, perfetto, la penso anch'io allo stesso modo ma..allora perché cacchio esistono questi grafici???? Perché non eliminarli del tutto invece di far stare in ansia le persone, visto che siamo tutti diversi?????
Poi io già sono ansiosa di natura, mettiamoci infine che sto sempre a casa sola a rimuginare...Direi che se pensavo di aver toccato il fondo, mi mancava ancora questa!

martedì 27 luglio 2010

Le mamme

Oggi pensavo a come sono le mamme. Sopratutto, mi viene da pensare a come potrò mai essere io come mamma. Questa cosa mi gira in testa già da un po', non tanto perché io sia incinta, quanto piuttosto perché mai come in questo periodo mi trovo a riflettere sui pregi e difetti di noi donne.
Purtroppo di mia nonna materna ricordo veramente poco, se non che doveva essere una donna molto buona. Quante volte, da bambini birbanti, l'abbiamo fatta arrabbiare! Eppure ogni volta, pur minacciandoci di dire quanto l'avevamo fatta penare ai nostri genitori..immancabilmente sottolineava come fossimo stati tutto il contrario, ovvero degli angioletti. Se ci ripenso mi viene da sorridere. E penso che avesse anche una grandissima fantasia, ricordo che ascoltavo rapita le sue storie, anche se purtroppo ormai ho soltanto vaghe immagini di quei racconti, il resto è andato perso. Ed è stata lei a insegnarmi la maggior parte dei giochi a carte!
Mia nonna paterna invece è una donna forte e dal senso pratico. E' riuscita da sola a crescere due bambini, venendo via da un Sud retrogrado e che ormai l'aveva bollata come la donna puttana con figli bastardi, per salire in una città del centro e rimboccarsi le maniche pur di mantenere quei figli che ha sempre amato con tutto il cuore. La sua forza d'animo l'ha sempre sostenuta, anche quando il figlio maggiore ha deciso di andarsene per seguire un padre che per lui non aveva mai fatto niente. L'ho vista semplicemente con gli occhi un po' arrossati e il groppo in gola, ma neanche allora l'ha fermato, neanche quando lo ha visto salutare noi, suoi figli. E' sempre stata così forte mia nonna, che a volte vorrei tanto aver preso anch'io un po' della sua forza e della sua tempra.
Mia mamma è la classica donna invece che si è fatta in quattro per noi figli, rinunciando a tutto pur di dare a noi e non farci mai mancare niente, ma con cui purtroppo la vita non è stata così felice, togliendole tutto ciò che aveva sempre sognato e lasciandole invece gli avanzi di sogni spezzati, con tutta la fatica che ciò comporta. Ha lasciato noi figli di seguire il nostro destino, lasciandoci anche andare, con gran fatica e lacrime, certo, ma senza impedirci nulla. E tuttavia, talvolta, forse per la fatica della vita, non riesce a nascondere questo suo malessere e la rabbia per ciò che ha perso, anche col fatto di averci fatto fare la nostra vita, senza di lei.
Per contro, vedo quella che invece è la madre di mio marito. Una donna che non ha potuto realizzarsi se non come madre e casalinga, confinata in casa alla cura dei bambini sotto la supervisione di una suocera sprezzante e pesante. E credo che tutto ciò abbia influito, drasticamente a mio parere, sul suo attaccamento sfrenato ai figli, al punto da non essere mai riuscita a staccare quel cordone ombelicale con loro, stringendoli di conseguenza in una sorta di legame di dipendenza da cui loro stessi faticano a slacciarsi, ricorrendo a lei per qualsiasi consiglio e opinione. Tuttora esercita un controllo sulle loro vite che a volte mi sconcerta, rifiutandosi di lasciarli andare e prendere il volo.
A volte mi spaventa quel suo modo di fare.
E mi capita di chiedermi: a chi mai assomiglierò io, avendo questi modelli di vita davanti agli occhi? Sarò una persona del tutto diversa, o inevitabilmente ripeterò gli stessi schemi a cui sono stata abituata da bambina o che recentemente potrei aver introiettato?
Quello che so è ciò che non voglio: non voglio che mio figlio cresca legato a me al punto da non poter spiccare il suo volo e diventare indipendente e un uomo che potrà crearsi liberamente la propria famiglia; non voglio  ritrovarmi a una certa età avendo perso il senso della mia vita soltanto perché mio figlio ormai è grande. E sopratutto spero di riuscire a tutelarlo da persone che in qualche modo vorranno legare e impedire la sua indipendenza.
Non voglio per lui né cappi al collo di affetto né cappi al collo di sensi di colpa.

mercoledì 16 giugno 2010

Desideri

A quanto pare mi sono bastati questi 5 mesi per cominciare a entrare nell'ottica del "pensiero-mamma" e finora, onestamente, non me n'ero neanche resa conto. Oggi mi sono incontrata per pranzo con le mie colleghe e ho cominciato subito a lamentarmi di come sia fastidioso il bimbolotto quando si muove di continuo e troppo (arrivando a tirarmi di quei calci che sento proprio come delle scosse elettriche!), ma al contempo di come vado in paranoia se non lo sento muoversi come suo solito (ovvero come uno di quei giocattoli a scatti che andavano tanto di moda circa 30 anni fa!). E una delle mie colleghe mi fa: "Eccoci, già pensi come una mamma rompicogliona: e se si agita troppo come mai e se se sta fermo perché!". Ovviamente ci siamo fatte una sana risata, ma 'sta cosa mi ha dato da pensare..cominciamo bene!
Senza contare che il mio lavoro, è inutile negarlo, mi manca. Mi manca e un po' mi spaventa, perché quando rientrerò ci sarà da mettersi le mani nei capelli..casi nuovi, famiglie nuove e..ore in più da dedicare loro sottratte naturalmente alla mia famiglia. Ma è un pensiero di quelli che ho dovuto accantonare per cominciare a pensare di creare appunto la mia famiglia, altrimenti forse il bimbolotto non sarebbe qui, troppo presa a pensare agli altri bambini.
Ma a prescindere.
Ieri ho anche avuto una discussione fastidiosa con mia mamma, ma che mi ha dato modo di riflettere molto. E' partita con una filippica che non la finiva più sul fatto che "Vai a fare figli e poi tanto ti lasciano sola". E da lì ho cominciato a chiedermi: ma perché si fanno figli? Che cosa ci spinge a desiderare di avere un bambino? Un altro essere umano che andrà a intaccare quel nucleo che per tanti anni è stato formato da due sole persone? E' ovvio che alla base c'è un bel po' di sano egoismo, i mille sogni relativi a un futuro in cui saremo sempre in tre (o magari di più, chi lo sa), uniti, vicini, a condividere uno stesso orizzonte.
Beh, ovvio che sono tutte cavolate. Perché un bambino, che un domani sarà un adulto, avrà suoi desideri e inevitabilmente farà sue scelte che non saranno necessariamente le nostre. Ed è proprio di questo che si lamentava ieri mia madre, facendomi insorgere (tanto per cambiare), quel bruttissimo senso-di-colpa che ormai non mi toglierò per tutta la vita e che, pur diventando io stesso mamma, non mi andrà mai via, perché sarò sempre figlia, una figlia che non ha esattamente rispettato i sogni di sua madre. E allora mi chiedo: che cosa farò quando lo stesso capiterà a me con il bimbolotto? Sarò in grado di affrontare in modo maturo la cosa o inevitabilmente anch'io finirò per riversare su di lui i miei malumori e il mio senso di solitudine?
E' inutile dire che sono tutte domande che già mi ponevo prima e che non mi permettevano di pensare a una possibile gravidanza. Queste insieme ad altre, naturalmente.
Ma ora che questo bambino c'è già, onestamente non voglio pensarci, non voglio dovermi confrontare ora con ciò che sarà un domani. Perché in fondo è ancora difficile sbrogliare il mio rapporto con mia mamma.
E voglio fortemente credere che il mio rapporto con mia mamma e tutto il mio passato, non influirà più di tanto sul rapporto che avrò con lui.