lunedì 12 settembre 2011

Incertezza...

Che io fossi un'indecisa cronica lo si sapeva già. Ma il fatto che ancora non mi decida completamente per una soluzione o per un'altra è che probabilmente non mi convincono entrambe, per un motivo o un altro.
Magari se analizzassi i pro e i contro delle mie opzioni, riuscirei ad avere un quadro più chiaro in testa. Ci provo.

Nido.
Pro.

-Pagnottella avrebbe un'educazione più o meno adeguata e avrebbe la possibilità di socializzare con altri bambini della sua età;
-imparerebbe cose nuove;
-spazi adeguati per la sua età;

Contro.

-Orari fissi e se si sgarra sono 2 euro in più a partire dai 5 min. successivi all'orario prefissato;
-Costo del servizio (300 euro al mese gravano sulle nostre economie, visto che il mio stipendio non arriva ai 1000 euro);
-Dovendone usufruire soltanto al pomeriggio, non potrebbe fare alcuna attività educativa che è prevista esclusivamente per la mattina.
-Malattie

Suocera.
Pro.

-Persona che Pagnottella conosce
-Nessun costo a livello monetario
-Probabile rispetto (????) della quotidianeità di Pagnottella

Contro.

-Insediamento della suocera a casa mia
-Presa di possesso dei miei spazi
-Presa di posizione su questioni concernenti Pagnottella
-Educazione...incerta???
-Suocera fissa da me al 100%

Ecco, soltanto per questi contro io metterei Pagnottella al nido e bòn. Però parlandone con mia mamma è venuto fuori che qualche volta potrebbe venire lei a prendersene cura e quindi questa cosa rimette in discussione tutto.

Ma perché da giovane ho fatto la scelta più cretina della mia vita, ovvero quella di allontanarmi dalla mia famiglia e dai miei parenti????

sabato 10 settembre 2011

La prima grande tappa per noi...

Siamo appena tornati dopo una giornata che ha previsto la presa-visione del nido, ma sopratutto della sua direttrice-educatrice. Sì, perché per me, oltre al posto, era fondamentale osservare anche lei, sentire dalla sua bocca quali sono i suoi principi educativi (e quindi anche del nido) e poi osservarla anche alle prese con Pagnottella. Lui si è subito ambientato come fa in ogni posto nuovo, dove possa trovare giochi e strutture adeguate al suo livello. Ne sono rimasta compiaciuta e devo dire che ci ha fatto un bell'effetto e siamo piuttosto ben predisposti.
Certo, poi lasciarcelo, con altri bambini e da solo-soletto sarà un altro paio di maniche.
E' andata a finire che io ho fatto la dura e la pratica come al solito, mentre Papozzo si è consolato che l'educatrice non si sia rivolta a lui altrimenti sarebbe scoppiato a piangere. Sorvoliamo. ...
E' pur vero che dover lasciare il proprio bambino non è così semplice. Sopratutto in mani di persone di cui non puoi far altro che fidarti a naso, ecco.
E stamattina pensavo, appena sveglia: ma perché io devo lasciare il mio pupo quando ancora è piccolo e non in grado di badare a se stesso, se in natura le mamme non li abbandonano fino a che non sono in grado di cacciare???
Oh, vabbè, lo so che purtroppo è un'esigenza.
Mi metterò il cuore in pace.
Forse....
Spero solo di poterlo vedere sereno così da esserlo io stessa.

mercoledì 31 agosto 2011

Meschinità

Non è che non mi sia mai capitato, ma..ogni volta mi ritrovo in questa parte da ingenua. Credo fortemente nel significato che le persone danno alle parole. Forse troppo ed è questo il mio errore. Le parole ingannano. Le parole ammaliano. Ma poi resta ben poco dietro di esse se non c'è un animo sincero. Non sono una santa, tante volte anche io mento, oppure cerco di rendere delle situazioni a mio favore. Anch'io sono gelosa, a volte invidiosa (anche se non di invidia cattiva, ecco). Ma poi penso sempre che in fondo in fondo, anche se le persone hanno mille difetti, la cattiveria sia prerogativa di pochi. Ma invece no. E mi ritrovo sempre più a confrontarmi con persone che si spalleggiano attraverso gruppi, la storia più vecchia del mondo. Da solo non fai niente, ma se hai qualcuno che ti segue e attraverso cui ti senti forte, rispecchiandoti nei suoi occhi, allora puoi finalmente prenderti la rivincita dei tuoi fallimenti su altri. E poco importa se questi altri ti hanno fatto realmente qualcosa. L'importante è schiacciarli perché tu possa prevalere. Per sentirti forte. Per sentire che tu sei onesto, che tu sei una persona che sa farsi valere.
Ma questa non è onestà, non è farsi valere.
E' la cosa più meschina che mi sia mai capitata.

martedì 30 agosto 2011

Obiettivo: socializzare.

Una mamma conosciuta di recente, ci ha fatto sapere che in un paesino qui vicino c'era una fiera con tanto di giostre. Avendo lei anche un bimbo di 4 anni, oltre a una della stessa età di Pagnottella (sono nati a due giorni di distanza), andava apposta per far divertire il maggiore, ma mi ha detto che poteva essere un'occasione per far conoscere le giostrine ai due più piccoli. Io, che a queste cose neanche ci pensavo (mi sembrava ancora troppo piccolino), ho deciso di provarci e..si è spalancato un nuovo mondo. Pagnottella si è divertito come un matto sui trattorini o sul trenino o la macchina da corsa. Insomma, l'ho visto ridere, girare il volante come se fosse un pilota già provetto, guardare la bimba di questa mamma e imitarla.
Purtroppo dove sto io, non ci sono grandi parchi attrezzati per i più piccolini, se ti va bene e il bimbo già cammina, allora sei fortunata, può avere qualche occasione di socializzazione, altrimenti le altre mamme ti snobbano bellamente e tu te ne resti lì, con tuo figlio appollaiato in braccio o tutt'al più sulle gambe o seduto su un muretto, che osserva gli altri bimbi, li indica oppure..si fa bellamente fregare una macchina da bimbo unenne che poi gliela risbatte in faccia.
Insomma, questo è quanto.
Così mi rendo conto che Pagnottella ha proprio bisogno di frequentare di più i bimbi, sia della sua età che più grandi, perché quando l'ha fatto ha imparato nel giro di poco tantissime cose: a gattonare, a giocare con le macchine, a tirarsi su in piedi, a fare qualche verso ecc.
Tra l'altro, è un bambino molto sensibile, si spaventa facilmente delle cose nuove e osserva tanto noi adulti per capire come comportarsi. Io ho sempre cercato di essere calma e tranquilla con lui e di fronte alle novità, per questo ancora oggi odio fortemente quando i parenti arrivano in massa a casa nostra, lui cade e...c'è un coro di OOOOH spaventati subito seguiti da urla da cretini per tirare su lui che piange. Hai voglia a spiegare che non devono farlo perché quando è con me o suo papà, lui casca, noi osserviamo il giusto che non si sia fatto niente e riparte come nuovo senza neanche un AH.
Santa pazienza.

A volte le persone si rincretiniscono. Posso capire chi non ha mai avuto figli o esperienza di bambini, ma..vogliamo parlare dei nonni e di tutti gli altri?????

giovedì 25 agosto 2011

Intolleranze e allergie

E ancora mi stupisco di me stessa che ho fiducia nelle persone e che penso che ancora qualcuno esista limpido e trasparente com'è. Mi rendo conto che la mia è una bella utopia, nessuno è limpido e trasparente, né tanto meno io. Quello che intendo, però, è che mi piacerebbe che per una volta le persone fossero coerenti, che lo fossero per lo meno per se stesse. Sono stufa di persone che ti sorridono e ti pugnalano contemporaneamente alle spalle, che ti professano amicizia e poi ti conducono sull'orlo del burrone.
Ma stavolta sono arrabbiata con me stessa, per averci creduto ancora, non tanto nell'amicizia, che a questa non si può chiedere che una persona sia coerente con ciò che dice apertamente. Sono arrabbiata con me stessa perché ancora e ancora mi lascio abbindolare da mille parole, come quando ero ragazzina. Che ancora non riesco a dare pienamente retta a quel campanellino dentro me che mi dice: "Sì però non è così che...", e lo scaccio, perché in quel momento sto bene e voglio che duri così. Ma un castello di carte non starà mai in piedi per troppo tempo. Se una persona non ha in sé buone fondamenta, alla fine crollerà al suolo, si sgonfierà come un palloncino e ne resterà soltanto la sostanza esterna. Quella interna sparirà, volatilizzandosi e lasciandoti perplessa a chiederti se l'avevi capito o meno.
E sì, lo avevi capito. Ma non hai voluto vedere.

Sono sempre più intollerante alle facce di merda. Che pur di finire sempre in piedi fanno i simpatici con tutti e i buoni a tutti i costi.

martedì 23 agosto 2011

Ritorno

Riprendere a scrivere il mio blog dopo tanto tempo e sotto l'influsso di quest'afa torrenziale, sembra quasi un'eresia.  Anche perché il cervello non risponde adeguatamente agli stimoli e persino quando Pagnottella gioca, il massimo che riesco a fare è stare distesa sul pavimento accanto a lui, cercando di inventarmi qualcosa e riuscendo solo a stirare le labbra in un sorriso.
Però da qualche parte si deve pur riprendere.
Tra un mese e mezzo (neanche) ricomincerò a lavorare e già mi chiedo come tornerà la mia vita dopo che per un anno e mezzo è stata incapsulata in un'altra dimensione. E chissà come sarà tornare a occuparsi di loro adesso che c'è lui. Istintivamente avrei voglia soltanto di rimanere con mio figlio. Una parte di me invece ha voglia di rimettersi in gioco. Un'altra sa che alla fine i soliti problemi del solito lavoro torneranno a galla e saranno ancora di più e forse non riuscirò a gestirli come una volta. Chissà. C'è ancora tempo.
E dopo un periodo in cui la mia famiglia stava colando a picco, ora cerchiamo a piccoli passi di costruirci intorno quel recenti necessario alla nostra privacy e che so che verrà smantellato a più riprese piano piano e in maniera del tutto inevitabile. Ma come Penelope, ogni notte, tornerò a porre paletti su paletti affinché sia chiaro che questa è la mia famiglia.
Intanto Pagnottella cresce e ha già fatto tanti di quei viaggi che penso che ormai si sia abituato ad essere messo nel suo seggiolino in macchina. Sta un po' lì a guardarsi intorno, poi si assopisce, per risvegliarsi stupito di trovarsi in un altrove.
Un giorno sarà lui a prendere la macchina e ad andare.

venerdì 6 maggio 2011

Il buongiorno

Una cosa che non è cambiata da quando ero incinta, è per me il mattino. Quando aspettavo Pagnottella, ormai agli ultimi mesi, mi svegliavo prima di lui, lo salutavo e dopo poco eccolo tirarmi un calcetto, quasi a volermi salutare. Erano i momenti che preferivo, ancora nel letto, io e lui soltanto, ad ascoltare i rumori del mattino fuori dalla finestra.
Incredibilmente queste cose non sono cambiate. In realtà Pagnottella si sveglia più o meno allo stesso orario di Papozzo, che deve andare a lavoro, ma quest'ultimo lo prende e lo mette nel nostro lettone, accanto a me. In genere me ne accorgo, altre volte invece sono così distrutta dal sonno che non sento nulla. E così, succede che quando mi sveglio, mi giro e mi trovo questo fagotto accanto a me, che se la dorme beato su un fianco, una manina piegata vicino alla testa e l'altra appoggiata davanti alla pancia (sembra assurdo, ma è la posizione stessa in cui dormo io!!), con la testa tutta riversa all'indietro. Allora mi piace osservarlo, ascoltare il suo respiro, cercare di ricoprirlo un po' più decentemente. Passo minuti interi a osservare il suo viso, fino a che si sveglia e ci diamo il buongiorno.
E quel suo sorriso mattutino è come era il suo calcetto nella pancia. Unico e indescrivibile.

giovedì 28 aprile 2011

Il rifiuto del latte

Sono esasperata. Tempo fa avevo provato a comprare a Pagnottella la famosa tazza magica per proporgli il latte e capire se era il biberon che non gli piaceva, ma ho dovuto capitolare anche con quella. Pagnottella non vuole assolutamente prendere il latte liscio. Da ieri sera ci abbiamo riprovato e di nuovo lo stesso risultato: serra le labbra, scuote la testa, piange disperato se continuo a proporgli questo latte benedetto.
Al contrario, se glielo mischio con le farine, addensandoglielo (non a livello di una crema, ma quasi), se lo pappa senza problemi.
Onestamente il pediatra mi ha detto di darglielo così, se così lo prende e quindi perché farmi problemi??? Perché alla fine, sto sempre lì ad ascoltare i consigli non richiesti di altre mamme, che mi dicono che mio figlio ha preso il vizio di non bere il latte perché io gliel'ho proposto col cucchiaio. Ed ora è da 10 minuti che strilla come un pazzo perché quel latte benedetto non lo vuole. E io, cretina, invece di addensarglielo come al solito, mi sono impuntata che il latte va bevuto e non mangiato!
E sto qui ancora adesso a chiedermi se sia giusto che io mi impunti in questo modo, piuttosto che seguire l'inclinazione di mio figlio. A me non sembra, onestamente, un capriccio. O almeno credo. Mi dico che se lo fosse, a quest'ora, per la fame, avrebbe bevuto. Invece no.
Il problema è che il latte prima di andare a nanna, ci costringe a fare le ore piccole dato al cucchiaino, mentre invece vorrei che se lo bevesse e fosse pronto per dormire a un orario umano. Ma facendo la pappa serale alle 7, non posso certo proporglielo prima delle 22...
Insomma, sono stanca, stufa, arrabbiata, irritata. Con lui, con me, con tutti quelli che continuano a dispensarmi consigli che io cerco di seguire e poi non so neanche quanto realmente siano giusti.

martedì 26 aprile 2011

Ancora di mamme e situazioni post-figlio

Continuo a pensare alle mamme, a questo mondo variopinto. Sì, perché ogni tanto mi arrivano consigli o modi di pensare, che poi queste mamme non hanno assolutamente seguito. E rimango spiazzata, perché mi chiedo se si siano dimenticate di ciò che hanno vissuto/passato oppure sia la rivalsa di aver loro stesse passato quei commenti/consigli non proprio richiesti. A cominciare da quelle che ti dicono di non avere orari rigidi/fissi per le pappe, che tanto al bimbo non succede niente. E in effetti è così, ma pensato di tenere degli orari così rigidi, se mantengo all'incirca una mezzora di flessibilità intorno a un orario è perché comunque poi non voglio ritrovarmi la notte con un bambino che urla dalla fame. E mi viene da sorridere se ripenso ai: "No, a quest'ora non venite perché i bimbi mangiano" o anche "No, non si può fare perché dopo mezzora i miei figli mangiano" ecc.
Una delle conversazioni più eclatanti, comunque, l'ho avuta il giorno di Pasqua, con una mamma di una bimba di 4 anni. Si meravigliava di come Pagnottella fosse socievole con tutti, al punto di stare tranquillamente in braccio anche a sconosciuti, sorridendo divertito. "La mia non ha mai voluto stare in braccio a nessuno". In realtà, non è che sia andata esattamente così, in pratica sua figlia non la potevamo neanche toccare senza prima esserci disinfettati mani, braccia e quant'altro. Ed è da lei arrivato il commento tanto a sproposito: "Di amore non è mai morto nessuno, meglio tanto amore che stronzaggine pura". Ah bon! Se di amore non è mai morto nessuno, perché solo lei poteva abbracciare la figlia?
Su certe cose cerco di essere paziente e comprensiva, cerco di capire cosa spinge una persona a dire/fare qualcosa. Su altre sorrido, perché non ne posso fare a meno; altre ancora mi infastidiscono non poco.

Un'altra cosa che ho notato, è che quando diventi mamma passi in secondo piano. Anzi, forse passi proprio in un'altra dimensione. Perché è solo il tuo piccolo che ormai esiste. Fantastica la scena di qualsiasi pranzo/cena in compagnia di nonni. Il tuo piccolo sarà sempre accanto al nonno alla nonna, tu relegata in un angolo della tavola a cui si scorderanno persino di passare le patate al forno, quelle che brami da tutto il pasto.
Ed è allora che ti accorgi che quella che eri un tempo, non potrai esserlo mai più, perché per sopravvivere è necessario davvero cominciare a usare la voce, mettere un po' da parte la gentilezza e assumere un modo di fare che forse non ti è mai stato tanto congeniale, ma ti rendi conto che le punzecchiature, a volte, servono a far capire che esisti e devi essere ancora rispettata. Non solo come madre di tuo figlio, ma come essere umano indipendente.

mercoledì 20 aprile 2011

Il mio bambino

In questo periodo mi è capitato di confrontarmi con varie mamme. E mi stupisce sempre vedere come siamo diverse noi donne. C'è chi si inventa di tutto per stimolare il proprio figlio e chi invece l'amore lo dimostra con gesti d'affetto o semplicemente cucinando una buona pappa. Chi quel giorno è così stanca che la tv è l'unico aiuto per distrarre un po' il proprio figlio e chi invece "no, la tv assolutamente no". C'è a chi qualche volta scappa la pazienza e lo dice e chi invece sostiene che non le è mai capitato (magari è vero, buon per lei...). C'è quella che ha avuto il parto più meraviglioso del mondo e il bimbo più docile del mondo che di più non si potrebbe volere. E quella che va in giro per casa (ma anche fuori) coi capelli sparati, con un po' di rigurgito sulla maglietta e non si è accorta che un po' di crema mais e tapioca le si è spatasciata sul pantalone. C'è chi il pianto del proprio bimbo lo interpreta meglio di un dizionario bimbo-italiano e chi invece sta ancora a scervellarsi per capire che diavolo gli è preso in questo momento.
A me questa fauna di mamme incuriosisce sempre, come sempre mi hanno incuriosito i rapporti interpersonali e le persone in generale. Potrei restare ore a osservarle o leggerne i propri pensieri. Ovviamente c'è anche la voglia di ricercare una propria sensazione anche nelle parole delle altre, o un proprio comportamento in quello delle altre, quasi come a volersi in qualche modo standardizzare. E poi noto, tacito non detto ma presente, la voglia che il proprio bimbo raggiunga i livelli degli altri, anche se poi "..ma sì, quando arriverà il momento lo farà", ma intato "perché non lo fa??? Che ha in meno il mio bambino??". E quel dentino che non arriva...
E mi viene da sorridere perché le mamme alla fine sono tutte uguali, con le proprie insicurezze dette e non dette.

Pagnottella ormai ha 6 mesi e a volte mentre stiamo giocando insieme, oppure è sul divano che guarda e chiama il nostro cane (ebbene sì, chiama solo lei. Penso che la prima parola che dirà sarà il suo nome e non certo mamma e papà, già ora i suoi versi per chiamarla sono abbastanza simili alle vocali del suo nome), mi sorprendo a dirmi "Caspita, è mio figlio", o ancora: "Ho un figlio". E mi fa così strano ancora vedermi in veste di mamma. Qualche tempo fa ho rincontrato un'amica che conosco da più di 20 anni! E guardando me e mio figlio mi ha detto: "Io non riesco ancora a vederti come mamma, mi sembri la solita pazza casinista di sempre". E' difficile da realizzare, credo. Mi prendo cura di lui, gioco con lui, esco con lui, parlo con lui, invento canzoncine e balletti per lui. E da 6 mesi è diventato la persona più importante della mia vita. E sono una mamma...incredibile!

Poi comunque c'è sempre la commessa del negozio dove sei andata a comprare una magliettina per una tua amica, taglia S, e decidi di prenderla anche te e lei, immancabilmente ti dice: "Per te taglia M no?". E allora capisci che sì, sei una mamma e quei cazzo di kg in più non li hai ancora smaltiti per niente e ti sei gonfiata come una mongolfiera. Così passi le tue serate a riguardare le foto di quando eri giovane, snella e carina. Ti stringi nelle spalle e pensi che "ma vabbè, un figlio mica ce l'avevo allora".

mercoledì 23 marzo 2011

Magica tazza..ci aiuterai?

Allora caro figlio mio, qui siamo alle solite. Il tuo peso è diminuito (ma forse sono io madre incapace che ti ho pesato male, chissà, in ogni caso sicuramente non è aumentato!) e tu, razza di capoccione, anche se il mio latte ormai sta finendo, ti ostini a non volerlo prendere dal biberon. Col cucchiaino onestamente mi sono stancata (è più quello che beve il tuo pigiama, che tu stesso!), addensartelo sempre a quanto pare non si può, allora che vogliamo fare?? Sto aspettando che ti svegli per andare alla Prenatal a comprarti la tazza magica dell'Avent. Ora, non facciamo come tempo fa quando tutta galvanizzata ho pensato che il nuovo biberon della Chicco sarebbe stata la nostra svolta! Ho ancora il morale sotto i piedi per il modo in cui l'hai completamente sdegnato e snobbato.
Che ne dici, diventiamo grandi e passiamo a questa magica tazza?? Dai che anche il nome ci piace, vero??
Ps: tenete le dita incrociate per noi, qui non si sa più a quali santi votarci.

venerdì 11 marzo 2011

Che senso ha??

Forse il senso ce l'ha se uno pensa al futuro..Non sia mai che a 30 anni mi ritrovo ancora Pagnottella in braccio per farlo addormentare! Ma a parte gli scherzi, pare che un fondo di verità ci sia: se addormento mio figlio cullandolo, me lo ritroverò a 4 anni ancora in braccio. La cosa mi spaventa non poco, onestamente, però questo continua a essere l'unico sistema con cui mio figlio si addormenta e riposa.
Se faccio come tante mamme mi hanno suggerito, ovvero di metterlo nel lettino e aspettare che prenda sonno, possiamo pure aspettare il giorno dopo e quello dopo ancora, perché non accade assolutamente niente. Se non che Pagnottella diventa ancora più agitato, ancora più nervoso, gli occhi gli si sbarrano come  se avesse le palpebre incollate, gli diventano rossi, da matto direi, si agita in maniera disarticolata e..il sonno sparisce! Se anche ne aveva un pochino, possiamo dirgli addio per chissà quante ore.
Eppure sembra che vada fatto così, appunto per non ritrovarsi un Pagnottella quattrenne attaccato al collo e alla mia povera schiena.
Ci sto provando, davvero, ma al di là della pazienza che se ne va, delle ore che passano senza che io riesca neanche a mangiare e arrivando persino al suo successivo pasto (col rischio di averlo snervato anche per mangiare), mi rimane questo tarlo in testa: ma a che pro?? E' giusto quello che sto facendo? Davvero lo sto aiutando a trovare il sonno? Non è che in realtà sto peggiorando le cose???

Perché se adesso che sono le 22:33 non dorme ancora, mentre ieri a quest'ora dormiva già da più di quaranta minuti, a me qualche dubbio mi viene....

Si accettano suggerimenti.

sabato 5 marzo 2011

Pensieri piacevoli.

Che sensazione appagante. Questo sabato è stato in qualche modo speciale, particolare, pur non avendo fatto niente di sensazionale.
Ma per la prima volta, Pagnottella è stato un bimbo tranquillo, senza lagnarsi più di tanto (come invece in genere fa, per qualsiasi minima cosa) e godendo allegro dei sollazzi delle persone intorno a lui, della nonna e del nonno, della bisnonna e degli zii di mio marito. A me non sembrava vero! E me ne stavo tranquilla e beata sul divano, senza più dover pensare di dover intervenire per qualcosa che potesse infastidirlo!
E anche mentre eravamo a fare shopping per lui, pur non dormendo, se n'è stato tranquillo a guardarsi intorno, incuriosito.
Probabilmente sarà una data da segnare sul calendario, perché non ricapiterà più ma..alla faccia del nuovo pediatra (già cestinato) che ci ha detto che abbiamo un bambino rompibalotas!
Tiè tiè, caro pupazzone! Sì, forse Pagnottella sarà pure un bambino agitato e rompibalotas, ma quando vuole sa anche essere bravo bravo!!

E così, arrivata a sera, sono serena, soddisfatta e tranquilla come non mi capitava da davvero tanto tempo. Ho risistemato casa senza farmi prendere dal nervoso, senza correre, con un piacere che non provavo più. Poi mi sono seduta sul divano con Pagnottella sulle gambe, abbiamo guardato la nostra cagnola giocare col suo giochino e ho realizzato che la mia è proprio una bella famiglia.
Poi Pagnottella è andato con papozzo per dormire e..Vabbè, ma questa è un'altra storia, ogni tanto è giusto che i bambini rompano le balotas, no?!

Io mi gusto ancora un po' del relax prodotto da questa giornata. Guardo le foto su facebook della mia cuginetta, che ormai ha quindici anni. La ricordo com'era, a un mese, sei mesi, due anni, sei anni, dieci anni...Osservo la splendida adolescente che è diventata, con tutte le sue contraddizioni tipiche di quella età. Con i suoi scatti di rabbia, di tristezze incomprensibili eppure vere, con le sue passioni che erano e sono ancora adesso.
La vedo per la prima volta abbracciata al suo primo ragazzo e mi intenerisco di fronte a questo amore appena sbocciato, che si vive come fuoco dentro le vene.
Penso a com'è bella la vita.
Le brutture, per oggi, le lascio alle spalle.

giovedì 3 marzo 2011

Madre-Figlia

Da quando sono madre è cambiato il mio modo di essere figlia. Prima ero solo una figlia, ora sono anche madre e mi sembra di comprendere un po' di più la mia. Per questo, forse, adesso sentirla triste, mi fa capire più cose di quelle che una volta credevo di capire. Tuttavia, per me, resta sempre difficile comprendere che adesso anch'io posso essere la roccia a cui aggrapparsi per mia madre. E non è semplice, perché alcune cose te le porti dietro per la vita e certe situazioni ti spezzano come allora.
Ti illudi di poterle sopportare meglio soltanto perché hai qualche anno in più, perché sei tu stessa madre.
Ma invece, di fronte a lei, seppur cambiata e con una maggior consapevolezza di quello che siamo, sei ancora una bambina.
Ed è così difficile non piangere, anche se lei stessa ti dice con rabbia di non frignare.
Io stessa non mi sopporto quando lo faccio, ma più vado avanti con gli anni e più piango.

martedì 1 marzo 2011

Gli orchi

In genere non parlo troppo di ciò che avviene intorno a noi, ma stavolta non riesco a smettere di pensarci. Mi riferisco a quanto successo a Yara, naturalmente. E a quanto ogni giorno succede senza che probabilmente lo si sappia. Omicidi, stupri, violenze di ogni sorta. E quando a rimetterci sono i bambini rimango sempre molto scossa.
Forse sembrerà assurdo, ma quando stavo partorendo in un piccolo frangente tra il dolore e il pensiero che di lì a poco avrei conosciuto il mio bambino, ho pensato anche a Sarah Scazzi, a quanto era accaduto, a quello che doveva aver pensato negli ultimi frangenti.
Ed è ciò che torno sempre a pensare di Yara. A quello che può essere accaduto, a come può essere successo. Mi viene in mente me a quell'età, quando a volte la sera, tornando dagli allenamenti di pallavolo alla nostra scuola, tornavo a casa lungo una strada a poche centinaia di metri da casa mia, ma che a me pareva terribilmente buia, e certe volte, per la paura, quasi correvo. Eppure la conoscevo bene, percorrendola più volte al giorno. E d'altronde sarebbe bastato poco no?
Penso al dolore dei genitori, dei fratelli e delle sorelle.
Mi chiedo come si faccia a sopravvivere a tanto dolore.
E torno a pensare sempre più spesso anche a chi è questa gente. Come può essere così brutale.
E penso che qualcuno di loro ha avuto (ha) anche dei genitori, qualcuno che forse, un tempo lontano, gioiva di quel contatto caldo pelle contro pelle.
A volte vorrei poter credere che dietro ogni mostro c'è una mancanza d'affetto iniziale. Poi, mi rendo conto che non è così...

mercoledì 23 febbraio 2011

Reflusso..ti ho già detto che TI ODIO?

Quando alcune mamme (le poche amiche che si erano azzardate a mettere al mondo dei figli prima dei 30 anni) mi parlavano della stanchezza che provavano, io onestamente non capivo. O meglio, capivo fino a una certo punto, ma più di tanto non sapevo spiegarmi.
Direi che adesso Pagnottella è arrivato proprio per farmi la ramanzina. Cara mia, ma che ti pensavi?!
Eppure tuttora quello che mi pesa di più è quando so che mio figlio non sta bene o ha qualcosa che lo disturba. E' vero che è faticoso svegliarsi la notte, che è faticoso tenerlo sempre dritto in spalla per almeno 30 minuti per farlo digerire ecc. ecc., ma è più faticoso il senso di preoccupazione che mi rimane appiccicato addosso quando non so cosa ha.
Adesso siamo arrivati a lottare per farlo mangiare. E insistere non aiuta, ovviamente. Cerco di rispettare i suoi tempi, la sua voglia. Ma scoprire poi che è cresciuto pochissimo di peso in questo mese, non mi ha aiutata.
I miei crolli sono tempestosi, sembro una pazza.
Per fortuna che so anche rialzarmi e andare avanti, anche se talvolta mi piacerebbe davvero avere un bel manuale in cui trovare scritto: "..vostro figlio non prende più il biberon perché...".
I rigurgiti di Pagnottella (ma forse ora dovrei chiamarlo lo Smilzo) sono riaumentati e vederlo agitarsi, inarcarsi, piagnucolare e rigurgitare, senza poter fare granché, mi corrode le poche energie mentali che mi rimangono. Ma si va avanti. Sempre e comunque per lui.
Mi aiuta tanto il conforto e la vicinanza di tante altre mamme, conosciute durante il percorso della gravidanza, che in questo periodo mi stanno dando molto e ancora una volta mi trovo a riflettere su come le persone entrino nella vita di un'altra e le portino quella ventata di aria fresca di cui ha bisogno.
(Così, cerco di scansare la piccola delusione che mi permane derivante invece da amici da cui presumibimente si dovrebbe avere quel conforto e invece non lo si ha, fino a che non è palese che si sta davvero male).

domenica 20 febbraio 2011

"Era" mio nonno

Domenica uggiosa. Chiusi in casa. Dopo una notte quasi insonne. Urla isteriche di Pagnottella a cui non sai dare una spiegazione e non sai come alleviare. Preoccupata perché non mangia e il suo peso non aumenta come ti aspetteresti. Sempre con l'incubo in testa del reflusso.
Senza contare gli altri pensieri.
Oggi è giornata no.
A conclusione di questa serata catastrofica, anche la notizia da parte di mio padre: suo padre sta morendo. Lentamente, agonizzando. Attaccato a una macchina che lo tiene appeso a quel che resta della sua vita.
Suo padre, sì. Non mio nonno. In teoria lo sarebbe, in pratica no.
Io non ho mai conosciuto mio nonno e non è neanche sposato a mia nonna, se è per questo. Non mi tocca il fatto che stia morendo, se non a livello umano ecco. Ma sentimentalmente non credo.
C'è soltanto il rimpianto di non averlo conosciuto. Di averlo soltanto immaginato, cercato di rendere vivo dai racconti degli altri. A volte sereni, a volte raccontati con sprezzo. Delle sue mille donne in giro per il mondo. Degli altri figli (miei ipotetici zii e zie?).
Forse quello che ora mi fa più male, pensando alla sua dipartita, è che non ha capito che donna di valore aveva accanto. O forse sì, ed è per questo che ha preferito andare altrove: mia nonna era troppo per lui.
Perché mia nonna si sarebbe fatta in quattro, non avrebbe permesso morisse lentamente. Lei gli avrebbe concesso una morte degna.

venerdì 18 febbraio 2011

Quando un libro va dritto al punto

Una cosa che la stupisce continuamente è la mancanza di curiosità e di attenzione negli altri. Ogni volta che le capita di incontrare qualcuno che fa o pensa qualcosa che lei non conosce, tende a fare duemila domande, raccogliere informazioni, ascoltare finché non le sembra di avere imparato o capito. Però se si guarda intorno, le sembra che la maggior parte della gente vada dritta lungo i propri percorsi, senza occhi né orecchie per qualunque cosa non rappresenti un vantaggio immediato o una minaccia immediata o una fonte immediata di gratificazione.



Da qualche giorno ho iniziato a leggere il nuovo libro di De Carlo, LeieLui. E già dall'inizio mi hanno colpito molte frasi che mi sono apprestata a sottolineare, come faccio sempre quando qualcosa mi dà da riflettere.
Questa frase in particolare l'ho trovata semplicemente adatta a me. Non dico di essere un'ascoltatrice attenta o per lo meno non sempre, però mi impegno. Perché so quanto è importante per la persona che ho davanti. Quindi, in genere, se questa persona la stimo o è mia amica, cerco di mettere tutta l'attenzione possibile per costruire con lei un dialogo. Eppure già da tempo mi sono accorta che non è così per tutti.
Mi rendo conto che la propria vita spesso e volentieri è così frenetica e impegnativa, che non si ha il tempo (nonché la voglia, ma questo è un altro discorso) da dedicare agli altri. In genere lo si fa se quello che viene detto è comunque per noi importante, interessante o, come dice De Carlo, ci porta un'immediata soddisfazione oppure può essere una minaccia.
Non c'è cosa peggiore che vedere che il proprio interlocutore è perso in un suo mondo mentre tu stai parlando di una cosa che ti sta a cuore. E quante volte l'ho visto fare, purtroppo! Rimarcato da quel "Dicevi?" dopo aver magari indicato altro o detto altro.
Col tempo, mi è passata la voglia di aprirmi con certe persone i cui atteggiamenti sono stati, a mio avviso, distaccati o troppo presi dalla propria vita. E mi sconcerta poi scoprire che, dopo, ci restano anche male se non racconto cose di me o se scoprono che ho parlato di una certa cosa con altri e non con loro. Al che, inizio persino a sentirmi in colpa. Per poi avere un innato moto di ribellione: perché? Perché dovrei stare a spiegare, raccontare ecc.? Visto che poi, una volta capito qual era il punto, di nuovo appare quel fare distaccato, quel "ah, certo.." senza senso?
E quindi mi chiedo perché fondamentalmente mi vengano richieste informazioni personali, se poi dopo neanche cinque minuti siamo tornati a parlare di altro.
Non so. A volte le persone sono davvero strane...

Ps: ne approfitto per pubblicizzare il blog di..Papozzo!!!!

mercoledì 16 febbraio 2011

L'altra faccia della medaglia

Le delusioni mi bloccano, e invece dovrei imparare a reagire. Creano in me un vortice di pensieri che dopo sono inarrestabili. Cerco il più possibile di separare la mia vita privata dal lavoro, ma certe volte, come in questo caso, è impossibile. E una notizia del genere può stancarmi più di quanto non abbia fatto Pagnottella svegliandosi notte dopo notte. Perché se il mio cervello rimugina, è la fine.
Una delle mie due colleghe mi ha chiamata per informarmi che a lei e all'altra è stato dato lo scatto di livello, a me no.
Ora, se fosse stato un bonus per il lavoro fatto, avrei pure potuto capirlo. Ma lo scatto di livello no. Perché che io sappia per legge spetta a tutti, dopo tot anni di dipendenza lavorativa.
Siccome la mia collega ha subito in passato situazioni poco chiare (in cui, tra l'altro, l'altra collega ha avuto anche del suo nel meccanismo), si è voluta informare per me e per tutta risposta le hanno detto che quest'anno avrebbero potuto far passare di livello solo due persone e avevano scelto loro due.
A me onestamente pare strano che lo scatto di livello possa esser dato solo ad alcune persone e poi, guarda caso, solo a due.
Quello che mi delude profondamente, è che alla fine è sempre la solita vecchia storia trita e ritrita. Vai in maternità e in qualche maniera te la devono far scontare. Che sia che tu perdi il tuo vecchio ruolo o torni declassata o scopri che le tue colleghe sono state premiate e tu no, beh, la solfa è comunque sempre quella.
Puoi esserti fatta un mazzo tanto negli anni precedenti, aver dimostrato di essere in gamba, di poter gestire onorevolmente il tuo ruolo anche in assenza di colleghe e ricoprire anche i posti vacanti, ma di fatto..quando arrivi a quel momento, la maternità, si azzera tutto.
Benvenuta nel mondo reale Moona, tu che ti sentivi tanto al sicuro da simili affronti.
E comunque andrò al fondo della faccenda, almeno che mi spieghino il perché.

sabato 12 febbraio 2011

I percorsi della vita

Stasera, grazie a mia mamma che mi ha tenuto Pagnottella (anche se dopo pure lei aveva i capelli ritti), sono riuscita a fare una telefonata alla mia amica G., come ai vecchi tempi. Suo marito era a lavoro, per il turno serale, così eravamo "libere" tutt'e due per spettegolare e raccontarci un po' della nostra vita.
Se non fosse che ad un certo punto ho sentito le urla isteriche di Pagnottella, potevo persino pensare di essere tornata un'adolescente. E se non fosse che ormai i nostri discorsi si incentrano molto sui nostri nuovi ruoli di moglie e, per me, madre.
Ad un certo punto abbiamo anche parlato di E. e così le ho finalmente confessato di come mi sia trovata non propriamente bene al suo matrimonio, al tavolo con lei e altre persone, con le quali pensavo almeno di poter parlare in maniera tranquilla e da cui invece ho ricevuto solo pochi sguardi e sorrisi, mentre altezzosa indifferenza da E.
G. mi ha tratteggiato un quadro di E. che onestamente non sospettavo, anche se in fondo di tutte le mie amiche di ragazzina delle medie, lei era quella con cui mi trovavo più a disagio. E il disagio, negli anni, è sempre rimasto. Come se lei stessa volesse mettere una distanza tra me e lei. Ho sempre pensato che si fosse in un certo senso "intromessa" nell'amicizia che avevo allora con la mia migliore amica, facendo anche con me l'amicona. Ma di fatto, io col tempo mi sono sempre più trovata estromessa e loro..loro sono tuttora molto legate.
Eppure, subito dopo il matrimonio della mia amica G., feci un sogno in cui eravamo di nuovo ragazzine e E. scoppiava a piangere dicendomi qualcosa come "Io non ce la faccio..non ce la posso fare" e dentro di me pensavo: "Ma come?? Se sembri così splendida, realizzata.." e poi l'abbracciavo e le sussurravo: "Certo che ce la puoi fare..".
Chissà, può darsi che nel mio subconscio avessi già intuito. Che in fondo è soltanto una persona molto più fragile di noi, più bisognosa di attenzioni e che quel suo modo altezzoso di fare, in realtà è soltanto apparenza.
A volte mi chiedo..se non mi fossi allontanata da tutti loro, adesso...sarei nel loro giro? Sarei l'eterna adolescente che loro continuano a impersonificare?? Lei e la mia ex migliore amica. Chi lo sa.
So soltanto che se fin da allora io ho cominciato a cercare altre strade, altre amicizie, forse un motivo c'era. Il disagio era troppo forte, mi sentivo intimidita. Allora lo attribuivo alla mia timidezza in generale. Oggi invece mi rendo conto che forse era lei che in qualche modo acuiva in me quel senso di inferiorità e mi ha permesso di evadere.
Dopo tutto..è stato meglio così.