domenica 30 gennaio 2011

Mamma-leonessa o mamma-stai-calma?

Che dire? Sono diventata come quelle leonesse che curano i propri cuccioli e fanno sì che si preservino fino alla crescita. E dire che quando mi rendevo conto di alcune madri che si comportavano in certi modi, proprio non riuscivo a capirle. E ora invece..Sono bastati alcuni sguardi di mio figlio, quando viene preso in braccio e mi cerca, quasi a capire se è tutto a posto. E io che cerco di rassicurarlo col mio sguardo e il mio sorriso, ma poi fremo e scalpito se vedo che gli viene fatto qualcosa che lo mette a disagio, come sciabordarlo di qua e di là (eppure lo sanno che ha il reflusso, cacchio!) o se viene tenuto in una posizione che non gli piace.
E io mi trovo in conflitto con me stessa. Da una parte c'è la mamma-leonessa, quella che vorrebbe intervenire e mozzare millemila teste..ehm, no, d'accordo, non proprio mozzare le teste, ma per lo meno intervenire, spiegare, cercare di far capire.
Poi c'è l'altra me, quella che si dice "lascia stare, non fare sempre la parte di quella che poi viene considerata esagerata". E sia in un caso che nell'altro non mi piace. Se intervengo, non mi piace perché mi sembro davvero a volte troppo esagerata (anche se una parte di me non si reputa tale), se non intervengo mi dico: "Ma che madre sei che pur di non voler passare male, lascia che il proprio figlio si trovi in una situazione di disagio?!" (per quanto non certo pericolosa, ecco!).
E poi in certi momenti, non c'è il tempo di pensare, la mamma-leonessa interviene, ruggisce e scalpita.
E ancora continuo a non concepire il "Dammelo" (neanche mio figlio fosse un oggetto) e chi mi contesta su quelle che per me sono certezze sugli stati d'animo di mio figlio. Ecco..come dire..divento una belva.

Situazioni tipo.
"Per favore, va tenuto dritto, ha appena mangiato. Non smuovetelo troppo che poi rigurgita troppo"
"Ma no, ormai è passato il tempo"...Vola vola vola. Rotola rotola rotola.
"Oh..toh..un rigurgitino".
E intanto il latte arriva fino a terra. Dalla sua bocca!

"E' infastidito"
"No, prima mi ha sorriso"
"Sì, prima era tranquillo, ora è infastidito".
Intanto lamenti vari di Pagnottella.
"No, no, dammelo"
"No, un attimo".
Io che cerco di cullarlo per tranquillizzarlo.
Dall'altra parte qualcuno che gli posiziona a un centrimetro dal viso un gioco pieno di luci e suoni.
Pagnottella che ha lo sguardo fisso, poi scoppia a piangere.
"Dai, da qua, dammelo".
Nervoso a mille, ma..
Passaggi di braccia in braccia.
Lamenti di Pagnottella.
"E' stanco"
Blateramenti vari con voci in falsetto per distrarlo.
Dopo un bel po' di piagnucolamenti di Pagnottella.
"Sì sì..è stanco".
Con tono come a dire: ma sì, l'avevo capito...

E qui a me si spalancano d'istinto le fauci.

venerdì 21 gennaio 2011

E il sole mi è caro

Oggi è una giornata splendida. L'impermeabile lo metto solo per i rigurgiti a getto di Pagnottella. Ho fatto colazione con calma, osservando il mio bambino che, nella carrozzina, parlava alle sue manine. Se le studiava e borbottava qualcosa. Secondo me una frase del tipo: "Ehi salve, non so voi, ma io avrei proprio bisogno di essere preso in braccio e cullato un pochino per addormentarmi, che dite, mi chiamate la mia mamma?". E se per caso vedeva che lo stavo guardando, mi faceva uno di quei lamentini-lagnosini che mi fanno troppo ridere.
Poi, quando l'ho addormentato, cullandolo e rimirandolo, sono uscita in terrazza, a rimirare le montagne, verso il lago. Era così chiaro in quella parte del cielo, che ho immaginato il riverbero del sole sul lago, una tavola di tranquillità e splendore.
Saranno questi attimi fugaci di sole, ma in questi giorni penso sempre più spesso alla bella stagione, al tepore dei raggi sulla pelle, la brezza che rinfresca.
In realtà, sempre più spesso mi tornano in mente le estati della mia infanzia. Non erano così calde, o probabilmente non le sentivo tali, da bambina. Ero sempre fuori a giocare, ai giardinetti con papà, o in terrazza mentre mamma cucinava e cantava. Come mi piaceva.
Sembra un tempo tanto lontano.
Mi piacerebbe che un domani Pagnottella potesse assaporare momenti di serenità di tal genere, che gli rimangano impressi nella memoria come un dolce ricordo.
Ps: Nell'attimo in cui scrivevo, il sole ha incominciato a impallidire..Che ci si deve fare? Godiamoci quei pochi attimi che per ora ci concede!

martedì 18 gennaio 2011

Rinascita

Alla fine qualcosa è scattato. Il senso di tristezza è scivolato via, lentamente, ma alla fine quella coperta pesante che mi avvolgeva è scivolata dalle mia spalle, per cadere finalmente a terra. Ed è come se fossi tornata a essere me, con la consapevolezza che ora c'è altro. Anche quel senso di solitudine che mi attanagliava alla gola, sembra essersi assopito. Certo, mi manca ancora la mia famiglia, gli amici ecc. però nella giusta maniera, ecco. Che poi non so se ci sia una giusta maniera, una giusta quantità di solitudine (più che giusta, corretta, ecco), però va bene così, finalmente mi sento tranquilla.
Pagnottella in questo mi ha aiutata tanto, con i suoi gongolii, i suoi "Eo" quasi a volermi dire, a ogni bacio, carezza, gioco: "Ancora". E a me fa morire vederlo interagire con me. Ci sono dei momenti che il mio amore per lui è così forte che devo fermarmi un attimo, perché potrei urlare dalla gioia.
Poi oggi ho concretizzato finalmente la richiesta di aspettativa e ferie.
Alla fine, dopo mille rimuginarci, sensi di colpa nei confronti delle mie colleghe e quant'altro, ho deciso che avevo bisogno di pensare a me e al mio bambino e basta. Così ho chiesto tutta l'aspettativa, buona parte delle ferie dell'anno scorso e le ore straordinarie che dovevo ancora recuperare. Se tutto va bene e mi daranno l'ok, rientrerò a lavoro a Ottobre.
E devo ammettere che tutto questo mi rassicura, in parte perché ho voglia di stare con mio figlio e prenderci il nostro tempo e poi perché..beh, ho ancora un po' di tempo per pensare a come fare con mia suocera!! Ebbene sì. Dopo sarà lei a occuparsi di mio figlio e..onestamente voglio pensarci bene. Già ora, per una sola mattinata in cui ha potuto scarrozzare Pagnottella in centro, lo ha portato a far vedere a mezza città.
Quando ci siamo rivisti mi ha detto: "Mi mancava solo il sindaco e poi l'avrei fatto conoscere a tutti". Le ho risposto che non stentavo a crederci!
Era così galvanizzata che spingeva la carrozzina stile razzo, infatti io ero a circa 1 km dietro a lei e Pagnottella.
Rendiamoci conto...

giovedì 13 gennaio 2011

Il tempo passa

L'altra sera, mentre mio marito teneva Pagnottella, io mi distraevo sul social network più conosciuto, facebook. E guardando qua e là tra amici delle superiori e conoscenti, mi sono resa conto che molti di loro sono già madri e padri da diversi anni! Non so perché questa cosa mi ha lasciata stupita..Molti di loro, "incredibilmente" si sono sposati col compagno di classe o col ragazzo che frequentavano allora (o ragazza, è uguale) e..mi sono sentita un po' fuori dal giro, perché in fondo, abitando in cittadine vicine, inevitabilmente c'era sempre chi conosceva questo e quello e sapeva darti news. Fino a pochi anni fa, quando sentivo un'amica della mia cittadina, dopo esserci raccontate di noi passavamo ai pettegolezzi su amici e conoscenti.
E così, ecco, fa davvero strano vedere gente che hai sempre incrociato nei corridoi, con lo scazzo o l'allegria di quegli anni, che adesso aggiornano il loro profilo con le foto dei figli e della loro vita di adulti.
Oddio..a ben pensarci mi fa anche pensare che gli anni sono inevitabilmente passati! E che anche il ragazzo più insospettabilmente pronto a maturare e sposarsi, ora è un padre. Fa sorridere e pensare.

lunedì 10 gennaio 2011

Il mio parto

(Se capiti qui e non hai partorito, non leggere. O se leggi, ricordati che ogni parto è a sé e non sarà mai uguale all'altro).

Era il 14 Ottobre. Avevo delle leggere contrazioni ormai da giorni, ero sfinita, ogni notte pensavo che fosse quella giusta, ma Pagnottella non si decideva a uscire. Il 14 le simpatiche contrazioni erano ancora lì. Mi ero rimessa a misurarle giusto per passare il tempo e far finta che quel fastidio non fosse nulla.
Alle 2 ero sveglia. Avevo dolori più forti. Sono andata in bagno e il mio cane mi ha seguita. Dal nervosismo l'ho persino sgridata, chiedendomi che diavolo avesse da seguirmi in bagno! Povera..e dire che probabilmente aveva già capito tutto. Il mio cane non accennava ad andarsene, così, rassegnata, ho fatto pipì con lei che mi fissava con due occhi stranissimi.
Sono tornata a letto, ma i dolori erano fastidiosi, non riuscivo a dormire, così mi sono messa a leggere. Con la coda dell'occhio, ho visto qualcosa staccarsi dal muro e cadere. Non so perché, ma ho pensato subito: "E' un millepiedi!" e ho svegliato mio marito impanicata. Lui si è tirato su di scatto, mi ha chiesto: "Hai le contrazioni?" e io: "Sì, ma ho anche visto qualcosa cadere dal muro, vicino al lettino di Pagnottella. Per me è un millepiedi".
Ed è cominciata la caccia al millepiedi, subito trovato e..pace all'anima sua..accoppato.
A quel punto i dolori erano forti, ho guardato mio marito e gli ho detto: "Mi sa che ci siamo, stavolta".
Ho iniziato a camminare per il corridoio e abbiamo tenuto il conto delle contrazioni, ma erano completamente sballate, a volte ogni 5 minuti, altre ogni 3 minuti. Assurdo. Intanto cercavo di respirare.
Mi sono fatta accompagnare al piano di sopra, per provare a farmi la doccia. Il dolore non cessava. Sono rimasta sotto il getto dell'acqua pensando: "Ecco, ci siamo".
E non avevo paura. Era come se stessi per andare in vacanza, non so, c'era un misto di eccitazione e anche quella forza che ti viene quando stai per andare a dare un esame.
Mi sono asciugata, poi vestita. Ho chiamato mia mamma, erano quasi le 5. Ovviamente ha capito subito (e in un lampo ha preso il treno per venire qui).
Verso le 6 siamo usciti finalmente di casa. Ricordo che mi aggrappavo al muro del pianerottolo e fuori, nel cortile, camminavo piano, a volte piegandomi per il dolore. Faceva terribilmente freddo, il primo vero freddo.
Nel reparto di maternità dell'ospedale, le luci principali erano spente. La dottoressa di turno mi ha visitata, ma la dilatazione ancora non c'era. "Vedrai che torni a casa" mi ha detto.
Ma intanto mi ha fatto fare il tracciato. A ogni contrazione cercavo di respirare, ma non ce la facevo.
Se passava qualche infermiera, sentivo che diceva: "Quella è in pieno travaglio".
"Perché allora non sono dilatata?" mi chiedevo.
Quando mi hanno staccato dal tracciato, il verdetto è stato uno solo: "Ti ricoveriamo e si va in sala travaglio".
Ero ancora su di giri, non mi sembrava vero. Ero ancora nella sensazione: "Sembra di andare in vacanza".
Ho firmato i documenti per il ricovero e poi via al piano delle sale travaglio e parto. Erano le 8.
Il tutto è iniziato in modo soft, mi hanno fatto fare un bel bagno caldo e quello è stato sicuramente il momento più rilassante e intimo. Chiacchieravo con l'ostetrica, con mio marito. Lo ascoltavo parlare con amici e parenti che chiedevano di me.
Alle 9, dopo un'ulteriore visita, però, la dilatazione non era progredita per niente e così l'ostetrica ha deciso di rompermi le acque. Lì ho cominciato un po' ad avere paura, forse per quell'aggeggio che ricorda vagamente una specie di lunghissimo uncinetto. La sensazione poi delle acque, calde e vischiose, che mi colavano tra le gambe era stranissima.
Secondo l'ostetrica, con la rottura delle acque le doglie sarebbero aumentate e la dilatazione sarebbe progredita.
Alle 13 ero ancora di 4 cm.
Al cambio delle ostetriche, tutto ha cominciato a precipitare. Una delle due aveva una faccia particolarmente antipatica, non ho avvertito nessuna empatia, nessun sostegno da parte sua, e quando mi ha detto che mi avrebbero fatto l'ossitocina probabilmente sono anche scoppiata a piangere (non lo ricordo. Ricordo solo di aver detto qualcosa come: "No, vi prego..no"). I dolori, che già erano insopportabili, sono diventati disumani. A dir la verità, non riesco a ricordarli. E' vero che si dimenticano. Ricordo soltanto che sono stata malissimo, che avevo paura, che volevo che mi riportassero indietro e più volte l'ho anche detto: "D. portami via". E le ostetriche ridevano, mi dicevano: "Certo, dove vuoi andare?" e poi, quella per me più stronza: "Vai, allora, sei libera".
La ginecologa veniva ogni 2 ore e ogni 2 ore il verdetto era sempre lo stesso: dilatazione che non progrediva.
Alle 15 ero di 5 cm. E la dose di ossitocina era stata aumentata. Avevo già avuto due belle punture di spasmex per ammorbidire l'utero, ma non erano servite a niente.
Verso quell'ora cado anche in uno stato catatonico. Mio marito dice che mi sono addormentata, io invece ricordo ogni attimo di quei minuti. Mi ero prefissa proprio di estraniarmi da tutto e tutti, perché il dolore era incessante, non mi dava tregua e avevo bisogno di racchiudermi in me stessa, farmelo passare addosso e poi cercare di non sentirmi dilaniare.
Alle 16 ero convinta che ormai la dilatazione fosse a buon punto. Doveva esserlo per forza, mi sentivo morire, avevo già l'esigenza di spingere e non ce la facevo più.
Quando è tornata la ginecologa e ho visto gli sguardi che si lanciavano tra lei e le ostetriche mi sono sentita morire. E ho ricominciato a urlare. Ero ancora di 5 cm.
Da quel momento le hanno provate tutte, ancora punture, aumento di ossitocina, hanno persino provato manualmente.
Alle 17:30 ero di 8 cm, ma di lì non si andava oltre. E io continuavo a urlare come non ho mai urlato in vita mia. La ginecologa mi diceva che non aveva mai sentito urlare così tanto in vita sua e che dovevo restare calma, ma a quel punto, con il nervosismo che trapelava da ogni loro volto, come pretendevano che io restassi calma?? E con quel dolore sopratutto???
Negli attimi seguenti hanno tentato di mettermi di fianco per vedere se riuscivano a girare la testa di Pagnottella (che non ho capito, ma forse non era neanche messo tanto bene). Ed è stato probabilmente quando ho morso il braccio del lettino. Successivamente ho rischiato di spezzare il pollice della ginecologa e di lanciare dall'altro lato della stanza le due ostetriche (che ho persino sentito dire: "Ma che forza c'ha questa ancora?!).
Alle 17:45 la ginecologa mi ha detto: "Senta, che cosa facciamo..andiamo avanti così o le facciamo il cesareo".
A me è crollato il mondo. Stavo male, mi sembrava di morire, volevo solo che tutto finisse il prima possibile, ma non riuscivo ancora a concepire l'idea che dovevo per forza fare il cesareo, mi sembrava assurdo sopratutto il fatto che quella dottoressa me lo chiedesse in quel momento. Sono rimasta zitta e lei ha detto: "Ok, allora decido io. Facciamo il cesareo".
Quando ormai tutto era passato, mio marito mi ha detto che la ginecologa aveva detto a lui e ai miei parenti, fuori dalla sala, che ci sarebbero volute altre 8 ore perché la dilatazione arrivasse ai 10 cm. Praticamente potevo pure collassare...forse...
Non ho sentito neanche il catetere che mi mettevano, non ho capito più nulla, ho visto solo che le persone intorno a me erano raddoppiate, se non triplicate.
Il dolore ormai era così forte e sconvolgente che non riuscivo neanche a stare ferma per la spinale, ho dovuto supplicarli di aspettare a farmela, aspettare almeno che fosse passata l'ondata forte.
E poi finalmente il sollievo, il dolore che cessa. Il silenzio. Solo il mio sangue che mi pulsa forte nelle orecchie.
Sembravano tutti così distanti da me, estraniati, allora ho afferrato una mano. La mano dell'unico dottore che mi parlava con dolcezza e mi diceva di stare tranquilla. Quel dottore (che poi era l'anestesista), è rimasto mano nella mano accanto a me per tutto l'intervento (che comunque non è durato più di 15 minuti credo). Mi ha accarezzato la fronte come a una bambina e quando Pagnottella è stato tirato fuori mi ha detto che era bellissimo e sanissimo.
Quando l'ho sentito piangere (erano le 18:11), l'adrenalina è calata di colpo, ho cominciato a piangere anch'io e non mi pareva vero. Continuavo a dirmi: "E' nato..è nato...è davvero nato?". Forse mi avevano dato anche qualche calmante, dato il mio stato.
Ho sentito qualcuno dire: "Ma come pensavo di farlo da sola, guarda com'è grosso!" e poi "E senti come strilla..ha preso da te eh?" e anche: "La prossima volta ti devi scegliere un marito piccolo come te se non vuoi sentire così male" (questa me la devono ancora spiegare..).
Ma in quel momento non mi importava più di nulla. Quando mi hanno portato il mio bambino, ho sentito il suo calore accanto al mio viso, ho appoggiato le labbra alla sua guancia, non capivo ancora che era il mio bambino. Era calda e morbida. E quel calore si è irraggiato tutto dentro di me. Ormai non mi importava più nulla. Del dolore passato, di quello che sarebbe venuto. C'era solo quell'esserino che era stato nella mia pancia e ancora non mi capacitavo.
Sono mamma?, mi dicevo. E' così essere mamma? E' questo allora che si fa? Ci sono passata proprio io? Davvero?
Le ore che ho passato poi con lui e mio marito mi sono volate. Non so se per effetto di qualche calmante, dell'anestesia o dello stato in cui mi trovavo.

E poi c'è stata la prima lunga notte senza mio figlio.
Perennemente sveglia, un po' per il dolore e un po' a chiedermi cosa stesse facendo e perché non me lo portassero. Volevo soltanto vederlo.

Il resto...il resto è solo da dimenticare.
E più i mesi passano e più sento che è davvero mio, con tutte le sue espressioni, con quel suo corpicino caldo, con quel sorriso solare che mi dedica, con i suoi gorgheggi, con le sue lacrime, con i suoi strilli, con i suoi giochi, con il suo stupore.
E' il mio Pagnottella.

lunedì 3 gennaio 2011

Mamma nel caos

Cominciare l'anno lamentandosi è il massimo, credo.
E allora sempre più spesso mi domando se sono io l'unica mamma, sulla faccia della terra, ad essere così incapace di riuscire a gestire tutto. Ho una casa che potrebbe esplodere tanta pattuma ha dentro. Ho millemila lavatrici da fare e non si fa in tempo a mettere via negli armadi la roba, che c'è già una bella caterva di altri panni da stirare. Ho perennemente la casa sempre piena di peli e quando la tolgo, correndo come una matta nei  brevi sonnellini di Pagnottella, ecco che li rivedo nel giro di 10 minuti.
Se la giornata è iniziata storta (leggi: con Pagnottella che di notte non ha chiuso occhio e di giorno non fa che rigurgitare a ogni piè sospinto), non potrà che andare peggio e sarà esattamente il giorno in cui il tuo gatto deciderà che è ora di tornare a fare la cacca e la pipì per terra e pure il tuo cane deciderà che sì, chi ce lo fa fare di aspettare di andare fuori, facciamola qui sul pavimento, tanto la fanno tutti!
Decidere poi di andare a prendersi una boccata d'aria in terrazza è una cosa da evitare se non si vuole rischiare l'infarto, tanto è sommersa da scatole e scatolame vario della Chicco e altre marche per l'infanzia.
Se poi tra un cambio pannolino, qualche gioco con pulizia veloce dell'immancabile rigurgito, allattamento in due tempi (visto che lo sto ancora facendo misto; tra l'altro ora Pagnottella sembra aver iniziato a disdegnare la tetta destra, il che è per me un vero mistero), pulizia nasino con strilla che potrebbero far cascare il palazzo (figuriamoci la mia testa), tentativi vari di addormentamento (perché non se ne parla, in fase di reflusso medio-alto, di addormentarsi da soli) salvo poi decidere di tenerlo in braccio o nella fascia perché non c'è verso di metterlo giù in nessun modo, ecco, dicevo, se in mezzo a queste cose una riesce anche a farsi un veloce panino al volo, allora già si dovrebbe considerare fortunata.
Come riesco ora a scrivere? Ho deciso per la mia sanità mentale di mettere Pagnottella sul dondolo e sperare-pregare che si addormentasse (come poi è accaduto). E lo so che non è assolutamente da fare, che il bambino deve avere la sua routine per dormire, che deve stare nel suo lettino e imparare a fare la nanna da solo con i dovuti riti ecc. ecc.
Ma per me è impossibile!
E allora forse sono proprio una mamma del cavolo, non c'è altra soluzione e spiegazione. Perché quando sento le altre, che hanno bimbi della stessa età del mio, essere così maledettamente felici, io mi chiedo perché sono l'unica che certe volte le prende un tale nervoso che ribalterebbe la casa, che prenderebbe la porta e se ne andrebbe lontanissimo (salvo poi pentirmene, ovviamente. Ma la voglia a volte è davvero tanta).
E davvero tutti i manuali che ho letto non mi servono a un cavolo. E no cara Hogg, mio figlio non potrà mai seguire il tuo schema del cavolo secondo cui il bimbo mangia, gioca e poi fa la nanna. No. Perché il mio, purtroppo, deve necessariamente stare dritto dai 30 minuti all'ora intera. E a volte è così stanco da perdere il sonno a causa della posizione scomoda. Perciò i successivi minuti li passa a urlare. E io devo necessariamente prenderlo in braccio e cullarlo. Già, proprio così mio caro signor Estivill. Devo cullarlo, ha letto bene! Devo necessariamente dargli quel dondolio che non è corretto dargli perché, non appena lo poserò giù, come giustamente ha scritto e sa, il piccolo si sveglierà non sentendolo più. Ma se non lo faccio potrebbe andare avanti ore a strillare. E la sua già piccola gola arrossata per il raffreddore e il reflusso, potrebbe ulteriormente peggiorare.

Giorni come questi li cancellerei dal calendario.

domenica 2 gennaio 2011

Mi mancano...

"Vedi..si rimane in piedi, anche se tu non ci credi...".

Il 2011 si è aperto e ho tante cose per la testa; non ho mai fatto grandi propositi, gli anni passati, ma quest'anno, non so perché, inevitabilmente mi vengono in mente tante cose. Cose che vorrei veder realizzate, libri da leggere, viaggi da fare.
Ho tanta tristezza nel mio cuore.
Mai come quest'anno, soffro la distanza dalla mia famiglia, dai miei parenti e dagli amici che ho lasciato nella mia città. Quando mia mamma viene a trovarmi e mi porta i saluti di tutti, i racconti della loro vita, io mi sento come lasciata indietro.
Io, che sono fuggita da là per non soffrire più, ora mi accorgo che non serve a niente fuggire, che le cose, le sofferenze, te le porti comunque dietro.
Certo, sono anche felice qui, ci mancherebbe. Amo mio marito, la mia casa, il mio lavoro, gli amici (anche se pochi) che ho qui. Il mio tran-tran quotidiano. Ma avverto tanto la mancanza di tutte le persone che mi hanno sempre circondata là. Il cui affetto, ora me ne rendo conto, è sempre stato presente.
Vedere mia mamma con mio figlio mi fa sempre sentire una punta di tristezza nel cuore. Penso a quanto poco potranno stare insieme rispetto a quello che avrebbero invece potuto. Meglio di niente, lo so. Ma mi chiedo se non ci sarebbe stato un altro modo, un'altra via...
E sarà forse brutto da dire, ma anche l'affetto che può darmi la famiglia di mio marito non sarà mai come quello della mia famiglia, al di là di tutte le sue mancanze, dei suoi difetti.
E ora magari mi sento ancor più triste perché tra la gravidanza e poi il reflusso di Pagnottella, non sono più stata nella mia città da giugno. E sono sì venuti a trovarmi parenti e familiari ma non tanto quanto avrei voluto.
Vorrei che il 2011 mi portasse una soluzione a questa cosa, ma so che non ne esiste. E che continueremo così. Magari appena Pagnottella sarà più grandicello, riusciremo a riprendere i nostri viaggi là una volta al mese.

Ma in fondo..cos'è una volta al mese? A me sembra un tempo infinitamente poco....